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Ode al pomodoro…

Dopo il post di San Valentino dedicato al cioccolato mi piace l’idea di continuare per questo mese con il tema dell’amore… e quale modo migliore se non attraverso la poesia.

Vi sarà sicuramente capitato di sentire la pubblicità di una nota marca di passata di pomodoro dove le immagini di freschi e rossi pomodori sono incalzate da un testo poetico molto suggestivo. Forse però non tutti hanno fatto caso alla citazione finale, si tratta infatti di “Ode al pomodoro”, una famosa poesia di Pablo Neruda, poeta cileno considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana contemporanea.

Personaggio temuto ed ostacolato dal regime cileno per la sua militanza nel partito Comunista e costretto a lunghi anni di esilio. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1971 ed è stato definito da Gabriel Garcia Marquez come il più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua.

Considerato uno dei poeti d’amore più intensi ha però dedicato molti dei suoi versi anche ad aspetti della vita più semplici e quotidiani come l’amore per il cibo e la cucina. E così tra l’ode al carciofo guerriero, la cipolla da cui sgorga l’unica lacrima senza pena e il vino color del giorno e della notte, riscopriamo la bellezza anche nelle piccole cose.

Sarà che il pomodoro è senza dubbio il mio ingrediente preferito, sarà che non è ancora la sua stagione e per questo sento ancora di più la sua mancanza, ma mi è proprio venuta voglia di rileggere le parole di Neruda, magari mentre già mi immagino qualche nuova ricettina per quest’estate.

 

Ode al pomodoro di Pablo Neruda

La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l’olio,
figlio
essenziale dell’ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l’arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell’estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l’insigne pienezza
e l’abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.

 

 

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