L’ingrediente segreto

Ci sono vite e storie che attendono la loro occasione, il loro ingrediente segreto. Salvo scoprire di essere loro stessi l’ingrediente segreto e trovare nella cucina ciò che manca nella loro vita.

Ci eravamo lasciati con la promessa di raccontare la storia dello chef Niko Romito e di spiegarvi perché mycookingtherapy è così affezionata a questo personaggio.

La storia di Niko Romito, non è semplicemente quella dello chef di un ristorante di grande successo, ma una storia sulla forza della convinzione nel perseguire un sogno e un progetto.

Nel 1998 Niko Romito è uno studente ventiquattrenne di economia e commercio a cui mancano solo 5 esami per laurearsi, vive a Roma e progetta di diventare broker finanziario.

Ma la vita stravolge i suoi piani. Quando il padre si ammala improvvisamente Niko decide di tornare a Rivisondoli, tra i monti dell’Abruzzo, per farsi carico del ristorante di famiglia in attesa che il padre si riprenda. Questo purtroppo non accade e così la scomparsa del padre cambia definitivamente la sua vita. All’inizio pensa di vendere il ristorante e tornare ai suoi studi, ma poi capisce che i progetti di suo padre ora sono diventati i suoi e decide di portarli avanti.

[…] Mio zio quando lo venne a sapere, cercò di dissuadermi […] Sul momento non seppi spiegargli cosa mi spingesse in quella direzione. Sentivo solo che era quella giusta per me. […] Un po’ come mio padre, decisi di inventarmi cuoco e di cominciare a fare qualche esperienza dietro i fornelli. Volevo provare, testare, sperimentare. Uno strano entusiasmo si era impossessato di me e proprio non mi riusciva di contenerlo. […] Sentivo che quel mondo mi apparteneva, e forse il ritorno alle radici, il rispetto per i progetti di mio padre non erano che una scusa inconscia per gettarmi anima e corpo in un percorso nel quale mi riconoscevo sempre di più. […]

L’ingresso in cucina sarà rivelatore per Niko che scoprirà la sua vera strada. La cucina lo ha trovarlo e gli ha rivelato la sua occasione. E lui non esita a coglierla, si butta a capofitto in questa nuova e travolgente passione. Si rimette a studiare, frequenta alcuni corsi incastrandoli nei giorni di chiusura del locale, e poi sperimenta e fa tante prove ai fornelli del locale.

E così il ragazzo che, come racconta lui stesso mangiava mozzarella e ketchup, oggi ha raggiunto i vertici della gastronomia mondiale dimostrando che la passione e la tenacia possono fare la differenza, anche se si percorre un sentiero non collaudato.

Io la trovo una storia incredibile e di grande ispirazione per chi vuole intraprendere il mestiere del cuoco, ma anche per chiunque voglia portare avanti un progetto, un’impresa. Sapere che qualcuno ce l’ha fatta e alla grande, può dare una carica di energia molto forte, perché è un esempio reale che vale più di mille teorie.

E poi è un’ulteriore testimonianza di come la cucina sia in grado di appassionare, unire, far superare momenti difficili e a volte risvegliare qualcosa dentro di noi che non pensavamo di avere.

Nell’Alchimista di Paulo Choelo ho letto una frase che mi ha colpito molto: “Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla”. […] Finora, quando ho voluto fortemente qualcosa, si sono create le condizioni perché si realizzasse […] Perfino le situazioni meno promettenti, quelle in cui tutto sembrava andare storto, si sono rivelate davvero favorevoli, come se il destino avesse voluto guidarmi, mentre io gli permettevo di farlo. […]

Io vi consiglio di leggere tutta la storia di Romito nel libro “Apparentemente semplice. La mia cucina ritrovata” edito da Sperling & Kupfer e spero che vi appassioni come ha fatto con me.

 

 

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