Vi ricordate il calendario dell’avvento? Quello con le caselline numerate dall’1 al 24 dicembre che nascondevano ognuna un cioccolatino o una piccola sorpresa da gustare giorno dopo giorno, aspettando il Natale…

Beh, da domani, anche mycookingtherapy avrà il suo specialissimo calendario dell’avvento che, se vorrete, vi accompagnerà fino al 25 dicembre, regalandovi ogni giorno una piccola idea di cooking therapy!

In perfetto stile mycookingtherapy, ci sarà da cucinare, da leggere, da assaggiare, da condividere e tranquilli, anche qualche golosa coccola da dedicare a se stessi 😉

Allora pronti per cominciare! Ci vediamo domani per aprire la prima finestrella!

 

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“A Road to Mental Health Through the Kitchen” (“una strada per la salute e il benessere mentale attraverso la cucina“), questo il titolo di un servizio pubblicato sul Wall Street Journal già nel 2014 che parla di come la cucina stia diventando sempre più uno strumento utilizzato da centri e cliniche per ricercare il benessere mentale.

Un significativo esempio è la Newport Academy di Bethlehem, un centro di cura per adolescenti nel Connecticut, che utilizza le lezioni di cucina come sostegno nel trattamento dei disturbi mentali e delle dipendenze da sostanze.

Come spiega Patricia D’Alessio, lo chef responsabile delle lezioni, durante le due ore di corso i ragazzi si esercitano nel taglio delle verdure e la seguono nella preparazione di varie ricette, come per esempio la versione sana e casalinga dei loro cibi preferiti. Ma cosa ancora più importante focalizzano la loro mente su qualcosa di positivo. Cucinando, i ragazzi si divertono e distolgono la loro attenzione dai pensieri negativi dettati dalla loro situazione, fanno terapia senza sentirne il peso.

Concentrare la mente in qualcosa di concreto che coinvolge le nostre mani e i sensi, permette di smettere di rimuginare su pensieri negativi, ottenendo una “riattivazione comportamentale“. In cucina le ricette da realizzare sono obiettivi che, una volta raggiunti, possono essere anche condivisi con gli altri, aiutando ad accrescere la fiducia in se stessi e allo stesso tempo la socializzazione. Le persone che soffrono di depressione spesso si sentono socialmente isolate, racconta Helen Tafoya, clinical manager del programma di riabilitazione psicosociale del University of New Mexico Psychiatric Center di Albuquerque, quindi avere un’occasione per stare in cucina o intorno a un tavolo con altre persone può aiutarle ad accrescere la loro sicurezza e le abilità sociali.

Nel trattamento della depressione la cucina può aiutare a superare le fasi di stasi e inattività attraverso comportamenti orientati, con obiettivi da raggiungere, che contrastano la tendenza a procrastinare e l’inattività. Inoltre come sottolinea Catana Brown, occupational therapist a Glendale, in Arizona, imparare a realizzare pasti sani e nutrienti, facendo attenzione anche alle giuste porzioni, può aiutare a contrastare e gestire l’aumento di peso che spesso si associa all’assunzione di farmaci per il trattamento della depressione.

 

 

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Ci sono vite e storie che attendono la loro occasione, il loro ingrediente segreto. Salvo scoprire di essere loro stessi l’ingrediente segreto e trovare nella cucina ciò che manca nella loro vita.

Ci eravamo lasciati con la promessa di raccontare la storia dello chef Niko Romito e di spiegarvi perché mycookingtherapy è così affezionata a questo personaggio.

La storia di Niko Romito, non è semplicemente quella dello chef di un ristorante di grande successo, ma una storia sulla forza della convinzione nel perseguire un sogno e un progetto.

Nel 1998 Niko Romito è uno studente ventiquattrenne di economia e commercio a cui mancano solo 5 esami per laurearsi, vive a Roma e progetta di diventare broker finanziario.

Ma la vita stravolge i suoi piani. Quando il padre si ammala improvvisamente Niko decide di tornare a Rivisondoli, tra i monti dell’Abruzzo, per farsi carico del ristorante di famiglia in attesa che il padre si riprenda. Questo purtroppo non accade e così la scomparsa del padre cambia definitivamente la sua vita. All’inizio pensa di vendere il ristorante e tornare ai suoi studi, ma poi capisce che i progetti di suo padre ora sono diventati i suoi e decide di portarli avanti.

[…] Mio zio quando lo venne a sapere, cercò di dissuadermi […] Sul momento non seppi spiegargli cosa mi spingesse in quella direzione. Sentivo solo che era quella giusta per me. […] Un po’ come mio padre, decisi di inventarmi cuoco e di cominciare a fare qualche esperienza dietro i fornelli. Volevo provare, testare, sperimentare. Uno strano entusiasmo si era impossessato di me e proprio non mi riusciva di contenerlo. […] Sentivo che quel mondo mi apparteneva, e forse il ritorno alle radici, il rispetto per i progetti di mio padre non erano che una scusa inconscia per gettarmi anima e corpo in un percorso nel quale mi riconoscevo sempre di più. […]

L’ingresso in cucina sarà rivelatore per Niko che scoprirà la sua vera strada. La cucina lo ha trovarlo e gli ha rivelato la sua occasione. E lui non esita a coglierla, si butta a capofitto in questa nuova e travolgente passione. Si rimette a studiare, frequenta alcuni corsi incastrandoli nei giorni di chiusura del locale, e poi sperimenta e fa tante prove ai fornelli del locale.

E così il ragazzo che, come racconta lui stesso mangiava mozzarella e ketchup, oggi ha raggiunto i vertici della gastronomia mondiale dimostrando che la passione e la tenacia possono fare la differenza, anche se si percorre un sentiero non collaudato.

Io la trovo una storia incredibile e di grande ispirazione per chi vuole intraprendere il mestiere del cuoco, ma anche per chiunque voglia portare avanti un progetto, un’impresa. Sapere che qualcuno ce l’ha fatta e alla grande, può dare una carica di energia molto forte, perché è un esempio reale che vale più di mille teorie.

E poi è un’ulteriore testimonianza di come la cucina sia in grado di appassionare, unire, far superare momenti difficili e a volte risvegliare qualcosa dentro di noi che non pensavamo di avere.

Nell’Alchimista di Paulo Choelo ho letto una frase che mi ha colpito molto: “Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla”. […] Finora, quando ho voluto fortemente qualcosa, si sono create le condizioni perché si realizzasse […] Perfino le situazioni meno promettenti, quelle in cui tutto sembrava andare storto, si sono rivelate davvero favorevoli, come se il destino avesse voluto guidarmi, mentre io gli permettevo di farlo. […]

Io vi consiglio di leggere tutta la storia di Romito nel libro “Apparentemente semplice. La mia cucina ritrovata” edito da Sperling & Kupfer e spero che vi appassioni come ha fatto con me.

 

 

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10 lezioni di cucina

Buon martedì! È quasi ora di pranzo… e allora eccovi servito un nuovo libro nel piatto perché per avvicinarsi alla cucina e quindi alla cooking therapy si può iniziare anche dalla lettura di un buon libro!

E chissà che “il libro nel piatto” non diventi un appuntamento fisso, visto che (lo confesso 😉) sono un’accumulatrice seriale di libri di cucina. Intendiamoci bene, non intendo solo le classiche raccolte di ricette, ma libri che parlano di cucina, storie legate alla cucina, nuove idee di cucina, magari di grandi chef.

Ed è proprio quest’ultimo il caso di oggi: “10 lezioni di cucina” di Niko Romito un libro solo apparentemente semplice, proprio come la cucina di cui parla.

Niko Romito è lo chef abruzzese del ristorante Reale di Castel di Sangro, che in soli 7 anni ha conquistato ben 3 stelle Michelin e che ho iniziato a conoscere proprio attraverso questa lettura.

Come dice il titolo, si tratta di 10 capitoli, ognuno incentrato su un concetto base di cucina, che ci guida passo passo nella filosofia dello chef: semplicità, stratificazione, evoluzione, equilibrio, archetipo, salute, vegetale, dolce, pane e degustazione.

[…] Ho imparato a essere grato dei limiti – geografici ed economici – con cui mi misuro tutti i giorni: se da un lato mi fanno dormire poco e mi impongono sacrifici immensi, dall’altro mi hanno aiutato ad emergere. Se il mare fosse stato calmo forse mi sarei limitato a fare il morto. […]

[…] Il punto di partenza è la materia prima […] Lavoro sull’ingrediente, cercando di risvegliare una forza centripeta, non centrifuga. Non voglio che l’ingrediente si disperda, ma che esploda in bocca in tutta la sua vitalità. […]

[…] Occorre avete grandissimo rispetto per la materia prima […] Per rispettarla bisogna innanzi tutto conoscerla, vale a dire sapere di cosa ha bisogno per esprimere il meglio di se, ma soprattutto occorre eliminare il proprio ego dall’equazione gastronomica per raggiungere uno stato in cui è la materia prima stessa a comunicare ciò di cui ha bisogno, come vuole essere gestita e preparata. […]

È sicuramente un testo molto utile per gli aspiranti cuochi (come me 😬), ma anche per tutti coloro che sono appassionati di cucina e cercano nuovi spunti di riflessione.

Si può leggere tranquillamente in una serata, infatti è un libricino alto poco più di un centimetro, ma è talmente denso di informazioni che sicuramente sarete tentati di riprenderlo in mano e rileggerlo, per assaporarlo fino in fondo e per coglierne tutte le sfumature, anzi tutti i sapori!

Niko Romito è uno dei protagonisti a cui mycookingtherapy è più affezionata e non solo per la sua visione così personale e innovativa di cucina, ma anche per la sua storia di chef e per il suo non convenzionale ingresso nel mondo della cucina. Ma questa è tutta un’altra storia, quindi… appuntamento al prossimo articolo!

 

 

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