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Oggi voglio proporre uno spunto di riflessione su un aspetto che reputo molto importante:
La cucina come testimonianza della propria identità culturale, ma anche e soprattutto come strumento per l’integrazione.

Sembra una cosa banale, ma imparare a conoscere la cultura gastronomica di un altro popolo assaggiando piatti diversi, a volte anche molto lontani dalle nostre abitudini, ci aiuta ad aprirci all’altro e ci educa a rispettare le diversità.

Spesso infatti sedersi a tavola, in viaggio o semplicemente in un ristorante etnico, è il modo più semplice e diretto di immergersi in una nuova cultura. Anche preparare un piatto della nostra tradizione da condividere può aiutare a farci conoscere meglio da chi non ha le nostre stesse origini.

Sicuramente lo hanno capito bene il piccolo gruppo di professionisti televisivi che si sono riuniti nel 2008 per ideare un nuovo programma di cucina andato in onda su Channel 2 in Israele.

Una serie di 10 puntate con alla conduzione due cuoche che, ognuna nella rispettiva cucina, si confrontavano su ricette e ingredienti.

Fin qui direte, niente di strano… se non fosse che le due donne scelte per il programma erano Tamar Rosen e Amal Fauzi, una istraeliana e l’altra palestinese.

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La serie Good Intentions estremamente coraggiosa e rivoluzionaria è stata diretta da Uri Barbash (film-maker israeliano formato alla London Film School con Mike Leigh negli anni settanta) e prodotta con la collaborazione di The Parents Circle families un’organizzazione che mette assieme famiglie israeliane e palestinesi vittime del conflitto.
Nel corso delle puntate le protagoniste si scambiano consigli culinari, ma soprattutto si confrontano sulla loro vita, sulla famiglia e sulla drammatica situazione politica.

Nonostante gli ostacoli, gradualmente le due donne iniziano a conoscersi, a ridere insieme, imparano l’una dall’altra e si supportano di fronte alle difficoltà e alle opposizioni che incontrano tra amici e parenti nazionalisti.
Il loro è un rapporto fragile messo a continua prova dai drammatici eventi che si susseguono, e che le colpiscono a volte anche molto da vicino, ma è anche la testimonianza della volontà di creare un piccolo ponte di pace.

 

Fonti:

Palestina-Israele: in cucina con il nemico – The Independent 4 luglio 2008 – Donald Macintyre

www.yezirah.com/english/good-intentions

Cucinoterapia – Roberta Schira – Ed. Salani

 

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L’autunno è ormai alle porte, ma complice il caldo e un po’ di crisi post-vacanze, la voglia di estate è ancora tanta. Abbiamo da poco parlato di confort food e allora cosa c’è di meglio di una facile zuppetta fresca per rimanere ancora un po’ nell’atmosfera estiva!

Ecco gli ingredienti:

  • pisellini surgelati
  • ricotta
  • cipollotti freschi
  • menta fresca
  • buccia di limone non trattato
  • olio evo
  • sale e pepe

Non ho messo di proposito delle grammature precise, perché la ricetta è molto semplice e potete prepararla tranquillamente dosando ad occhio gli ingredienti. In questo modo potete cucinare più rilassati, concentrandovi di più sugli ingredienti. Inoltre sarete costretti ad assaggiare di più, cosa fondamentale in cucina che vi aiuterà a sviluppare un maggior senso del gusto per le diverse sfumature di sapore.

Allora si parte!

Affettate finemente il cipollotto e fatelo soffriggere a fuoco molto dolce con un po’ di olio extra vergine di oliva. Se avete paura che bruci, aggiungete un goccino di acqua.

Una volta che si è appassito bene, aggiungete i pisellini, fate insaporire un minuto e poi coprite con acqua o brodo vegetale. Mentre la zuppetta cuoce, mescolate la ricotta con sale, pepe, la buccia di limone grattugiata e le foglioline di menta tritate (potete anche spezzettare la menta a mano per un risultato più grossolano, ma anche più fresco).

Una volta che i pisellini sono cotti, trasferiteli nel bicchiere del minipimer e frullateli aggiungendo il liquido di cottura fino a raggiungere la consistenza che preferite. Aggiustate di sale e lasciate raffreddare. Potete immergere il contenitore in acqua e ghiaccio per fare più velocemente.

Una volta tiepida potete servirla con delle quenelle di ricotta, un giro d’olio e ancora qualche fogliolina di menta.

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Alcuni piccoli suggerimenti:

  • Se volete un gusto più deciso aggiungete del Parmigiano grattugiato al composto di ricotta oppure usate una ricotta di pecora.
  • Per imparare a fare delle quenelle perfette guardate qui!
  • Per un tocco speciale usate il pepe timut al posto del semplice pepe nero. Questa speciale varietà del pepe di Szechuan dona un sapore molto fresco e particolare che ricorda quello del frutto della passione.
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Ego assaggia la ratatouille

Ci eravamo lasciati con la scena di Ratatouille in cui l’inflessibile critico Ego assaggia il piatto preparato apposta per lui dal piccolo chef Remy, la ratatouille appunto.

Nessuno crede che quel piatto così tradizionale e povero potrà impressionare il feroce critico, e invece accade qualcosa di inaspettato. Quel sapore così familiare e casalingo fa catapultare la mente di Ego in uno dei più dolci ricordi d’infanzia, quando la sua mamma gli preparava quello stesso piatto, pieno di sapore e amore. Allora tutte le sue insicurezze e malumori sparivano in un attimo e così anche ora, nel presente, quella ricetta riesce a scaldargli il cuore.

Se ci pensate bene, ci sono molti cibi che hanno la capacità di consolarci o tirarci un po’ su di morale, come la cioccolata, le patatine, una fetta di torta o dei pasticcini… Nella maggior parte dei casi però si tratta di alimenti molto calorici che ci gratificano per un momento e poi ci lasciano con il senso di colpa.

Una soluzione per cedere ogni volta che vogliamo alla coccola del comfort food senza lasciarsi ingannare dall’impulso del momento, potrebbe essere quella di cucinare noi stessi il nostro piatto ricompensa!

Fermatevi un attimo e pensate, tra i vostri ricordi c’è sicuramente un piatto che più di altri è legato ai sapori familiari della vostra infanzia. Magari una zuppa che vi cucinava la nonna o un piatto di pasta che la vostra mamma vi preparava nelle occasioni Speciali.

Ramen

 

Ecco un po’ di indizi che possono aiutarvi nella ricerca: semplicità, familiarità, basso costo, facile da preparare, solitamente un piatto caldo.

In cima alla mia lista c’è sicuramente il minestrone di verdure e così, di conseguenza, un po’ tutte le zuppe hanno questa capacità di rassicurarmi e consolarmi.

Una volta trovata la ricetta non vi resta che provare e se vi va potete condividerla con mycookingtherapy!

 

 

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