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Un paio di settimane fa ho deciso che era giunto il momento di rispolverare il mio inglese e mi sono iscritta a un corso. Ovviamente anche le mie sperimentazioni in cucina hanno iniziato ad orientarsi su un gusto più British… quindi via libera a pancakes, brownies, apple pie, cookies, fish&chips…e così ho pensato: perché non trovare un metodo per cucinare e allo stesso tempo studiare l’inglese…. o qualsiasi altra lingua straniera!

Ecco un po’ di idee che mi sono venute in mente:

Scaricate da internet una ricetta in inglese, meglio ancora se tipica (così sarà ancora più facile immergersi nell’atmosfera 😉) e prima di mettervi ai fornelli cercate di tradurre i vari passaggi e individuate le parole nuove che ancora non conoscevat (io utilizzo wordreference.com come dizionario online). Mentre cucinate cercate di ripetere a voce alta i nomi degli ingredienti man mano che li utilizzate e cercate di spiegare il procedimento, come se steste cucinando davanti a qualcuno. Un po’ come fanno gli Chef in TV! 😬 Mi raccomando partite con ricette semplici perché usando un’altra lingua lo sforzo sarà maggiore!

Il web è pieno zeppo di video ricette in inglese. Io adoro i video Food Tube di Jamie Oliver, danno degli ottimi spunti in cucina e allo stesso tempo vi permette di allenare la comprensione e migliorare la pronuncia.

Se invece volete fare pratica conversando con qualcuno, chiedete a un amico/a di aiutarvi a cucinare e sforzatevi di parlare solo in inglese. Poi godetevi la cena, magari davanti ad un bel film in lingua originale.

Nessuna idea per il week end?… Organizzate un brunch o un happy hour a casa vostra a tema. Unica regola: si parla solo inglese!

Se volete coinvolgere i vostri bambini, scegliete una ricetta semplice e prima di iniziare a cucinare preparate insieme a loro dei cartellini colorati con i nomi in inglese degli ingredienti che userete. Per esempio si presta molto bene a questo gioco una macedonia coloratissima con tanta frutta diversa. Sarà una merenda fresca, divertente e molto istruttiva!

 

Sul web ho trovato un paio di indirizzi davvero molto utili, provate a dare un’occhiata qui:

Mmmenglish è un video corso di inglese davvero molto carino, le video lezioni prendono spunto da temi food per approfondire argomenti di grammatica, espressioni, modi di dire e vocabolario.

Se siete dei tradizionalisti e non volete rinunciare al classico libro di ricette da poter sfogliare, sottolineare e riempire di post it QUI troverete di sicuro quello che fa per voi!

So let’s start your English Cooking Therapy!

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Avete mai sentito parlare di team building? Si tratta di tutte quelle attività extra-lavorative che vengono organizzate dalle aziende per aumentare lo spirito di gruppo tra i suoi dipendenti, favorendo la conoscenza e la collaborazione.

Sempre più spesso il luogo prescelto per organizzare questo tipo di attività è proprio la cucina! Vista come ottima metafora del lavoro in azienda, permette di sviluppare spirito collaborativo, competitivo e dirigenziale.

Se pensiamo alla brigata, il gruppo di lavoro di una cucina più o meno grande, possiamo individuare diverse figure, come lo Chef (il capo) che coordina il lavoro e affida i diversi compiti agli Chef di partita, che a loro volta con l’aiuto dei commis (aiutanti), portano a termine le varie preparazioni.

Ognuno ha un ruolo ben preciso all’interno del gruppo, con compiti e responsabilità, ma il tutto è sempre finalizzato a raggiungere un obiettivo comune che sarà portare a termine il servizio nel migliore dei modi o più semplicemente realizzare una ricetta.

Così anche nella preparazione di un semplice piatto ci sarà un progetto iniziale (ricetta), un budget da rispettare (con cui calcolare la lista della spesa), la divisione dei compiti e le rispettive responsabilità (chi prepara cosa), un timing da seguire (tutti devono essere ben coordinati tra loro) e soprattutto un obiettivo che tutti dovranno aver bene in mente (come dovrà essere il piatto finale?).

Ma non dimentichiamoci che parte integrante delle attività di team building è soprattutto il divertimento

Beh, la cucina permette senza dubbio di sperimentare anche questa parte, non solo nel corso della preparazione, ma anche con la degustazione finale dove ci si potranno scambiare pareri e nuove idee e condividere la soddisfazione per il risultato raggiunto.

Ormai praticamente tutte le scuole di cucina offrono un servizio di “corsi per aziende/gruppi”.

Ecco qui qualche nome in giro per l’Italia:

Accademia Barilla (Parma)

Sale & Pepe Group (Spinea – Ve)

Congusto (Milano)

Gambero Rosso (Roma)

Quindi se lavorate in un’azienda, grande o piccola che sia, perché non provare a proporre una bella serata in cucina per stimolare lo spirito di gruppo! Tutti ai fornelli!!!

 

 

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Febbraio è il mese degli innamorati, San Valentino è ormai alle porte con le sue cenette a lume di candela, regali e regalini, cuori e cuoricini… ma per fortuna c’è lui! Il Signor CIOCCOLATO che viene in soccorso anche di noi poveri single, assillati da tutti quei piccoli cupido che sembrano guardarci un po’ storto dalle vetrine dei negozi e delle pasticcerie 😬

Questa settimana vi propongo quindi una piccola degustazione film+food (ve ne avevo parlato qualche post fa… se non vi ricordate leggete QUI!) perfetta per le coppiette innamorate, ma anche per i cuori infranti e i single convinti, insomma è adatta a tutti!

Il film è “Chocolat(un classico dei classici 😊) e il food? …cioccolato ovviamente!!!

l’idea è quella di sciegliere diversi tipi di cioccolato e in piccole dosi, mi raccomando, degustarli nel corso del film. Ecco qualche suggerimento:

  • Le fave di cacao sono perfette come primo assaggio, le trovate nei negozi specializzati, ma anche in molti supermercati e negozi bio. Si trovano sia crude che tostate, o ancora ricoperte di cioccolato
  • Io preferisco il cioccolato fondente, ma se non volete rinunciare al gusto più morbido del cioccolato al latte ricordatevi di partire sempre da quello con minor contenuto di cacao andando in crescendo (la gradazione vuole quindi bianco, al latte, fondente, etc.) in modo da non alterare l’analisi degli aromi.
  • Portate il cioccolato sotto al naso e cercate di individuare gli aromi primari del cacao e quelli secondari che variano di cacao in cacao (i profumi si sentono più intensamente nella parte dove la tavoletta viene spezzata) Cosa percepite? Vaniglia, caffè, tabacco? O ancora frutti, miele, caramello? Il profumo è un aspetto molto importante perché prepara la lingua al sapore che sta per arrivare.
  • Preferite la qualità alla quantità! Meglio scegliere una piccola tavoletta di grande qualità anche se ci costa un po’ di più.
  • Un assaggio di cioccolato di Modica non può mancare, con la sua consistenza granulosa regala un’esperienza molto particolare al palato (La particolare consistenza del cioccolato di Modica è data dall’assenza del concaggio, cioè una fase della produzione del cioccolato che consiste in un mescolamento intensivo degli ingredienti ad una temperatura controllata e che rende il cioccolato uniforme)
  • Via libera al cioccolato aromatizzato, ma senza esagerare. Partite dai gusti più tradizionali e poi concedetevi 1 o 2 assaggi più strani (es. peperoncino, pepe rosa, arancia…) Oppure provate il cioccolato abbinato con il sale, se non riuscite a trovarlo nei negozi, procuratevi del fleur de sal e mettetene 1 o 2 fiocchetti su un quadratino di cioccolato.

Ecco la mia personalissima degustazione ❤️:

Fave di cacao tostate della Repubblica Dominicana (Maglio)

Dark Chocolate 72% Domori (leggermente speziato)

Cioccolato fondente extra 70% Nero Perugina

Cioccolato fondente Vanini con rosmarino

Cioccolato fondente di Modica (Dolce Modica)

e per chiudere in bellezza… un Cuneese al rum della Domori

 

 

Alla dieta ci pensiamo da domani 😜

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Oggi vi scrivo direttamente… dal mio divano 😩

Ok, l’influenza mi ha costretta a prendere qualche giorno di pausa da pentole e padelle, anche se a dirla tutta non sembra riuscire a intaccare per niente la mia fame 😉 Quindi direi che per evitare di aggiunge un’indigestione al raffreddore meglio distrarsi dedicandosi a un po’ di ricerca sul web!

Partiamo da una notizia che arriva dal Regno Unito: impastare il pane aiuterebbe a combattere lo stress e la depressione. L’interesse dei media è cresciuto grazie alla storia di John Whaite, vincitore del reality televisivo Great British Bake Off. Whaite ha raccontato in un’intervista di aver sofferto di una depressione profonda, così paralizzante da non riuscire più a mettere un piede fuori di casa e ha rivelato come dedicarsi alla panificazione lo abbia aiutato a riaprirsi al mondo.

In Gran Bretagna sembra diventata una vera e propria “moda”, moltissime associazioni e panetterie offrono corsi per combattere lo stress e ritrovare il benessere imparando a fare il pane, ma anche per aiutare le persone ad uscire da un momento difficile come quello della depressione. O ancora per rientrare nella società e nel mondo del lavoro come i laboratori di panificazione per i detenuti.

A Londra esiste una Better Health Bakery, un forno “per sentirsi meglio” che aiuta i malati mentali o le persone depresse a riprendere i contatti col mondo proprio imparando a fare il pane, e in questo modo riprendere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente un libro che preso qualche tempo fa, il cui titolo mi aveva incuriosito: Il libro tibetano del pane di Edward Espe Brown che già nel 1970 sosteneva come impastare e cuocere una semplice pagnotta potesse avere un significato spirituale, mettendoci in contatto con il nostro io più profondo.

Il pane ha bisogno dei suoi tempi, non gli si può mettere fretta. Fare il pane rappresenta qualcosa di concreto in cui impegnarsi, rende tangibile l’amore che mettiamo in quello che facciamo e ci permette di condividerlo, nutrendo al tempo stesso il nostro spirito e lo stomaco degli altri.

[…] Fare il pane può rinnovare il nostro spirito, e in questo modo rinnovare il mondo, i nostri amici e i nostri vicini. Ci riconnettiamo alla terra, alla nostra origine condivisa, alla nostra vita e vitalità comune […] Dedicategli un po’ del vostro tempo: insieme al pane crescerete, maturerete, prospererete e sboccerete.

Al di là dell’aspetto più spirituale io ve lo consiglio perché è un ricettario ricco di spunti e idee non solo per il pane, ma anche per dolci, pancakes e muffin.

Non so voi, ma a me è venuta voglia di fare il pane in casa, non vedo l’ora di stare meglio per provarci! E voi cosa ne dite? 😉

 

 

 

 

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In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante di Brian Tracy su come sviluppare la fiducia in se stessi e raggiungere i propri obiettivi. Una cosa che accomuna le varie teorie sullo sviluppo della fiducia in se stessi e la realizzazione dei propri obiettivi e sogni è sicuramente l’importanza di uscire dalla propria “zona di comfort”.

Secondo gli psicologi infatti l’individuo ha la tendenza naturale ad adagiarsi in una situazione di comportamenti  e prestazioni in cui si sente a proprio agio, una zona in cui tutto è diventato semplice e poco impegnativo. Qui la persona si rilassa e smette di darsi da fare, l’impulso naturale è infatti quello di resistere al cambiamento.

All’inizio può farci sentire a nostro agio, ma piano piano cominciamo a sentirci annoiati, frustrati e infelici. La soluzione è cercare di uscire a poco a poco dalla nostra zona di comfort, attraverso piccole scelte quotidiane che ci portino a sperimentare esperienze nuove. I suggerimenti sono tanti e comprendono anche piccole cose molto semplici come provare per un giorno a fare una strada alternativa per andare a lavoro o ascoltare un genere di musica diversa dal solito. Ma se volessimo vedere la cosa dalla prospettiva della cooking therapy, ci sono tantissime cose che potremmo fare in tema cibo e cucina per rompere la routine e portare qualche piccola novità nella vita di tutti i giorni:

  • Una mattina proviamo a fare una colazione diversa dal solito: se siamo abituati al dolce proviamo una colazione salata come un toast o uova strapazzate e bacon. O più semplicemente cambiamo tazza per bere il caffè.
  • Decidiamo per un giorno di cambiare posto a tavola e godiamoci la nuova prospettiva.
  • Compriamo un nuovo ingrediente, magari che non abbiamo mai assaggiato, o ancora proviamo a cambiare supermercato o negozio per fare la spesa.
  • Sperimentiamo un nuovo ristorante o pizzeria o locale per l’aperitivo.
  • Proviamo una nuova ricetta, magari qualcosa che riteniamo difficile e che un po’ ci spaventa.
  • Assaggiamo qualcosa fuori dalle nostre abitudini: un piatto vegano potrebbe essere qualcosa di totalmente nuovo per un carnivoro convinto oppure un piatto di cucina etnica è perfetto per chi di solito è diffidente verso i sapori poco collaudati. Siate coraggiosi!
  • Un corso di cucina potrebbe essere un ottimo modo per uscire dalla comfort zone, sia che siate alle prime armi, sia che vogliate approfondire un nuovo ambito.

Metterci in gioco su un nuovo fronte ci aiuta ad aprirci a nuove idee, ci mantiene curiosi ed entusiasti come bambini e ci rende più felici. Quindi buttatevi! 

E perché non condividere nei commenti le idee e strategie che vi vengono in mente per uscire dalla vostra zona di food comfort 😉

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Oggi voglio raccontarvi una storia, la storia di una bambina che amava tanto guardare Alice nel Paese delle Meraviglie. Le piaceva da impazzire, lo guardava e riguardava, sembrava non stancarsi mai. E la scena che le piaceva di più era quella in cui il Cappellaio Matto invitava Alice a prendere il tè. Quella tavolata lunghissima, piena di tazze tutte diverse, di dolcetti colorati e biscotti di ogni tipo…

La bambina avrebbe voluto più di ogni altra cosa partecipare a quella festa e così si inventò un modo per condividere con i personaggi l’ora del tè. Prima di iniziare a vedere il film preparò tante tazzine diverse, una accanto all’altra sul tavolino del salotto con vicino dolcetti e biscottini e costrinse la mamma a preparale il tè (deteinato ovviamente, visto che era già abbastanza sveglia 😜). Ora che era tutto pronto per la fatidica scena, poteva finalmente vivere a pieno la sua fantasia e saltare da una tazza all’altra come Alice!

Questo ricordo della mia infanzia, oltre a darmi la conferma che ero un po’ strana già allora 😂, mi ha fatto venire una nuova idea di cooking therapy! Perché non provare a sfruttare il coinvolgimento che proviamo al cinema per gustare un piatto ispirato ad un film… mentre guardiamo proprio quel film!

Sarà capitato a tutti di assaggiare qualcosa di molto buono durante una vacanza, in un paese straniero o comunque in un’occasione speciale per poi riassaggiare la stessa cosa a casa e sentire che il sapore non è proprio lo stesso. Cosa è cambiato? Sarà l’aria diversa, o forse l’acqua…mah…

Sono tanti i fattori che entrano in gioco, ma un ruolo importante sicuramente è rivestito dall’atmosfera che ci circonda mentre mangiamo e da quanto questa ci coinvolge. Sicuramente un film non potrà mai ricreare le stesse sensazioni di una crêpe suzette a Parigi o di una tapas di jamón gustata al mercato di Barcellona, ma potrebbe essere un divertente esperimento da provare, magari per una cena con gli amici diversa dal solito.

Ancora scettici? Provate a bervi un tè guardando Alice nel Paese delle Meraviglie e poi mi saprete dire! Io intanto comincio a pensare a un po’ di abbinamenti cibo/vino…. ah no scusate, volevo dire cibo/film! 😁

… e se vi va potete condividere nei commenti le vostre ricette da abbinare ai vostri film preferiti oppure scrivetemi il titolo del film che vi piace, troveremo insieme il menù più adatto!

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In questi giorni il freddo non dà tregua e per quanto si stia attenti ogni tanto la gola comincia a pizzicare. E cosa c’entra con la cooking therapy direte? Beh ogni occasione è buona per cominciare a mettersi ai fornelli, anche per delle ricette veramente semplici… come quella di una tisana per rinfrancare corpo e spirito.

Gli ingredienti sono tre: zenzero fresco, limone (possibilmente non trattato) e miele (il vostro preferito!).

Mettete a bollire un pentolino d’acqua con le fettine di zenzero pelato (vi ricordate vero che si pela con un cucchiaino?!) e di limone. Non ci sono dosi precise, ma se non amate troppo il sapore un po’ piccante dello zenzero iniziate con 2/3 fettine per ogni persona.

Quando arriva a bollore spegnete e lasciate in infusione per alcuni minuti. Direttamente nella tazza aggiungete un cucchiaino di miele.

Lo zenzero è un antisettico naturale e sarà un toccasana per la vostra gola. Se poi siete ancora un po’ appesantiti dalle feste è ottimo anche per digerire 😉

In questi giorni poi sto leggendo un sacco di cose sul miele. Ne esistono veramente moltissime qualità diverse, perché non cogliere l’occasione di sperimentare un sapore diverso… un’idea per questa tisana potrebbe essere il miele d’arancio!

 

 

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Primo post del 2017! L’arrivo del nuovo anno è sempre un momento carico di buoni propositi e tra questi spesso c’è la voglia di rimettere in ordine tra le nostre cose e buttare via il vecchio per lasciare spazio al nuovo.

In uno dei post di dicembre avevo dedicato una piccola pillola di cooking therapy al “magico potere del riordino e come promesso ecco qui un intero articolo sulle tecniche proposte da Marie Kondo per organizzare una cucina piena di felicità!

Ma facciamo un passo indietro per quelli che non conoscono il metodo giapponese del riordino che Marie Kondo ha trasformato in una professione e a cui ha dedicato due libri, diventati ormai un caso editoriale a livello internazionale: “Il magico poetere del riordino” e “96 lezioni di felicità”.

Secondo Marie Kondo riordinare significa molto di più che fare pulizia in casa, significa fare i conti con noi stessi, sistemando gli oggetti riordiniamo anche la nostra mente.

[…] Lo scopo non è eliminare cose, ma conservare quelle che vi rendono felici. […] Il nostro scopo quando riordiniamo sta nel creare un ambiente pieno delle cose che amiamo.

Ma ritorniamo alla nostra cucina e vediamo come applicare tutto questo a piatti, pentole e padelle!

La cucina non deve essere per forza sempre ordinata e perfetta! Non c’è bisogno di puntare al minimalismo. L’importante è creare un ambiente in cui cucinare sia piacevole. Ma perché sia così non è necessario avere tutto a portata di mano, come spesso si crede. L’importante sarà poter vedere dove si trova ogni cosa e organizzare gli spazi in modo che siano facili da pulire.

1- E importante identificare il nostro ideale di stile di vita.

Cercate un’immagine che rappresenti il più possibile la vostra casa (o nel nostro caso cucina 😉) ideale. Date libero sfogo alla fantasia e non ponetevi limiti. Per non farvi sopraffare dall’indecisione, stabilite un tempo preciso da dedicare alla ricerca, e se avete più riviste sfogliatele tutte insieme, osservare tutte le immagini insieme vi aiuterà a capire cosa vi piace di più.

2- Non tenete nulla sui piani di lavoro e attorno al lavello e ai fornelli.

Mettete il detersivo per i piatti e la spugna nell’armadietto sotto il lavello. Se gli spazi non vi permettono di tenere completamente libero il piano di lavoro cercate almeno di tenere gli oggetti abbastanza distanti da schizzi di acqua e olio. Quando iniziate a cucinare preparatevi tutti gli attrezzi e gli ingredienti di cui avrete bisogno, come una vera mise en place da ristorante. Eviterete movimenti superflui e soprattutto non sporcherete in giro cercando quello che vi serve.

3- I tre KOMONO della cucina: stoviglie e posate, utensili da cucina e cibo

[…] Riunite in un unico punto tutto ciò che appartiene alla stessa categoria, e conservate solo ciò che vi emoziona.

Siete anche voi di quelli che non usano il servizio buono perché lo tengono per un’occasione speciale? Se volete una cucina felice, dovete cambiare abitudine! Provateci! Usate ogni giorno le stoviglie che amate, vedrete che le cose non si rompono tanto spesso come credete. Il discorso vale anche per le tovaglie e gli altri piccoli oggetti che decorano la tavola, come candele, vasetti, sottobicchieri, portatovaglioli… trasformate i pasti in momenti felici!

Infilate gli oggetti simili uno nell’altro.

Sistemate gli oggetti negli scaffali a seconda della frequenza d’uso. Quelli che usate di rado potranno andare in fondo all’armadietto o sullo scaffale più alto.

Se avete più oggetti dello stesso tipo, eliminate i più vecchi e usate i nuovi, sentitevi liberi però di conservare gli oggetti che vi procurano gioia.

Se avete scatole vuote o piccoli contenitori che non usate, utilizzateli come divisori nei casetti per riordinare i piccoli oggetti da cucina come cucchiaini, apribottiglie, stuzzicadenti…

Se siete sommersi dai sacchetti di plastica, riducetene il volume e conservateli in un contenitore rigido non molto grande, così eviterete di accumularne troppi.

Quando riempite il frigo, lasciatene sempre libero un 30% circa per riporre gli avanzi.

Le posate sono il re del komono, perché oltre al cibo e allo spazzolino da denti sono gli unici oggetti che entrano nella vostra bocca. La sistemazione ideale è nel portaposate a scomparti, ma se non avete un cassetto libero, andrà benissimo anche infilarle in una tazza dai bordi alti da tenere nella credenza.

4- Decorare la cucina può aumentare notevolmente il “fattore felicità”.

Non dimenticate di decorare la cucina con qualcosa che vi piace: un vaso di fiori, un quadretto o un soprammobile.

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Allora siete pronti per una cucina piena di felicità? Chissà che poi non decidiate di applicare il metodo Konmari anche al resto della vostra casa, per scoprire il lato luminoso delle cose!

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“A Road to Mental Health Through the Kitchen” (“una strada per la salute e il benessere mentale attraverso la cucina“), questo il titolo di un servizio pubblicato sul Wall Street Journal già nel 2014 che parla di come la cucina stia diventando sempre più uno strumento utilizzato da centri e cliniche per ricercare il benessere mentale.

Un significativo esempio è la Newport Academy di Bethlehem, un centro di cura per adolescenti nel Connecticut, che utilizza le lezioni di cucina come sostegno nel trattamento dei disturbi mentali e delle dipendenze da sostanze.

Come spiega Patricia D’Alessio, lo chef responsabile delle lezioni, durante le due ore di corso i ragazzi si esercitano nel taglio delle verdure e la seguono nella preparazione di varie ricette, come per esempio la versione sana e casalinga dei loro cibi preferiti. Ma cosa ancora più importante focalizzano la loro mente su qualcosa di positivo. Cucinando, i ragazzi si divertono e distolgono la loro attenzione dai pensieri negativi dettati dalla loro situazione, fanno terapia senza sentirne il peso.

Concentrare la mente in qualcosa di concreto che coinvolge le nostre mani e i sensi, permette di smettere di rimuginare su pensieri negativi, ottenendo una “riattivazione comportamentale“. In cucina le ricette da realizzare sono obiettivi che, una volta raggiunti, possono essere anche condivisi con gli altri, aiutando ad accrescere la fiducia in se stessi e allo stesso tempo la socializzazione. Le persone che soffrono di depressione spesso si sentono socialmente isolate, racconta Helen Tafoya, clinical manager del programma di riabilitazione psicosociale del University of New Mexico Psychiatric Center di Albuquerque, quindi avere un’occasione per stare in cucina o intorno a un tavolo con altre persone può aiutarle ad accrescere la loro sicurezza e le abilità sociali.

Nel trattamento della depressione la cucina può aiutare a superare le fasi di stasi e inattività attraverso comportamenti orientati, con obiettivi da raggiungere, che contrastano la tendenza a procrastinare e l’inattività. Inoltre come sottolinea Catana Brown, occupational therapist a Glendale, in Arizona, imparare a realizzare pasti sani e nutrienti, facendo attenzione anche alle giuste porzioni, può aiutare a contrastare e gestire l’aumento di peso che spesso si associa all’assunzione di farmaci per il trattamento della depressione.

 

 

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Ogni occasione è buona per un po’ di cooking therapy, meglio ancora se siamo ad Halloween!

Perché non approfittare della festa “dolcetto o scherzetto” per realizzare dei biscotti a tema insieme ai nostri bambini. Vi assicuro che ne saranno entusiasti e anche voi vi divertirete moltissimo 😉

Cucinare con i bambini è una parte fondamentale della cooking therapy. Possiamo coinvolgerli nella preparazione dei pasti, attirando l’attenzione sugli ingredienti o realizzare insieme a loro delle piccole ricette per stimolare la loro creatività.

Ecco la ricetta base per la pasta frolla:

  • 500 gr di farina 00
  • 300 gr di burro
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1 uovo e 2 tuorli
  • 1 bacca di vaniglia

Fatevi aiutare dai vostri piccoli chef a individuare gli ingredienti e a pesarli!

Tagliate il burro a cubetti e lasciatelo un po’ ammorbidire a temperatura ambiente. Aggiungete tutta la farina e lo zucchero e lavorate velocemente il composto. Poi quando sarà diventato granuloso passatelo tra le mani strofinando i palmi, fino a ottenere una consistenza  simile alla sabbia.

Tagliate per la lunghezza la bacca di vaniglia ed estraete i semini profumati raschiandola con il dorso del coltello. Aggiungeteli alle uova leggermente mescolate e unitele al composto. 

Ora lavorate l’impasto molto velocemente e formate un panetto (se non avete la planetaria, preparate il composto in una ciotola e poi lavoratelo velocemente sul tavolo per formare il panetto).

Schiacciatelo e copritelo con la pellicola. La frolla dovrà riposare in frigo per almeno 1/2 ora.

Una volta riposata, lavorate leggermente la pasta per renderla di nuovo elastica. Stendetela con il mattarello fino a uno spessore di 1/2 cm (non fateli troppo sottili perché dovranno resistere alle varie fasi di decorazione!) e tagliateli con delle formine a forma di zucca, pipistrello o fantasmino.

Se non avete gli stampini, potete utilizzare del cartoncino ricoperto di carta stagnola per realizzare delle sagome personalizzate home made da ricalcare. Date un’occhiata QUI!

A seconda dell’età, i bambini potranno stendere la pasta e tagliare i biscotti, ma se sono troppo piccoli, potete realizzare in anticipo i biscotti e farli raffreddare, in modo da avere tutto pronto per la decorazione.

Ecco alcune idee adatte a diverse età:

* spennellate i biscotti con del miele e poi cospargeteli con codette colorate, nocciole tritate, scaglie di cioccolato o cocco. Potete anche applicare dei confettini colorati tipo smarties per fare gli occhi oppure dei pinoli per i denti di uno spaventoso teschio.

* preparate una glassa con acqua e zucchero a velo o albume e zucchero a velo (mi raccomando usate l’albume pastorizzato in vendita in tutti i supermercati). Potete stenderla con un cucchiaino o metterla in un biberon di plastica (tipo quello del ketchup che si vede nei fast food) per fare dei disegni più particolari. Per esempio l’omino pan di zenzero che usate a Natale può diventare una simpatica mummia.

* Allo stesso modo potete preparare una glassa di cioccolato, sciogliendo una tavoletta con un po’ di burro o un goccio di panna e disegnare gli occhi e la bocca delle zucche.

* I più esperti possono sbizzarrirsi con la pasta di zucchero!

E mentre aspettate che la pasta riposi o che i biscotti si raffreddino, perché non realizzare qualche sagoma di cartoncino da applicare a cannucce o bicchieri e rendere così la merenda di Halloween ancora più speciale.

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