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Oggi, come ogni quarto giovedì di novembre, si festeggia negli Stati Uniti il giorno del Ringraziamento, una delle feste più tradizionali e sentite oltreoceano.

E se in origine i padri pellegrini ringraziavano il Signore per il raccolto dell’anno, ora il Thanksgiving day rappresenta un momento per ripensare alle cose buone ricevute nel corso dell’anno, una giornata da passare in famiglia o con le persone più care.

Ovviamente i festeggiamenti ruotano attorno alla tavola: si va dal classico tacchino, alla zucca preparata in mille modi, dal pane di mais, alla salsa di mirtilli.

Certo questa festa non fa parte della nostra tradizione e il tacchino ripieno è decisamente troppo impegnativo per una cena del giovedì sera 😅… però ispirandomi ad un tipico piatto americano come sono le patatine fritte, mi è venuta un’idea per un contorno in perfetto stile “giorno del Ringraziamento” velocissimo da preparare, che sono sicura piacerà a grandi e piccini 🙂

Stick croccanti di zucca o “finte patatine” 😉

Dosi per 4 persone (moooolto indicative… diciamo che più ne fate e meglio è!)

350 gr. di zucca

2 albumi

pan grattato qb

olio extravergine di oliva qb

sale

semi di sesamo qb

 

Procedimento

Pelate la zucca e tagliatela a bastoncini di circa 5×1 cm, passateli nell’albume e poi in una panatura di pan grattato che avrete condito con un po’ di olio, un pizzico di sale e semi di sesamo. Ponetele un po’ distanziate su di una teglia ricoperta di carta forno e infornate a 200 gradi per 5 minuti. Controllate la cottura della zucca con una forchetta e se volete che la crosticina esterna sia un po’ più croccante, passate per un minuto alla funzione grill.

Queste “patatine” sono molto sfiziose e una tira l’altra, ma essendo fatte con la zucca sono sicuramente meno caloriche di quelle tradizionali. Potete servirle con un hamburger se volete rimanere in tema USA oppure abbinarle al vostro secondo piatto preferito. Potete accompagnarle con del ketchup o con una salsina light di yogurt greco e senape.

E adesso, mentre vi gustate i vostri stick, non vi resta che pensare a una cosa per cui siete grati dell’anno trascorso e festeggiare il vostro personalissimo giorno del Ringraziamento!

Un buon Thanksgiving day da mycookingtherapy!

 

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Lorena Loriato è una chef e insegnate di cucina crudista. Quando l’ho conosciuta (in palestra 😊) un po’ di anni fa, lavorava nel campo musicale, organizzava eventi e concerti per un noto club musicale. Si trovava in un momento di grande fermento e di lì a poco avrebbe portato parecchi cambiamenti nella sua vita. Prima di tutto avvicinandosi all’ambito vegano crudista e poi prendendo la decisione di lasciare il lavoro e l’Italia per intraprendere una nuova avventura.

Nel 2012 si trasferisce a Londra dove impara non solo le tecniche della cucina crudista, ma anche un metodo di insegnamento per poter trasmettere agli altri questo approccio al cibo. Da’ quindi il via alla sua attività lavorando come chef e organizzando corsi di cucina crudista sia in UK che in Italia.

Dopo 4 anni si trasferisce in Kuwait, questa volta la sfida è avviare un locale completamente crudista, il Super/Foods

Ed ora che Lorena si sta preparando per la prossima tappa, che potrebbe essere chissà, forse di nuovo in Europa, non potevo lasciarmi scappare l’occasione di incontrarla e raccontare la sua esperienza.

Eccovi qui di seguito una piccola intervista dove scopriremo un po’ di più su di lei e soprattutto sul raw food:

Che cosa ti ha spinto a cambiare radicalmente vita e lavoro e ad entrare nel mondo del food?
E’ stato l’ascolto. E’ venuto in modo naturale. Credo che tutti noi siamo in continuo movimento ed io in particolar modo ho bisogno di non sentirmi mai stagnante. Una volta credevo che il mio “annoiarmi facilmente” fosse un difetto, poi ho capito che faceva parte della mia spinta a crescere e scoprire sempre.
Anche quella volta, ho ascoltato tutti i segnali che la vita e il mio corpo mi stavano dando. A causa (o forse per merito!) dei disordini alimentari di cui ero preda, avevo sperimentato molti approcci al cibo dalla pre-adolescenza in poi. Il cibo rimaneva il mio chiodo fisso, ma se prima era una fobia,  gradualmente stava diventando un amico da accettare e capire. E più mi nutrivo in modo naturale, più anche le mie aspettative verso l’esterno cambiavano. Non mi sono andati più a genio certi meccanismi della vita lavorativa che conducevo, ed essendo il mio interesse ormai rivolto altrove, sentivo di non apportare più nessun contributo al mio lavoro.
Non intendevo entrare nel mondo del food ma nel mondo del crudismo si! E’ vero, il mio approccio al crudismo è  fatto anche di ricette, ristornati, ecc… ma è prima di tutto uno stile di vita ed è questo che voglio trasmettere e insegnare.

Cosa significa mangiare raw? Perché hai scelto proprio il raw food?
Mangiare raw significa scegliere di alimentarsi con cibo di origine vegetale che è stato lavorato poco o per nulla e comunque che non ha superato nel processo di lavorazione la temperatura di 42-46 gradi. Oltre questa temperatura, si perde la maggior parte dei principi nutritivi del cibo.
Mangiare raw significa anche cambiare, avvicinarsi in modo spontaneo ad uno stile di vita più sano, più delicato e sensibile verso l’ambiente.
E’ stato il raw food a scegliere me. Quella volta che, cambiando casa, mi sono ritrovata nel nuovo appartamento senza cucina per due settimane! Non volevo cedere a tonno in scatola e grissini, così ho iniziato a mangiare frutta, verdura e frutta secca. Nel giro di qualche giorno mi sono ritrovata ad essere “gioiosa”. Proprio così! Non soltanto non mi sentivo affamata o debilizzata, ma al contrario ero super energica e felice. Ribadisco il concetto di felicità perché finalmente, dopo quasi trent’anni, ho sentito nuovamente il suono della mia risata. Le persone che soffrono o hanno sofferto di depressione lo sanno che per quanto si riesca a migliorare, rimane sempre quella “patina”, quel velo che ci offusca un po’ le giornate, che ci frena nel vivere appieno la bellezza della vita. Ce l’avevo anche io, fino a quando ho incontrato l’alimentazione crudista.

Qual è la cosa che ami di più del tuo nuovo lavoro?
Sicuramente la possibilità che mi da di influenzare positivamente la vita di chi incontro. Mi sono resa conto che ho ispirato delle persone a volersi più bene e ad essere più coraggiose. Una volta tolto quel velo di tristezza dalla mia vita, sono cambiate tantissime cose. Tutto di riflesso è migliorato. Mi sono sentita più forte e sicura ed ho fatto delle scelte che sicuramente prima non avrei osato fare: lasciare il lavoro senza un piano B, trasferirmi all’estero senza piani (ma con in testa il crudismo), buttarmi insomma, senza lasciare spazio alla “scusite” 😉

Grazie ai social diverse persone hanno seguito la mia evoluzione ed ho ricevuto tanti tanti tanti messaggi di amici ma anche di sconosciuti che hanno preso spunto per provare a cambiare alimentazione o situazioni con cui non erano più in sintonia.
Probabilmente mi aiuta anche il mio approccio moderato. Ho sperimentato personalmente che le misure estreme non fanno bene né al corpo né allo spirito (almeno il mio).

C’è un ricordo/episodio legato alla cucina a cui sei particolarmente affezionata e perché?
Provengo da una famiglia in cui la cucina non riveste un ruolo particolarmente importante. Ci piace mangiare ma abbiamo gusti decisamente non elaborati.
Più che un ricordo, c’è un’immagine a cui sono affezionata: I miei nonni paterni coltivavano verdura e piante da orto che poi rivendevano ai mercati da cui si rifornivano i fruttivendoli. Quindi in casa da sempre abbiamo avuto verdura a volontà. A tavola noi 4 avevamo sempre, oltre al piatto principale, anche una ciotola a testa di verdura cruda.

Dalla tua esperienza, come è percepito il raw food in Italia rispetto ai paesi dove hai vissuto?
E’ percepito con curiosità anche se rimane la sensazione della rinuncia, come anche per la cucina vegana. Solo la vegetariana è accettata e non contestata più di tanto.
In Italia c’è una tradizione alimentare antica e incredibile, a mio avviso la migliore al mondo. Questo fa si che ci sia anche una sorta di “gelosia” del proprio tesoro. C’è il timore che se si introduce qualcosa di nuovo si debba per forza rinunciare a qualcos’altro. Non è affatto così. Mangiare crudo è un’opportunità in più, un’opzione che si può aggiungere alle tante squisite ricette della cucina tradizionale italiana.
A Londra non c’è questa chiusura perché “non hanno nulla da perdere”. Hai mai visto un ristorante di cucina inglese all’estero?
In Medioriente… seguono le mode. Fortunatamente il raw food è molto in voga negli Stati Uniti e quindi viene recepito bene anche nei Paesi del Golfo. Non credo che tutti abbiano chiari i benefici alla salute che questo stile alimentare porta con sé, ma è irrilevante. Nel senso che se anche mangiano crudo solo per moda non importa, di fatto migliorano la loro alimentazione e impattano meno sull’ambiente, e questo è già un successo.

E’ possibile per un non-crudista inserire alcuni piatti raw nella dieta di tutti i giorni e trarne alcuni benefici?
Certo! Io stessa non mangio solo crudo. Quello che consiglio a chi vorrebbe provare è scegliere il pasto della giornata in cui gli verrebbe più naturale e semplice mangiare crudo e provarci. Tanti iniziano con la colazione, sostituendo il caffè, pane e marmellata con un frullato verde (ci sono tante ricette online e una ve la voglio regalare qui 😉) o con un mix di frutta fresca e secca.
Io personalmente troverei più semplice mangiar crudo per cena perché mangiare leggero mi fa dormire meglio, mi sveglio più riposata e, di conseguenza, non sento la necessità di bere un caffè la mattina seguente per iniziare la giornata. Quindi un doppio successo!

Beh, cosa aggiungere alle parole di Lorena… Io di certo non sono vegana e nemmeno vegetariana, ma non posso negare di essere molto incuriosita e attratta dalle diverse prospettive che ruotano attorno al cibo. La cucina si sa è contaminazione, di idee, di ingredienti, di tecniche. Quando poi capita di incontrare qualcuno che ci può presentare un altro punto di vista in modo così naturale, disponibile e aperto come è capitato a me con Lorena, è davvero una fortuna. Io sicuramente proverò ad aggiungere una parte di crudismo alle mie giornate, magari proprio dalla colazione, perché di energia ce n’è sempre bisogno, soprattutto la mattina! E voi siete incuriositi? Volete provare? …allora iniziate da questo semplice frullato che Lorena ci ha voluto regalare:

 

My Green Smoothie

Ingredienti
1/2 avocado
1 manciata di spinaci
5 cm di gambo di sedano
200 ml di estratto o di succo di mela non zuccherato
1 cucchiaio di foglie di menta (d’estate)
1 cm di radice di zenzero sbucciata (d’inverno)
1/2 lime succo 

acqua qb

Istruzioni
Frullate assieme il sedano, il succo di mela, l’avocado ed il succo di lime. Aggiungete gli spinaci e la menta o lo zenzero a seconda della stagione: la menta rinfresca per cui la consiglio d’estate, lo zenzero riscalda e lo preferisco d’inverno. Se non avete l’estrattore o il succo di mela potete frullare direttamente 2 mele lavate assieme al resto degli ingredienti (cambieranno il volume e la consistenza del frullato).

A seconda della fluidità che preferite, potete aggiungere acqua.

Un consiglio: preferite le mele biologiche!

Potete seguire Lorena su:

www.lorenaloriato.com

Facebook: Lorena Loriato

Instagram: Lorena Loriato

 

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Ieri ha preso il via la 74 Mostra Internazionale d’Arte Cinematrogafica organizzata dalla Biennale di Venezia che si terrà al Lido di Venezia fino al 9 settembre.

E per rendere omaggio a questa importante manifestazione che porta l’attenzione del panorama artistico internazionale sul nostro territorio, ecco un libro molto carino, da cui prendere spunto per realizzare tante sfiziose ricette ispirate ai film piu famosi.

“Il gusto del cinema internazionale” della giornalista e scrittrice Laura Delli Colli – Cooper Editore.

È una raccolta di oltre 100 ricette, ognuna abbinata alla scheda del film a cui si ispira. Si passa dal soufflé al formaggio di Sabrina, agli spaghetti con polpette di Lilli e il vagabondo. Dalla crème brûlé de Il favoloso mondo di Amelie ai pomodori verdi fritti dell’omonimo film.

E se il vostro film preferito non compare nella lista? Potete sempre aggiungerlo voi! Lasciatevi ispirare!

Spesso nei film ci sono tanti riferimenti più o meno evidenti a cibi, piatti o ricette che potete realizzare a casa, per gustare davvero fino in fondo la storia, perché come dice l’autrice “esistono piatti da mangiare con gli occhi e film da gustare con il palato…”

Quindi buona settimana del Cinema e… buon appetito! 😉

 

 

 

 

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Sotto il cielo, sotto il cielo,

di Berlino, di Berlino,

mi mangio mezzo panino… e non ci penso più

Cosi cantano i Thegiornalisti, ma a dir la verità nella mia settimana berlinese ho mangiato molto di più di “mezzo panino” 😜

Ecco quindi i miei personalissimi suggerimenti (tutti testati!) su dove mangiare a Berlino:

 

1- non fatevi scappare lo street food!

Per me ormai è una regola: ogni volta che visito una nuova città, almeno una tappa la dedico al cibo di strada, perché penso che non ci sia niente di meglio e più diretto per entrare in contatto con la cultura gastronomica di un luogo. E guarda caso proprio nella zona del mio hotel, vicino la Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche (Chiesa commemorativa dell’Imperatore Guglielmo) ho trovato un fantastico mercatino con tutte le specialità locali, non poteva andare meglio di così: il famoso panino (più doppio che mezzo 😂) con würstel, crauti e senape e poi delle patate arrostire e ricoperte con una fantastica salsina allo yogurt.

 

2- sapori dal mondo


Come tutte le grandi capitali, anche Berlino è diventata una città cosmopolita che offre la possibilità di assaggiare le cucine più disparate e così per la prima cena scegliamo il Cocolo Ramen – Mitte. Un posticino piccolo, ma molto accogliente. Non fatevi spaventare dalla fila fuori, aspettare un po’ è una consuetudine nei ramen bar, ma ne vale la pena. Se è possibile sedetevi al bancone così potrete osservare i cuochi al lavoro!

 

3- cucina ebraica

Non perdetevi lo Scheunenviertel, una delle zone più antiche e carismatiche della città, anima della comunità ebraica berlinese. Proprio qui a due passi dalla nuova Sinagoga, potrete gustare un’ottima cucina kosher da Hummus & Friends! Ovviamente non potere non assaggiare l’hummus… ma vi consiglio anche il bulgur alle verdure e la melanzana ripiena!

 

4- per stare leggeri

Sempre in tema hummus & co, ma più adatto per un pranzetto veloce è Hope Superfood Deli, a due passi da Kaiser Wilhelm Platz nel quartiere Schoneberg. Adatto per vegani, vegetariani e celiaci.

 

5- pausa zen

La tappa noodle house non era prevista, ma vi assicuro che non è possibile passare davanti a The tree e non entrare. Lasciandoci alle spalle Bernauer Strasse, luogo cruciale per il muro di Berlino che ospita oggi un sito commemorativo estramente toccante, percorrete Brunnenstrasse per tornare in centro e fermatevi in questa oasi. Una volta varcata la soglia vi sembrerà di essere catapultati in un giardino zen, l’atmosfera è quasi irreale.I noodle sono ottimi, il personale sorridente e i prezzi molto abbordabili, una pausa rigenerante da non perdere!

 

5- la tradizione

Per l’ultimo suggerimento torniamo sul classico. È ora di cena e siamo sempre nel quartiere Scheunenviertel, sempre vicino alla nuova sinagoga, ma dalla parte opposta di Hummus&Friends. Lungo Oranienburger strasse troviamo Acht&dreissig, cucina tedesca e ambiente ricercato. I prezzi sono leggermente più alti, ma il rapporto qualità prezzo è ottimo e il servizio molto accurato. Noi abbiamo optato per un sostanzioso piatto unico: Wiener Schnitzel con patate e una fresca insalata di cetrioli. Il tutto abbinato ovviamente a una freschissima birra! Non potevamo concludere in modo migliore il nostro viaggio a Berlino…

 

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[…] Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. […] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

Vi capita mai che un cibo vi faccia affiorare un ricordo in maniera così forte da rimanere impresso nella mente, un pensiero che faccia venire voglia di chiudere gli occhi e farvi trasportare completamente da quel sapore e da quel profumo come se la sensazione che provate sotto i denti vi potesse portare realmente in quel ricordo.

A me capita in continuazione, soprattutto d’estate, come quando l’altro giorno stavo mangiando dell’anguria fresca per trovare un po’ di sollievo da questo caldo.

Mi sono ricordata improvvisamente delle sere d’estate della mia infanzia, quando ci si riuniva tutti nella casa di campagna di mio zio per cenare in compagnia. Noi bambini aspettavamo sempre con entusiasmo il momento in cui ci si spostava in giardino per il taglio dell’anguria… o meglio del cocomero (come lo abbiamo sempre chiamato a casa mia 😉).

Si mangiava tutti insieme, con le mani, addentando la fetta senza remore, senza la preoccupazione di sporcarsi, un vero momento di relax per tutti, anche per chi aveva cucinato, apparecchiato, sparecchiato… con l’anguria tutti si sedevano e si rilassavano.

Si potrebbe dire che la fetta di anguria aveva un potente effetto social!

Forse oggi abbiamo un po’ perso quello spirito di semplicità, presi dalla ricerca di sempre nuove ricette, nuovi modi di sorprendere, elaborando e rielaborando tutti i cibi (eccomi qua, sono la prima colpevole! 😜).

Magari ogni tanto dovremmo cercare di riscoprire il bello di condividere il cibo, di mangiare insieme, in semplicità, proprio come una bella fetta di anguria… perché ricordatevi che l’anguria è SOCIAL!!! 

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“Che stress dover cucinare tutti i giorni”, “Non mi piace proprio cucinare”, “sono un disastro in cucina”, ” io odio cucinare”… quante volte mi sono sentita ripetere queste frasi.

Cucinare tutti i giorni, tre volte al giorno, magari per una famiglia numerosa, può diventare stressante, lo capisco. Anche io alcune volte non ho proprio voglia di mettermi ai fornelli e così finisco per smangiucchiare qualcosa qua e là.

Ma proviamo a cambiare prospettiva, stacchiamoci dall’idea del cucinare come dovere quotidiano e proviamo a pensare la cucina come una qualsiasi attività ricreativa con cui distrarsi per un paio d’ore, divertirsi ed esprimere se stessi.

Non è necessario dedicarsi a ricette complesse, scegliete qualcosa alla vostra portata che vi permetta di cucinare serenamente, avrete poi tutto il tempo per aumentare il livello di difficolta, se ne avrete voglia.

Anche questo è il bello della cucina, ci sono ricette adatte a tutti, dai principianti, a chi vuole cucinare con i bambini, fino a chi si sente uno chef provetto. Per chi vuole dedicare una giornata intera ai fornelli, ma anche per chi ha solo una mezz’oretta di tempo. E poi pensate un po’, nella nostra cucina possiamo permetterci di sbagliare 😉, ricominciare da capo se ne abbiamo voglia o aggiustare in modo creativo un errore, non deve essere tutto perfetto!

Tutti noi abbiamo bisogno di esprimerci, aggiungere qualcosa di creativo alla nostra routine quotidiana, se dipingere o suonare uno strumento sono idee molto belle, ma spesso non alla portata di tutti, la cucina invece è lì, una in ogni casa, sempre aperta, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

L’idea di mycookingtherapy è proprio questa, rendere la cucina un’attività alla portata di tutti, a cui possiamo ricorrere facilmente per scaricare lo stress accumulato durante la giornata o distrarci da qualche preoccupqzione.

Non sottovalutate la soddisfazione che può darvi partire da una serie di semplici ingredienti e alla fine ottenere un piatto finito, qualcosa che prima non c’era, che avete creato voi con le vostre mani.

E sono sicura che piano piano riuscirete a trasmettere questa positività anche nella cucina di tutti i giorni! 😉

 

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Come vi avevo promesso ecco qualche semplice trucchetto per mantenere vivo e brillante il colore delle vostre verdure cotte e preparare così dei piattini sani ancora più invitanti!

Spesso a casa quando si preparano le verdure bollite, si lasciano cuocere a lungo nell’acqua e poi si scolano e si lasciano raffreddare lentamente. Vi suona familiare?

Tranquilli siete in buona compagnia, quasi tutti fanno così 😜 In realtà però questo modo di procedere ha una serie di svantaggi. Per prima cosa una cottura troppo prolungata in acqua fa perdere ai vegetali troppe sostanze nutritive rendendo la loro consistenza molliccia. Avremo così nel piatto delle verdure dal colore spento che tendono a sfaldarsi… direi non molto invitanti, soprattutto per i bambini 😕

La soluzione in realtà è semplice:

Partiamo dalla cottura. Accorciamo un po’ i tempi, prendiamo spunto dalla pasta e scegliamo una cottura al dente! Il buono delle verdure sta anche nella loro consistenza un po’ croccante che stimola il palato, come per esempio avviene nella cottura saltata al wok!

Per una buona cottura omogenea è molto importante tagliare le verdure in pezzi più regolari possibile in modo che si cucinino tutti allo stesso modo.

Ogni verdura richiede tempi leggermente diversi, affidatevi al vostro gusto e assaggiate sempre, oppure fate la “prova forchetta”: provate a infilzare un pezzo di verdura con una forchetta o la lama di un coltello, se entra facilmente con una leggera pressione, ci siamo!

Colore sempre brillante! Se preparate delle verdure bollite che non vengono servite immediatamente, un semplice trucchetto per mantenere il colore è quello di farle raffreddare velocemente immerse in acqua e ghiaccio. In questo modo la cottura si blocca e i colori si fissano.

Il ghiaccio ha un’importanza fondamentale in cucina! Consideratelo come un ingrediente di base vero e proprio che non deve mai mancare. Oltre che per raffreddare le verdure cotte, funziona benissimo anche con quelle crude. Se state preparando un pinzimonio, man mano che tagliate carote, sedano e finocchi, immergeteli in acqua e ghiaccio per mantenere i colori brillanti e una consistenza fresca e croccante!

Aggiungetene qualche cubetto anche nel frullatore per preparare frullati e succhi di frutta e verdura dal colore sempre invitante, ma anche per un pesto verde brillante e non ossidato.

Cosa significa “sbianchire” le verdure?

Anche le verdure in padella spesso perdono colore e consistenza rendendo i contorni poco invitanti.

Nelle cucine dei ristoranti si fa spesso la “sbianchitura” che consiste semplicemente nell’immergere le verdure crude per alcuni decine di secondi in acqua bollente salata per poi raffreddarle in acqua e ghiaccio.

Una sorta di cottura preliminare che ci permette non solo di fissare il colore, ma anche di preparare in anticipo la ricetta per poi finirla più velocemente in padella insaporendo le nostre verdure come più ci piace, anche semplicemente lucidate con un filo d’olio extra vergine.

La sbianchitura è utilissima anche per togliere la pelle ai pomodori: lasciate bollire per 20 secondi, raffreddate e il gioco è fatto!

E infine una spruzzata di limone: Il limone è un perfetto antiossidante da spruzzare sulla frutta tagliata o sull’avocado per non farli annerire! Man mano che pulite i carciofi, conservateli in una ciotola piena d’acqua con mezzo limone spremuto dentro, li aiuterà a non annerire.

Ora siete pronti per un menù a tutto colore!!!

 

 

 

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Oggi si inaugura una nuova sezione di mycookingtherapy, tutta dedicata ai bambini! Con tanti spunti su come preparare piatti adatti al loro gusto, idee e suggerimenti per farli mangiare un po’ di tutto (…comprese le verdure!), ma  soprattutto una cookingtherapy speciale per coinvolgerli in cucina!

Ma partiamo subito con il primo articolo, per capire che cosa influenza i bambini quando si trovano davanti a un piatto!

Spesso i bambini proprio non ne vogliono sapere di mangiare quello che hanno nel piatto e così noi adulti insistiamo, ci agitiamo, ci arrabbiamo, ma poi finiamo per arrenderci. Ma cosa si potrebbe fare per attrarli maggiormente e convincerli a mangiare anche quella verdura di cui proprio non ne vogliono sapere?

Uno studio del 2011 della Cornell University si è occupato proprio di questo, indagando cosa attrae visivamente i bambini e che tipo di presentazione del cibo può influenzare le loro scelte.

23 bambini (pre-adolescenti) e 46 adulti sono stati messi di fronte a una serie di foto con diverse combinazioni di cibi che variavano secondo il numero di alimenti, il loro posizionamento nel piatto, i colori, l’organizzazione, ecc…. per testare le loro preferenze.

Proprio come noi adulti, anche i bambini mangiano prima con gli occhi, ma a differenza nostra che siamo attratti da portate con al massimo tre colori, amano ancora di più la varietà quindi piatti con tanti elementi e almeno 6 colori diversi! Secondo gli autori questa preferenza per la diversità rappresenta un punto fondamentale che può aprire nuove opportunità per favorire una dieta più variata dal punto di vista nutrizionale.

Per stimolare ancora di più la loro attenzione si può poi posizionare il cibo nella parte anteriore del piatto, quella di fronte a loro, meglio ancora se si riesce a creare delle semplici raffigurazioni come un sorriso o la forma di un cuore.

Secondo Brian Wansink, professore di marketing alla Cornell Dyson School di Economia Applicata e Management, questo studio mostra come ci sia la possibilità di rendere più attraenti anche i cibi meno amati dai bambini.

Quindi stasera a cena, via libera a colore e creatività!

 

Se non sapete da dove cominciare, provate con le formine taglia biscotti (ce n’è almeno una in ogni casa :)) per dare una forma diversa al pane, al prosciutto o ad una fetta di formaggio. Se non sono fatte di plastica potete anche usarle come stampino per cuocere le uova o ancora più semplicemente per impiattare alimenti più morbidi come la ricotta o del purè!

Per mantenere vivi e brillanti i colori, soprattutto delle verdure cotte, c’è da fare un po’ di attenzione in cottura. Non preoccupatevi, nel prossimo articolo vi darò qualche semplice suggerimento per mettere nel piatto  verdure sempre coloratissime e invitanti!

 

 

 

 

 

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Un paio di settimane fa ho deciso che era giunto il momento di rispolverare il mio inglese e mi sono iscritta a un corso. Ovviamente anche le mie sperimentazioni in cucina hanno iniziato ad orientarsi su un gusto più British… quindi via libera a pancakes, brownies, apple pie, cookies, fish&chips…e così ho pensato: perché non trovare un metodo per cucinare e allo stesso tempo studiare l’inglese…. o qualsiasi altra lingua straniera!

Ecco un po’ di idee che mi sono venute in mente:

Scaricate da internet una ricetta in inglese, meglio ancora se tipica (così sarà ancora più facile immergersi nell’atmosfera 😉) e prima di mettervi ai fornelli cercate di tradurre i vari passaggi e individuate le parole nuove che ancora non conoscevat (io utilizzo wordreference.com come dizionario online). Mentre cucinate cercate di ripetere a voce alta i nomi degli ingredienti man mano che li utilizzate e cercate di spiegare il procedimento, come se steste cucinando davanti a qualcuno. Un po’ come fanno gli Chef in TV! 😬 Mi raccomando partite con ricette semplici perché usando un’altra lingua lo sforzo sarà maggiore!

Il web è pieno zeppo di video ricette in inglese. Io adoro i video Food Tube di Jamie Oliver, danno degli ottimi spunti in cucina e allo stesso tempo vi permette di allenare la comprensione e migliorare la pronuncia.

Se invece volete fare pratica conversando con qualcuno, chiedete a un amico/a di aiutarvi a cucinare e sforzatevi di parlare solo in inglese. Poi godetevi la cena, magari davanti ad un bel film in lingua originale.

Nessuna idea per il week end?… Organizzate un brunch o un happy hour a casa vostra a tema. Unica regola: si parla solo inglese!

Se volete coinvolgere i vostri bambini, scegliete una ricetta semplice e prima di iniziare a cucinare preparate insieme a loro dei cartellini colorati con i nomi in inglese degli ingredienti che userete. Per esempio si presta molto bene a questo gioco una macedonia coloratissima con tanta frutta diversa. Sarà una merenda fresca, divertente e molto istruttiva!

 

Sul web ho trovato un paio di indirizzi davvero molto utili, provate a dare un’occhiata qui:

Mmmenglish è un video corso di inglese davvero molto carino, le video lezioni prendono spunto da temi food per approfondire argomenti di grammatica, espressioni, modi di dire e vocabolario.

Se siete dei tradizionalisti e non volete rinunciare al classico libro di ricette da poter sfogliare, sottolineare e riempire di post it QUI troverete di sicuro quello che fa per voi!

So let’s start your English Cooking Therapy!

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Avete mai sentito parlare di team building? Si tratta di tutte quelle attività extra-lavorative che vengono organizzate dalle aziende per aumentare lo spirito di gruppo tra i suoi dipendenti, favorendo la conoscenza e la collaborazione.

Sempre più spesso il luogo prescelto per organizzare questo tipo di attività è proprio la cucina! Vista come ottima metafora del lavoro in azienda, permette di sviluppare spirito collaborativo, competitivo e dirigenziale.

Se pensiamo alla brigata, il gruppo di lavoro di una cucina più o meno grande, possiamo individuare diverse figure, come lo Chef (il capo) che coordina il lavoro e affida i diversi compiti agli Chef di partita, che a loro volta con l’aiuto dei commis (aiutanti), portano a termine le varie preparazioni.

Ognuno ha un ruolo ben preciso all’interno del gruppo, con compiti e responsabilità, ma il tutto è sempre finalizzato a raggiungere un obiettivo comune che sarà portare a termine il servizio nel migliore dei modi o più semplicemente realizzare una ricetta.

Così anche nella preparazione di un semplice piatto ci sarà un progetto iniziale (ricetta), un budget da rispettare (con cui calcolare la lista della spesa), la divisione dei compiti e le rispettive responsabilità (chi prepara cosa), un timing da seguire (tutti devono essere ben coordinati tra loro) e soprattutto un obiettivo che tutti dovranno aver bene in mente (come dovrà essere il piatto finale?).

Ma non dimentichiamoci che parte integrante delle attività di team building è soprattutto il divertimento

Beh, la cucina permette senza dubbio di sperimentare anche questa parte, non solo nel corso della preparazione, ma anche con la degustazione finale dove ci si potranno scambiare pareri e nuove idee e condividere la soddisfazione per il risultato raggiunto.

Ormai praticamente tutte le scuole di cucina offrono un servizio di “corsi per aziende/gruppi”.

Ecco qui qualche nome in giro per l’Italia:

Accademia Barilla (Parma)

Sale & Pepe Group (Spinea – Ve)

Congusto (Milano)

Gambero Rosso (Roma)

Quindi se lavorate in un’azienda, grande o piccola che sia, perché non provare a proporre una bella serata in cucina per stimolare lo spirito di gruppo! Tutti ai fornelli!!!

 

 

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