Tavola apparecchiata
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L’altra sera dopo essere stata in giro tutto il giorno sono passata al supermercato per comprare qualcosa per cena. Lo confesso, complice la stanchezza della giornata e il richiamo del divano sono andata alla ricerca di qualcosa di pronto e veloce da preparare. La scelta è caduta su una zuppa fresca di verdure, ma pur sempre pronta.

Mentre ero in coda alla cassa continuavo a pensare come sia difficile non cedere a quella sfilza di cibi pronti, pre-confezionati, pre-cotti, pre-assemblati, pre-tagliati, pre-lavati, pre-qualsiasi cosa… che ci permettono di liquidare la preparazione del pranzo o della cena in 5 minuti netti senza troppi sforzi.

Daltra parte la giornata è fatta di 24 ore e tra il lavoro, la famiglia, la casa, la palestra e 8 ore di sonno (se va bene) il tempo da dedicare alla cucina è sempre più limitato… figuriamoci per fare cooking therapy!

Così ho pensato che era necessario studiare una strategia, trovare una soluzione, un piccolo trucco per permettere a tutti, anche a chi ha poco tempo e per niente voglia di cucinare, di avvicinarsi alla cooking therapy.

Non molto tempo fa ho letto il libro Micro soluzioni, dove l’autrice Caroline L. Arnold spiega come spesso le persone si impongano cambiamenti drastici per dare una svolta alla propria vita, ma questi propositi in realtà sono demotivanti perché troppo complessi e non danno risultati immediati. Il segreto secondo lei è «spezzare» l’obiettivo in più parti, dividerlo in tanti piccoli «micro» traguardi che, più facilmente raggiungibili, regalano subito una gratificazione e spingono ad andare avanti con maggiore determinazione.

Proviamo quindi a creare un micro proposito di cooking therapy: “Dedicarsi alla cucina per 1 giorno al mese”.

Fase 1: Scegliete per chi cucinare.

Potete decidere di cucinare per il partner, per la famiglia, per un gruppo di amici o anche semplicemente per voi stessi. L’importante è metterci cura e amore.

Fase 2: Scegliete la ricetta.

Deve ispirarvi, comunicarvi qualcosa, cucinate il vostro cavallo di battaglia, una ricetta letta che volete sperimentare o il vostro piatto preferito, deve essere qualcosa che vi piace!

Fase 3: Fate la spesa (meglio se al mercato)

Fase 4: Musica

Mentre cucinate mettete in sottofondo un po’ di musica, una buona sessione di cooking therapy ha bisogno di una buona colonna sonora!

Fase 5: Non dimenticate di apparecchiare per bene la tavola.

La tavola è la cornice finale per il vostro piatto, non trascurate questa parte, anche e direi soprattutto se state cucinando solo per voi. Potete aggiungere un po’ di colore con dei fiori o una piantina aromatica e magari accendere una candela per creare un po’ di atmosfera.

La fase più importante ovviamente è cucinare!

Fatelo con attenzione, concentrandovi sui vari ppassaggi. Siate presenti con la mente e con tutti i sensi: toccate, annusate e assaggiate gli ingredienti, entrate in contatto con la materia, cercate di conoscerla in ogni sua sfumatura. State attenti alla vostra postura e alla respirazione, come nella meditazione anche qui è molto importante!

Allora buon lavoro e buona giornata di cooking therapy!

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Ieri sera ho visto per l’ennesima volta Ratatouille, ormai da anni al primo posto dei miei cartoon preferiti.

Sarà che è il primo cartone incentrato sul tema della cucina, ma io lo trovo un vero gioiellino d’animazione che consiglio a tutti grandi e piccini, chef e non.

Spesso anche in un film all’apparenza solo per bambini, si possono trovare molti spunti di riflessione.

 

Chiunque può cucinare

È il motto di Gusteau, lo chef del più famoso ristorante di Parigi e mentore del protagonista Remy. Niente di più azzeccato per mycookingtherapy!

Spesso molte persone non si avvici ano ai fornelli per paura o insicurezza. Partono già convinte di non riuscire e così non ci provano nemmeno. Invece la cosa importante è provare! La cucina è fatta di esperimenti, tentativi, errori. Se non credete a me, ascoltate almeno Gusteau!

 

Il cibo trova sempre coloro che amano cucinare

Tenete la mente e gli occhi aperti, lasciatevi coinvolgere da quello che vedete intorno a voi. Potrebbe essere un regalo dell’orto del vicino, una piantina aromatica comprata al mercato, un frutto colto da un albero durante una passeggiata in campagna. O magari anche semplicemente un ingrediente nel vostro frigo o sul banco del supermercato. Se il cibo vi ha trovato, osservatene il colore, assaporate il suo profumo e accettate la sfida: provate a cucinare qualcosa di speciale!

Non deve essere per forza una ricetta complicata, lasciatevi ispirare. E perché no, se ve la sentite, osate con qualche accostamento azzardato.

 

Il topolino Remy mi ha dato anche uno spunto per un divertente esperimento gustativo.

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Provate a fare come lui, scegliete due ingredienti molto diversi tra loro come ad esempio un pezzetto di parmigiano e una fragola e provate ad assaggiare prima l’uno e poi l’altro, separatamente. Concentratevi sul sapore, sulle sensazioni che vi provocano in bocca, sulle immagini che evocano nella vostra mente. E poi provateli insieme e sentite come interagiscono. Sono in armonia o contrastano? Si esaltano a vicenda o uno predomina?
Prendetevi 5 minuti per sperimentare questa piccola meditazione del gusto. Potete anche trasformarla in un gioco per i vostri bambini: bendateli e invitateli a riconoscere diversi sapori e ingredienti. Si divertiranno come matti e alleneranno il loro senso del gusto e dell’olfatto.

Ma la scena più famosa di tutto il film è sicuramente quella in cui il terribile critico Ego assaggia la Ratatouille preparata da Remy. Il tema è quello del cibo del ricordo e del confort food, punto fondamentale di mycookingtherapy che merita un articolo a se!
Quindi nel frattempo guardatevi (o riguardatevi) Ratatouille, forse questa volta lo gusterete con occhi diversi…e ricordatevi:

Chiunque puo cucinare!

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Kitchen il libro nel piatto
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Dato che MyCookingTherapy ha esordito con alcune righe di “Kitchen“, il primo romanzo della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, ho deciso di presentarvi un po’ meglio questo libro che è tanto agevole da leggere quanto intimo e profondo nella storia che racconta.

Il suo linguaggio fresco e originale è sicuramente adatto a rinfrescare uno di questi caldi pomeriggi estivi.

Ovviamente il filo conduttore della storia e’ l’amore per il cibo e per la cucina, come in molti dei libri della Yoshimoto, e a me piace anche per questo! Devo ammettere infatti di averlo acquistato un po’ di anni fa unicamente per il titolo, senza nemmeno sapere di cosa parlasse. Ogni tanto mi capita di scegliere qualche libro così, istintivamente… A voi no???

Non voglio raccontarvi la trama o fare il copia-incolla dell’ultima di copertina, quindi ho deciso di incuriosirvi con un po’ di altre citazioni trovate qua e là nel libro e poi con una ricettina (giusta giusta per le calde giornate d’estate e facilissima da preparare) che la protagonista stessa prepara.

Cominciate quindi a gustarvi un po’ di Kitchen... Almeno fino a quando non deciderete di leggerlo!

…ah dimenticavo, la ricetta va benissimo anche per le mie amiche vegan-oriented 🙂

 

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene.

Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.

Diventerò grande, accadranno tante cose e toccherò il fondo molte volte. Soffrirò molte volte è molte volte mi rimetterò in piedi. Non mi lascerò sconfiggere. Non mi lascerò andare.

Le cucine dei sogni. Ne avrò infinite. Nell’anima, nella realtà, nei viaggi. Da sola, con tanti altri, in due, in tutti i posti dove vivrò.

Stando in piedi al centro di una cucina tutto ricomincia da capo e qualcosa ritorna.

Cucinando mi capitava di perdere la pazienza, di innervosirmi, ma anche di sentirmi pervasa da una sensazione di beatitudine.

Non temevo scottature o ferite, non mi pesava stare in piedi tutta la notte. … nella torta di carote che avevo fatto tante volte … erano entrati anche frammenti del mio spirito. … Dopo aver conosciuto una gioia simile, non posso tornare indietro.

Da “kitchen” di Banana Yoshimoto – Feltrinelli

 

Insalata di cetrioli

1 cetriolo
50 ml di aceto di riso
1 cucchiaino di zucchero o miele
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di semi di sesamo

Per prima cosa tagliare il cetriolo a fettine molto sottili (per questo è meglio aiutarsi con un pelapatate) e tamponarle un po’ con della carta da cucina. Preparare il condimento mescolando lo zucchero e il sale nell’aceto di riso fino a che non si saranno ben sciolti. Condire l’insalata aggiungendo per ultimi i semi di sesamo (io ho scelto il sesamo nero).

  • potete usare il sesamo bianco o nero, in ogni caso risulterà molto più intenso se lo farete tostare qualche secondo in padella, ma mi raccomando tenete il fuoco basso altrimenti rischiano di diventare amari!

Insalata di cetrioli

 

 

 

Se vi è piaciuta, provate a fare anche questa variante: aggiungete al condimento un po’ di buccia di limone (non trattato) e delle foglioline di menta sminuzzate… E per un tocco in più, una grattugiata di zenzero fresco!

 

 

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