Ieri ha preso il via la 74 Mostra Internazionale d’Arte Cinematrogafica organizzata dalla Biennale di Venezia che si terrà al Lido di Venezia fino al 9 settembre.

E per rendere omaggio a questa importante manifestazione che porta l’attenzione del panorama artistico internazionale sul nostro territorio, ecco un libro molto carino, da cui prendere spunto per realizzare tante sfiziose ricette ispirate ai film piu famosi.

“Il gusto del cinema internazionale” della giornalista e scrittrice Laura Delli Colli – Cooper Editore.

È una raccolta di oltre 100 ricette, ognuna abbinata alla scheda del film a cui si ispira. Si passa dal soufflé al formaggio di Sabrina, agli spaghetti con polpette di Lilli e il vagabondo. Dalla crème brûlé de Il favoloso mondo di Amelie ai pomodori verdi fritti dell’omonimo film.

E se il vostro film preferito non compare nella lista? Potete sempre aggiungerlo voi! Lasciatevi ispirare!

Spesso nei film ci sono tanti riferimenti più o meno evidenti a cibi, piatti o ricette che potete realizzare a casa, per gustare davvero fino in fondo la storia, perché come dice l’autrice “esistono piatti da mangiare con gli occhi e film da gustare con il palato…”

Quindi buona settimana del Cinema e… buon appetito! 😉

 

 

 

 

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Iniziamo marzo con un post della serie “il libro nel piatto”, un piatto dal sapore orientale, come la sua autrice, Ito Ogawa, nota scrittrice giapponese che con questo romanzo ha esordito e ottenuto un grande successo sia della critica che del pubblico, vincendo il Premio Bancarella 2011.

“Il ristorante dell’amore ritrovato” è un ristorante molto particolare perché ha un solo tavolo e il menù che viene servito è studiato ogni volta su misura per gli ospiti. La cuoca, protagonista di questa storia, decide di preparare per i suoi clienti dei piatti costruiti sui loro gusti, ma non solo, quello che ha bisogno di sapere prima di mettersi ai fornelli riguarda soprattutto la loro vita, i loro desideri, i loro sogni per poter realizzare un menù veramente perfetto. Così capita che chi si siede al tavolo del Lumachino si innamori, si perdoni o ritrovi la voglia di godersi la vita. Ma il ristorante non è terapeutico solo per i suoi ospiti, ma soprattutto per la giovane cuoca Ringo che proprio attraverso il suo nuovo e piccolo ristorante riesce a tornare pienamente alla vita.

Confesso che lo sto ancora leggendo, ma ormai ho superato di un bel po’ la metà e quindi mi sento di consigliarlo con grande tranquillità. Per chi ama la cucina, ma non solo. Eccone un assaggio:

[…] io, lì al suo fianco, continuavo a mangiare le ciambelle. […] Ogniqualvolta ne mettevo una in bocca e cominciavo a masticare, mi tornavano in mente le giornate trascorse in compagnia della nonna, dalla consistenza soffice come schiuma e piacevoli come il crogiolarsi al sole.

[…] Cucinare mi dava una gioia incontenibile e le mie cellule erano un unico vortice di pura estasi. Ero felice come non mai, perché potevo cucinare per gli altri

[…] Cucinare quando si è arrabbiati, tristi e di cattivo umore, mi diceva sempre la nonna, è molto rischioso, perché il nostro stato d’animo infelice trasparirà di certo nel gusto e nella disposizione del cibo nei piatti. Quando si prepara da mangiare, bisogna pensare a qualcosa di bello e stare davanti  ai fornelli con gioia e serenità.

E se vi venisse voglia di provare l’emozione di un ristorante tutto per voi (o quasi), date un’occhiata QUI!

 

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Oggi voglio raccontarvi una storia, la storia di una bambina che amava tanto guardare Alice nel Paese delle Meraviglie. Le piaceva da impazzire, lo guardava e riguardava, sembrava non stancarsi mai. E la scena che le piaceva di più era quella in cui il Cappellaio Matto invitava Alice a prendere il tè. Quella tavolata lunghissima, piena di tazze tutte diverse, di dolcetti colorati e biscotti di ogni tipo…

La bambina avrebbe voluto più di ogni altra cosa partecipare a quella festa e così si inventò un modo per condividere con i personaggi l’ora del tè. Prima di iniziare a vedere il film preparò tante tazzine diverse, una accanto all’altra sul tavolino del salotto con vicino dolcetti e biscottini e costrinse la mamma a preparale il tè (deteinato ovviamente, visto che era già abbastanza sveglia 😜). Ora che era tutto pronto per la fatidica scena, poteva finalmente vivere a pieno la sua fantasia e saltare da una tazza all’altra come Alice!

Questo ricordo della mia infanzia, oltre a darmi la conferma che ero un po’ strana già allora 😂, mi ha fatto venire una nuova idea di cooking therapy! Perché non provare a sfruttare il coinvolgimento che proviamo al cinema per gustare un piatto ispirato ad un film… mentre guardiamo proprio quel film!

Sarà capitato a tutti di assaggiare qualcosa di molto buono durante una vacanza, in un paese straniero o comunque in un’occasione speciale per poi riassaggiare la stessa cosa a casa e sentire che il sapore non è proprio lo stesso. Cosa è cambiato? Sarà l’aria diversa, o forse l’acqua…mah…

Sono tanti i fattori che entrano in gioco, ma un ruolo importante sicuramente è rivestito dall’atmosfera che ci circonda mentre mangiamo e da quanto questa ci coinvolge. Sicuramente un film non potrà mai ricreare le stesse sensazioni di una crêpe suzette a Parigi o di una tapas di jamón gustata al mercato di Barcellona, ma potrebbe essere un divertente esperimento da provare, magari per una cena con gli amici diversa dal solito.

Ancora scettici? Provate a bervi un tè guardando Alice nel Paese delle Meraviglie e poi mi saprete dire! Io intanto comincio a pensare a un po’ di abbinamenti cibo/vino…. ah no scusate, volevo dire cibo/film! 😁

… e se vi va potete condividere nei commenti le vostre ricette da abbinare ai vostri film preferiti oppure scrivetemi il titolo del film che vi piace, troveremo insieme il menù più adatto!

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Primo post del 2017! L’arrivo del nuovo anno è sempre un momento carico di buoni propositi e tra questi spesso c’è la voglia di rimettere in ordine tra le nostre cose e buttare via il vecchio per lasciare spazio al nuovo.

In uno dei post di dicembre avevo dedicato una piccola pillola di cooking therapy al “magico potere del riordino e come promesso ecco qui un intero articolo sulle tecniche proposte da Marie Kondo per organizzare una cucina piena di felicità!

Ma facciamo un passo indietro per quelli che non conoscono il metodo giapponese del riordino che Marie Kondo ha trasformato in una professione e a cui ha dedicato due libri, diventati ormai un caso editoriale a livello internazionale: “Il magico poetere del riordino” e “96 lezioni di felicità”.

Secondo Marie Kondo riordinare significa molto di più che fare pulizia in casa, significa fare i conti con noi stessi, sistemando gli oggetti riordiniamo anche la nostra mente.

[…] Lo scopo non è eliminare cose, ma conservare quelle che vi rendono felici. […] Il nostro scopo quando riordiniamo sta nel creare un ambiente pieno delle cose che amiamo.

Ma ritorniamo alla nostra cucina e vediamo come applicare tutto questo a piatti, pentole e padelle!

La cucina non deve essere per forza sempre ordinata e perfetta! Non c’è bisogno di puntare al minimalismo. L’importante è creare un ambiente in cui cucinare sia piacevole. Ma perché sia così non è necessario avere tutto a portata di mano, come spesso si crede. L’importante sarà poter vedere dove si trova ogni cosa e organizzare gli spazi in modo che siano facili da pulire.

1- E importante identificare il nostro ideale di stile di vita.

Cercate un’immagine che rappresenti il più possibile la vostra casa (o nel nostro caso cucina 😉) ideale. Date libero sfogo alla fantasia e non ponetevi limiti. Per non farvi sopraffare dall’indecisione, stabilite un tempo preciso da dedicare alla ricerca, e se avete più riviste sfogliatele tutte insieme, osservare tutte le immagini insieme vi aiuterà a capire cosa vi piace di più.

2- Non tenete nulla sui piani di lavoro e attorno al lavello e ai fornelli.

Mettete il detersivo per i piatti e la spugna nell’armadietto sotto il lavello. Se gli spazi non vi permettono di tenere completamente libero il piano di lavoro cercate almeno di tenere gli oggetti abbastanza distanti da schizzi di acqua e olio. Quando iniziate a cucinare preparatevi tutti gli attrezzi e gli ingredienti di cui avrete bisogno, come una vera mise en place da ristorante. Eviterete movimenti superflui e soprattutto non sporcherete in giro cercando quello che vi serve.

3- I tre KOMONO della cucina: stoviglie e posate, utensili da cucina e cibo

[…] Riunite in un unico punto tutto ciò che appartiene alla stessa categoria, e conservate solo ciò che vi emoziona.

Siete anche voi di quelli che non usano il servizio buono perché lo tengono per un’occasione speciale? Se volete una cucina felice, dovete cambiare abitudine! Provateci! Usate ogni giorno le stoviglie che amate, vedrete che le cose non si rompono tanto spesso come credete. Il discorso vale anche per le tovaglie e gli altri piccoli oggetti che decorano la tavola, come candele, vasetti, sottobicchieri, portatovaglioli… trasformate i pasti in momenti felici!

Infilate gli oggetti simili uno nell’altro.

Sistemate gli oggetti negli scaffali a seconda della frequenza d’uso. Quelli che usate di rado potranno andare in fondo all’armadietto o sullo scaffale più alto.

Se avete più oggetti dello stesso tipo, eliminate i più vecchi e usate i nuovi, sentitevi liberi però di conservare gli oggetti che vi procurano gioia.

Se avete scatole vuote o piccoli contenitori che non usate, utilizzateli come divisori nei casetti per riordinare i piccoli oggetti da cucina come cucchiaini, apribottiglie, stuzzicadenti…

Se siete sommersi dai sacchetti di plastica, riducetene il volume e conservateli in un contenitore rigido non molto grande, così eviterete di accumularne troppi.

Quando riempite il frigo, lasciatene sempre libero un 30% circa per riporre gli avanzi.

Le posate sono il re del komono, perché oltre al cibo e allo spazzolino da denti sono gli unici oggetti che entrano nella vostra bocca. La sistemazione ideale è nel portaposate a scomparti, ma se non avete un cassetto libero, andrà benissimo anche infilarle in una tazza dai bordi alti da tenere nella credenza.

4- Decorare la cucina può aumentare notevolmente il “fattore felicità”.

Non dimenticate di decorare la cucina con qualcosa che vi piace: un vaso di fiori, un quadretto o un soprammobile.

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Allora siete pronti per una cucina piena di felicità? Chissà che poi non decidiate di applicare il metodo Konmari anche al resto della vostra casa, per scoprire il lato luminoso delle cose!

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Eccoci qua, è arrivata anche la fine dell’anno… quindi stasera tutti pronti con cappellini glitterati e trombette per festeggiare l’arrivo del nuovo anno 😜

Ma non è capodanno senza il cenone: tradizionale, innovativo, vegetariano, vegano, calorico, light… ognuno ha i suoi gusti, l’importante è che sia festoso, ricco di sapore e colore, dopotutto è una tavola di festa!

Stavo pensando a come descrivere la mia idea di cenone e mi è venuta in mente la tavola del film “Il pranzo di Babette”. Per chi non lo conosce…

Ambientato in un piccolo villaggio della Norvegia alla fine dell’Ottocento, racconta la storia di due sorelle, figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto. Martina e Philippa vivono dedicandosi completamente al prossimo, seguendo i principi del padre e arrivando a rinunciare anche all’amore e alla realizzazione personale. Un giorno si presenta alla loro porta, stremata, la parigina Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, durante la quale ha perso il figlio e il marito. Babette viene accolta dalle due anziane donne e si guadagna l’ospitalità facendo da governante e contribuendo all’attività di beneficenza. Nessuno lo sa, ma Babette era la grande cuoca del Café Anglais di Parigi, una vera artista.

I giorni trascorrono sempre uguali e così passano gli anni, fino a quando da Parigi giunge la notizia che Babette ha vinto una grossa somma di denaro alla lotteria. Tutti credono che Babette li userà per tornare in Francia, ma lei decide di organizzare un grande pranzo, un vero pranzo di cucina francese. I dodici abitanti del villaggio, abituati a una vita priva di piaceri, sono terrorizzati che questo evento possa sconvolgere le loro esistenze tranquille.

Ma la bontà del cibo, l’atmosfera e l’amore con cui Babette ha cucinato, sedurrà tutti rendendoli allegri e felici. Proprio grazie alla convivialita’ della tavola troveranno la forza per superare le discordie che li dividevano.

Babette, senza dirlo a nessuno, ha speso tutto il denaro della vincita per procurarsi gli ingredienti, le bevande, i cristalli e le stoviglie, pur di esprimere nuovamente il suo talento. Rimarrà in Danimarca, perché a Parigi non c’è più nessuno che l’aspetta e ora è di nuovo povera, o forse no… perché come lei stessa dice «un artista non è mai povero».

La parte che preferisco è sicuramente quella in cui Babette decide di organizzare il grande pranzo. La protagonista sembra rinascere, quando vede arrivare tutti i meravigliosi ingredienti che le permetteranno di ricreare i piatti della sua grande cucina francese. Per lei i soldi non contano più, quello che più desidera è potersi esprimere di nuovo come un tempo faceva al Café Anglais.

È divertentissimo vedere come gli ospiti all’inizio cerchino di tener fede alla promessa di non proferire parola sul cibo, ma poi, boccone dopo boccone, si sciolgono davanti alla meraviglia di quello che gli è stato donato da Babette. Cominciano a capire che condividere il piacere della tavola non è un peccato che li condanna, ma un momento per stare insieme e condividere qualcosa di bello. L’amore che Babette ha messo nella cucina sembra arrivare al cuore dei suoi ospiti, i visi imbronciati lasciano spazio ai sorrisi e la diffidenza si trasforma nella gioia di assaporare qualcosa di nuovo, sconosciuto fino a quel momento.

Se vi capita, io vi consiglio di guardarlo. È un film un po’ datato, ma l’atmosfera che racconta non lo è per niente!

Ecco, questa è la mia idea di cenone… il cenone di Babette!

Allora buoni festeggiamenti, ci sentiamo il prossimo anno! 😉

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Continuano gli appuntamenti giornalieri del calendario mycookingtherapy che vi accompagneranno fino a Natale. La casella di oggi 12 dicembre prende spunto da “La maga delle spezie”, il romanzo di Chitra Banerjee Divakaruni da cui hanno tratto anche un film.

Ogni spezia ha un potere preciso e ognuno di noi ha la sua propria spezia che lo rappresenta.

[…] La cannella bruna e calda quanto la pelle, per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano […] Seme di coriandolo, sferico come la terra, per farti vedere chiaro […] Trigonella contro la discordia […] Zenzero per il coraggio profondo […]

…Ed è proprio lo zenzero, con il suo gusto pungente e fresco, la mia spezia preferita! Perché oggi non provate ad utilizzare una nuova spezia nei vostri piatti? Sperimentate, divertitevi ad assaggiare e chissà che non troviate anche voi la vostra!

P.S. Se anche voi amate lo zenzero vi svelo un piccolo trucco per pelarlo senza fatica e soprattutto per non fare sprechi: utilizzate un cucchiaino di quelli da caffè per “grattare” via la buccia!

 

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Avete mai sentito parlare di Marie Kondo e del suo best seller “Il magico potere del riordino”?

Il libro spiega come riordinare a fondo la nostra casa, buttando quello che non usiamo più o che non ci da più gioia, permetta di fare spazio e chiarezza non solo dove viviamo, ma anche nei nostri pensieri. Secondo la filosofia zen infatti il riordino fisico è un rito che aumenta la fiducia in sé stessi, libera la mente e solleva dall’attaccamento al passato.

Per gennaio sto già preparando un bell’articolo sulle tecniche proposte da Marie Kondo per la cucina, ma nel frattempo ecco una piccola pillola per la casella del 9 dicembre:

Oggi prendetevi un po’ di tempo per controllare la vostra dispensa: pasta, biscotti, vasi, vasetti e scatolette…

Controllate le scadenze, buttate i cibi scaduti o rovinati e poi selezionate quelli prossimi alla scadenza. Date spazio alla creatività e studiate una ricetta per utilizzarli. L’ispirazione per creare un fantastico nuovo piatto potrebbe arrivare anche da qui! 😉

 

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Per molti la domenica è sinonimo di cinema, quindi per oggi mycookingtherapy vi propone di preparare un pop corn speciale, da gustare sul divano mentre vi godete un film!

Il pop corn è una delle magie più belle e semplici che si possono realizzare nella cucina di casa. Basta una padella con il coperchio, un filo d’olio e… ovviamente il mais da pop corn!

I bambini si divertiranno da matti, ma anche quelli un po’ più “cresciutelli” potranno sbizzarrirsi a personalizzare i gusti! Sale o zucchero per gli amanti del classico oppure paprika, zenzero in polvere o un trito di erbe aromatiche per chi vuole osare un po’ di più… Date il via libera alla vostra fantasia!

A proposito di pop corn, lo sapevate che Scarlett Johansson lo scorso ottobre ha inaugurato a Parigi un negozio di pop corn versione gourmet, con tanti gusti sfiziosi e ricercati… si chiama Yummy Pop. Se passate dalle parti di Parigi… 😉

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Ci sono vite e storie che attendono la loro occasione, il loro ingrediente segreto. Salvo scoprire di essere loro stessi l’ingrediente segreto e trovare nella cucina ciò che manca nella loro vita.

Ci eravamo lasciati con la promessa di raccontare la storia dello chef Niko Romito e di spiegarvi perché mycookingtherapy è così affezionata a questo personaggio.

La storia di Niko Romito, non è semplicemente quella dello chef di un ristorante di grande successo, ma una storia sulla forza della convinzione nel perseguire un sogno e un progetto.

Nel 1998 Niko Romito è uno studente ventiquattrenne di economia e commercio a cui mancano solo 5 esami per laurearsi, vive a Roma e progetta di diventare broker finanziario.

Ma la vita stravolge i suoi piani. Quando il padre si ammala improvvisamente Niko decide di tornare a Rivisondoli, tra i monti dell’Abruzzo, per farsi carico del ristorante di famiglia in attesa che il padre si riprenda. Questo purtroppo non accade e così la scomparsa del padre cambia definitivamente la sua vita. All’inizio pensa di vendere il ristorante e tornare ai suoi studi, ma poi capisce che i progetti di suo padre ora sono diventati i suoi e decide di portarli avanti.

[…] Mio zio quando lo venne a sapere, cercò di dissuadermi […] Sul momento non seppi spiegargli cosa mi spingesse in quella direzione. Sentivo solo che era quella giusta per me. […] Un po’ come mio padre, decisi di inventarmi cuoco e di cominciare a fare qualche esperienza dietro i fornelli. Volevo provare, testare, sperimentare. Uno strano entusiasmo si era impossessato di me e proprio non mi riusciva di contenerlo. […] Sentivo che quel mondo mi apparteneva, e forse il ritorno alle radici, il rispetto per i progetti di mio padre non erano che una scusa inconscia per gettarmi anima e corpo in un percorso nel quale mi riconoscevo sempre di più. […]

L’ingresso in cucina sarà rivelatore per Niko che scoprirà la sua vera strada. La cucina lo ha trovarlo e gli ha rivelato la sua occasione. E lui non esita a coglierla, si butta a capofitto in questa nuova e travolgente passione. Si rimette a studiare, frequenta alcuni corsi incastrandoli nei giorni di chiusura del locale, e poi sperimenta e fa tante prove ai fornelli del locale.

E così il ragazzo che, come racconta lui stesso mangiava mozzarella e ketchup, oggi ha raggiunto i vertici della gastronomia mondiale dimostrando che la passione e la tenacia possono fare la differenza, anche se si percorre un sentiero non collaudato.

Io la trovo una storia incredibile e di grande ispirazione per chi vuole intraprendere il mestiere del cuoco, ma anche per chiunque voglia portare avanti un progetto, un’impresa. Sapere che qualcuno ce l’ha fatta e alla grande, può dare una carica di energia molto forte, perché è un esempio reale che vale più di mille teorie.

E poi è un’ulteriore testimonianza di come la cucina sia in grado di appassionare, unire, far superare momenti difficili e a volte risvegliare qualcosa dentro di noi che non pensavamo di avere.

Nell’Alchimista di Paulo Choelo ho letto una frase che mi ha colpito molto: “Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla”. […] Finora, quando ho voluto fortemente qualcosa, si sono create le condizioni perché si realizzasse […] Perfino le situazioni meno promettenti, quelle in cui tutto sembrava andare storto, si sono rivelate davvero favorevoli, come se il destino avesse voluto guidarmi, mentre io gli permettevo di farlo. […]

Io vi consiglio di leggere tutta la storia di Romito nel libro “Apparentemente semplice. La mia cucina ritrovata” edito da Sperling & Kupfer e spero che vi appassioni come ha fatto con me.

 

 

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10 lezioni di cucina
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Buon martedì! È quasi ora di pranzo… e allora eccovi servito un nuovo libro nel piatto perché per avvicinarsi alla cucina e quindi alla cooking therapy si può iniziare anche dalla lettura di un buon libro!

E chissà che “il libro nel piatto” non diventi un appuntamento fisso, visto che (lo confesso 😉) sono un’accumulatrice seriale di libri di cucina. Intendiamoci bene, non intendo solo le classiche raccolte di ricette, ma libri che parlano di cucina, storie legate alla cucina, nuove idee di cucina, magari di grandi chef.

Ed è proprio quest’ultimo il caso di oggi: “10 lezioni di cucina” di Niko Romito un libro solo apparentemente semplice, proprio come la cucina di cui parla.

Niko Romito è lo chef abruzzese del ristorante Reale di Castel di Sangro, che in soli 7 anni ha conquistato ben 3 stelle Michelin e che ho iniziato a conoscere proprio attraverso questa lettura.

Come dice il titolo, si tratta di 10 capitoli, ognuno incentrato su un concetto base di cucina, che ci guida passo passo nella filosofia dello chef: semplicità, stratificazione, evoluzione, equilibrio, archetipo, salute, vegetale, dolce, pane e degustazione.

[…] Ho imparato a essere grato dei limiti – geografici ed economici – con cui mi misuro tutti i giorni: se da un lato mi fanno dormire poco e mi impongono sacrifici immensi, dall’altro mi hanno aiutato ad emergere. Se il mare fosse stato calmo forse mi sarei limitato a fare il morto. […]

[…] Il punto di partenza è la materia prima […] Lavoro sull’ingrediente, cercando di risvegliare una forza centripeta, non centrifuga. Non voglio che l’ingrediente si disperda, ma che esploda in bocca in tutta la sua vitalità. […]

[…] Occorre avete grandissimo rispetto per la materia prima […] Per rispettarla bisogna innanzi tutto conoscerla, vale a dire sapere di cosa ha bisogno per esprimere il meglio di se, ma soprattutto occorre eliminare il proprio ego dall’equazione gastronomica per raggiungere uno stato in cui è la materia prima stessa a comunicare ciò di cui ha bisogno, come vuole essere gestita e preparata. […]

È sicuramente un testo molto utile per gli aspiranti cuochi (come me 😬), ma anche per tutti coloro che sono appassionati di cucina e cercano nuovi spunti di riflessione.

Si può leggere tranquillamente in una serata, infatti è un libricino alto poco più di un centimetro, ma è talmente denso di informazioni che sicuramente sarete tentati di riprenderlo in mano e rileggerlo, per assaporarlo fino in fondo e per coglierne tutte le sfumature, anzi tutti i sapori!

Niko Romito è uno dei protagonisti a cui mycookingtherapy è più affezionata e non solo per la sua visione così personale e innovativa di cucina, ma anche per la sua storia di chef e per il suo non convenzionale ingresso nel mondo della cucina. Ma questa è tutta un’altra storia, quindi… appuntamento al prossimo articolo!

 

 

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