, , ,

Un paio di settimane fa ho deciso che era giunto il momento di rispolverare il mio inglese e mi sono iscritta a un corso. Ovviamente anche le mie sperimentazioni in cucina hanno iniziato ad orientarsi su un gusto più British… quindi via libera a pancakes, brownies, apple pie, cookies, fish&chips…e così ho pensato: perché non trovare un metodo per cucinare e allo stesso tempo studiare l’inglese…. o qualsiasi altra lingua straniera!

Ecco un po’ di idee che mi sono venute in mente:

Scaricate da internet una ricetta in inglese, meglio ancora se tipica (così sarà ancora più facile immergersi nell’atmosfera 😉) e prima di mettervi ai fornelli cercate di tradurre i vari passaggi e individuate le parole nuove che ancora non conoscevat (io utilizzo wordreference.com come dizionario online). Mentre cucinate cercate di ripetere a voce alta i nomi degli ingredienti man mano che li utilizzate e cercate di spiegare il procedimento, come se steste cucinando davanti a qualcuno. Un po’ come fanno gli Chef in TV! 😬 Mi raccomando partite con ricette semplici perché usando un’altra lingua lo sforzo sarà maggiore!

Il web è pieno zeppo di video ricette in inglese. Io adoro i video Food Tube di Jamie Oliver, danno degli ottimi spunti in cucina e allo stesso tempo vi permette di allenare la comprensione e migliorare la pronuncia.

Se invece volete fare pratica conversando con qualcuno, chiedete a un amico/a di aiutarvi a cucinare e sforzatevi di parlare solo in inglese. Poi godetevi la cena, magari davanti ad un bel film in lingua originale.

Nessuna idea per il week end?… Organizzate un brunch o un happy hour a casa vostra a tema. Unica regola: si parla solo inglese!

Se volete coinvolgere i vostri bambini, scegliete una ricetta semplice e prima di iniziare a cucinare preparate insieme a loro dei cartellini colorati con i nomi in inglese degli ingredienti che userete. Per esempio si presta molto bene a questo gioco una macedonia coloratissima con tanta frutta diversa. Sarà una merenda fresca, divertente e molto istruttiva!

 

Sul web ho trovato un paio di indirizzi davvero molto utili, provate a dare un’occhiata qui:

Mmmenglish è un video corso di inglese davvero molto carino, le video lezioni prendono spunto da temi food per approfondire argomenti di grammatica, espressioni, modi di dire e vocabolario.

Se siete dei tradizionalisti e non volete rinunciare al classico libro di ricette da poter sfogliare, sottolineare e riempire di post it QUI troverete di sicuro quello che fa per voi!

So let’s start your English Cooking Therapy!

0
Share
,

Avete mai sentito parlare di team building? Si tratta di tutte quelle attività extra-lavorative che vengono organizzate dalle aziende per aumentare lo spirito di gruppo tra i suoi dipendenti, favorendo la conoscenza e la collaborazione.

Sempre più spesso il luogo prescelto per organizzare questo tipo di attività è proprio la cucina! Vista come ottima metafora del lavoro in azienda, permette di sviluppare spirito collaborativo, competitivo e dirigenziale.

Se pensiamo alla brigata, il gruppo di lavoro di una cucina più o meno grande, possiamo individuare diverse figure, come lo Chef (il capo) che coordina il lavoro e affida i diversi compiti agli Chef di partita, che a loro volta con l’aiuto dei commis (aiutanti), portano a termine le varie preparazioni.

Ognuno ha un ruolo ben preciso all’interno del gruppo, con compiti e responsabilità, ma il tutto è sempre finalizzato a raggiungere un obiettivo comune che sarà portare a termine il servizio nel migliore dei modi o più semplicemente realizzare una ricetta.

Così anche nella preparazione di un semplice piatto ci sarà un progetto iniziale (ricetta), un budget da rispettare (con cui calcolare la lista della spesa), la divisione dei compiti e le rispettive responsabilità (chi prepara cosa), un timing da seguire (tutti devono essere ben coordinati tra loro) e soprattutto un obiettivo che tutti dovranno aver bene in mente (come dovrà essere il piatto finale?).

Ma non dimentichiamoci che parte integrante delle attività di team building è soprattutto il divertimento

Beh, la cucina permette senza dubbio di sperimentare anche questa parte, non solo nel corso della preparazione, ma anche con la degustazione finale dove ci si potranno scambiare pareri e nuove idee e condividere la soddisfazione per il risultato raggiunto.

Ormai praticamente tutte le scuole di cucina offrono un servizio di “corsi per aziende/gruppi”.

Ecco qui qualche nome in giro per l’Italia:

Accademia Barilla (Parma)

Sale & Pepe Group (Spinea – Ve)

Congusto (Milano)

Gambero Rosso (Roma)

Quindi se lavorate in un’azienda, grande o piccola che sia, perché non provare a proporre una bella serata in cucina per stimolare lo spirito di gruppo! Tutti ai fornelli!!!

 

 

0
Share
, ,

Può la cucina essere un importante strumento di riabilitazione e reinserimento sociale?

La risposta è si! E I Dolci di Giotto ne sono un concreto esempio con il loro laboratorio “non convenzionale” che unisce un importante progetto sociale con l’eccellenza nell’arte pasticcera.

La cooperativa Giotto gestisce infatti un laboratorio di pasticceria in una realtà molto particolare come quella della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova. Lì, ogni giorno si sfornano dolci freschi, brioches, biscotti e nel periodo natalizio anche un panettone che ha ricevuto importanti riconoscimenti di qualità da giurie di settore e che viene venduto con successo in Italia e in giro per il mondo. Pensate che può vantare tra i suoi estimatori dei “palati speciali” come Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Un mestiere come quello del pasticcere richiede grande attenzione, pazienza e rispetto per la materia, per questo ci sono sei maestri pasticceri che coordinano un gruppo di 25 allievi detenuti e a seconda delle inclinazioni e capacità di ognuno li indirizzano alle varie fasi di preparazione, facendo loro intraprendere un importante cammino lavorativo e di cambiamento. Un processo di crescita che tende a valorizzare l’impegno del singolo, ma sempre inserito nella dimensione del lavoro di squadra.

I detenuti hanno la possibilità di occupare il tempo in modo attivo, riappropiandosi o apprendendo per la prima volta la cultura del lavoro, usufruendo di un percorso formativo specifico che offrirà loro una possibilità di occupazione una volta usciti. Il lavoro restituisce loro dignità e senso del vivere.

Attraverso un regolare contratto di lavoro che permette loro di percepire un reddito, hanno la possibilità di sostenere la famiglia di origine e dare un contributo alla società.

Attraverso l’assunzione di responsabilità si innesca un percorso di cambiamento, una specie di allenamento verso la libertà.

Ma a livello di riabilitazione ci sono dei risultati tangibili? Direi che parlano i dati: secondo le statistiche, in Italia la recidiva dei detenuti che tornano in libertà si aggira intorno all’80%. Nel caso dei detenuti coinvolti nel laboratorio della cooperativa Giotto la percentuale scende incredibilmente sotto il 2%. Un risultato positivo che evidentemente riguarda tutta la società e che si basa sull’articolo 27 della nostra Costituzione, secondo cui chi sbaglia deve essere rieducato e reinserito nella società meglio di prima.

E se volete ancora un po’ di numeri, pensate che quest’anno con i panettoni della solidarietà, le praline e i dolci del Santo sono stati raccolti ben 15.752,10 € che, tramite l’Associazione Santa Lucia per la Cooperazione e lo sviluppo tra i popoli, vanno a sostenere vari progetti di solidarietà tra cui la ricostruzione di una scuola elementare nel Comune di Amatrice.

 

Ora però parliamo anche un po’ di dolci, perché per Pasqua I Dolci di Giotto stanno preparando moltissimi prodotti che vanno dalle colombe tradizionali a quelle più originali come quella al mandarino o alla pesca e albicocca, ma anche le Veneziane, tipiche focacce di antica tradizione veneta. Tutti i prodotti seguono una lunga lievitazione e vengono confezionati con un ciclo di lavorazione di 72 ore, utilizzando ingredienti naturali e di grande qualità. E poi ci sono immancabili le uova di cioccolato!

 

 

 

Sul sito idolcidigiotto.it potete trovare l’elenco dei punti vendita presenti in tutta Italia, ma potete anche acquistare direttamente on-line. Per assicurarsi la spedizione entro Pasqua è necessario inviare l’ordine entro il 10 aprile, quindi andate subito a dare un’occhiata!

 

 

 

 

3
Share
, , ,

Febbraio è il mese degli innamorati, San Valentino è ormai alle porte con le sue cenette a lume di candela, regali e regalini, cuori e cuoricini… ma per fortuna c’è lui! Il Signor CIOCCOLATO che viene in soccorso anche di noi poveri single, assillati da tutti quei piccoli cupido che sembrano guardarci un po’ storto dalle vetrine dei negozi e delle pasticcerie 😬

Questa settimana vi propongo quindi una piccola degustazione film+food (ve ne avevo parlato qualche post fa… se non vi ricordate leggete QUI!) perfetta per le coppiette innamorate, ma anche per i cuori infranti e i single convinti, insomma è adatta a tutti!

Il film è “Chocolat(un classico dei classici 😊) e il food? …cioccolato ovviamente!!!

l’idea è quella di sciegliere diversi tipi di cioccolato e in piccole dosi, mi raccomando, degustarli nel corso del film. Ecco qualche suggerimento:

  • Le fave di cacao sono perfette come primo assaggio, le trovate nei negozi specializzati, ma anche in molti supermercati e negozi bio. Si trovano sia crude che tostate, o ancora ricoperte di cioccolato
  • Io preferisco il cioccolato fondente, ma se non volete rinunciare al gusto più morbido del cioccolato al latte ricordatevi di partire sempre da quello con minor contenuto di cacao andando in crescendo (la gradazione vuole quindi bianco, al latte, fondente, etc.) in modo da non alterare l’analisi degli aromi.
  • Portate il cioccolato sotto al naso e cercate di individuare gli aromi primari del cacao e quelli secondari che variano di cacao in cacao (i profumi si sentono più intensamente nella parte dove la tavoletta viene spezzata) Cosa percepite? Vaniglia, caffè, tabacco? O ancora frutti, miele, caramello? Il profumo è un aspetto molto importante perché prepara la lingua al sapore che sta per arrivare.
  • Preferite la qualità alla quantità! Meglio scegliere una piccola tavoletta di grande qualità anche se ci costa un po’ di più.
  • Un assaggio di cioccolato di Modica non può mancare, con la sua consistenza granulosa regala un’esperienza molto particolare al palato (La particolare consistenza del cioccolato di Modica è data dall’assenza del concaggio, cioè una fase della produzione del cioccolato che consiste in un mescolamento intensivo degli ingredienti ad una temperatura controllata e che rende il cioccolato uniforme)
  • Via libera al cioccolato aromatizzato, ma senza esagerare. Partite dai gusti più tradizionali e poi concedetevi 1 o 2 assaggi più strani (es. peperoncino, pepe rosa, arancia…) Oppure provate il cioccolato abbinato con il sale, se non riuscite a trovarlo nei negozi, procuratevi del fleur de sal e mettetene 1 o 2 fiocchetti su un quadratino di cioccolato.

Ecco la mia personalissima degustazione ❤️:

Fave di cacao tostate della Repubblica Dominicana (Maglio)

Dark Chocolate 72% Domori (leggermente speziato)

Cioccolato fondente extra 70% Nero Perugina

Cioccolato fondente Vanini con rosmarino

Cioccolato fondente di Modica (Dolce Modica)

e per chiudere in bellezza… un Cuneese al rum della Domori

 

 

Alla dieta ci pensiamo da domani 😜

0
Share
, , ,

Oggi vi scrivo direttamente… dal mio divano 😩

Ok, l’influenza mi ha costretta a prendere qualche giorno di pausa da pentole e padelle, anche se a dirla tutta non sembra riuscire a intaccare per niente la mia fame 😉 Quindi direi che per evitare di aggiunge un’indigestione al raffreddore meglio distrarsi dedicandosi a un po’ di ricerca sul web!

Partiamo da una notizia che arriva dal Regno Unito: impastare il pane aiuterebbe a combattere lo stress e la depressione. L’interesse dei media è cresciuto grazie alla storia di John Whaite, vincitore del reality televisivo Great British Bake Off. Whaite ha raccontato in un’intervista di aver sofferto di una depressione profonda, così paralizzante da non riuscire più a mettere un piede fuori di casa e ha rivelato come dedicarsi alla panificazione lo abbia aiutato a riaprirsi al mondo.

In Gran Bretagna sembra diventata una vera e propria “moda”, moltissime associazioni e panetterie offrono corsi per combattere lo stress e ritrovare il benessere imparando a fare il pane, ma anche per aiutare le persone ad uscire da un momento difficile come quello della depressione. O ancora per rientrare nella società e nel mondo del lavoro come i laboratori di panificazione per i detenuti.

A Londra esiste una Better Health Bakery, un forno “per sentirsi meglio” che aiuta i malati mentali o le persone depresse a riprendere i contatti col mondo proprio imparando a fare il pane, e in questo modo riprendere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente un libro che preso qualche tempo fa, il cui titolo mi aveva incuriosito: Il libro tibetano del pane di Edward Espe Brown che già nel 1970 sosteneva come impastare e cuocere una semplice pagnotta potesse avere un significato spirituale, mettendoci in contatto con il nostro io più profondo.

Il pane ha bisogno dei suoi tempi, non gli si può mettere fretta. Fare il pane rappresenta qualcosa di concreto in cui impegnarsi, rende tangibile l’amore che mettiamo in quello che facciamo e ci permette di condividerlo, nutrendo al tempo stesso il nostro spirito e lo stomaco degli altri.

[…] Fare il pane può rinnovare il nostro spirito, e in questo modo rinnovare il mondo, i nostri amici e i nostri vicini. Ci riconnettiamo alla terra, alla nostra origine condivisa, alla nostra vita e vitalità comune […] Dedicategli un po’ del vostro tempo: insieme al pane crescerete, maturerete, prospererete e sboccerete.

Al di là dell’aspetto più spirituale io ve lo consiglio perché è un ricettario ricco di spunti e idee non solo per il pane, ma anche per dolci, pancakes e muffin.

Non so voi, ma a me è venuta voglia di fare il pane in casa, non vedo l’ora di stare meglio per provarci! E voi cosa ne dite? 😉

 

 

 

 

0
Share
,

Eccoci qua, è arrivata anche la fine dell’anno… quindi stasera tutti pronti con cappellini glitterati e trombette per festeggiare l’arrivo del nuovo anno 😜

Ma non è capodanno senza il cenone: tradizionale, innovativo, vegetariano, vegano, calorico, light… ognuno ha i suoi gusti, l’importante è che sia festoso, ricco di sapore e colore, dopotutto è una tavola di festa!

Stavo pensando a come descrivere la mia idea di cenone e mi è venuta in mente la tavola del film “Il pranzo di Babette”. Per chi non lo conosce…

Ambientato in un piccolo villaggio della Norvegia alla fine dell’Ottocento, racconta la storia di due sorelle, figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto. Martina e Philippa vivono dedicandosi completamente al prossimo, seguendo i principi del padre e arrivando a rinunciare anche all’amore e alla realizzazione personale. Un giorno si presenta alla loro porta, stremata, la parigina Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, durante la quale ha perso il figlio e il marito. Babette viene accolta dalle due anziane donne e si guadagna l’ospitalità facendo da governante e contribuendo all’attività di beneficenza. Nessuno lo sa, ma Babette era la grande cuoca del Café Anglais di Parigi, una vera artista.

I giorni trascorrono sempre uguali e così passano gli anni, fino a quando da Parigi giunge la notizia che Babette ha vinto una grossa somma di denaro alla lotteria. Tutti credono che Babette li userà per tornare in Francia, ma lei decide di organizzare un grande pranzo, un vero pranzo di cucina francese. I dodici abitanti del villaggio, abituati a una vita priva di piaceri, sono terrorizzati che questo evento possa sconvolgere le loro esistenze tranquille.

Ma la bontà del cibo, l’atmosfera e l’amore con cui Babette ha cucinato, sedurrà tutti rendendoli allegri e felici. Proprio grazie alla convivialita’ della tavola troveranno la forza per superare le discordie che li dividevano.

Babette, senza dirlo a nessuno, ha speso tutto il denaro della vincita per procurarsi gli ingredienti, le bevande, i cristalli e le stoviglie, pur di esprimere nuovamente il suo talento. Rimarrà in Danimarca, perché a Parigi non c’è più nessuno che l’aspetta e ora è di nuovo povera, o forse no… perché come lei stessa dice «un artista non è mai povero».

La parte che preferisco è sicuramente quella in cui Babette decide di organizzare il grande pranzo. La protagonista sembra rinascere, quando vede arrivare tutti i meravigliosi ingredienti che le permetteranno di ricreare i piatti della sua grande cucina francese. Per lei i soldi non contano più, quello che più desidera è potersi esprimere di nuovo come un tempo faceva al Café Anglais.

È divertentissimo vedere come gli ospiti all’inizio cerchino di tener fede alla promessa di non proferire parola sul cibo, ma poi, boccone dopo boccone, si sciolgono davanti alla meraviglia di quello che gli è stato donato da Babette. Cominciano a capire che condividere il piacere della tavola non è un peccato che li condanna, ma un momento per stare insieme e condividere qualcosa di bello. L’amore che Babette ha messo nella cucina sembra arrivare al cuore dei suoi ospiti, i visi imbronciati lasciano spazio ai sorrisi e la diffidenza si trasforma nella gioia di assaporare qualcosa di nuovo, sconosciuto fino a quel momento.

Se vi capita, io vi consiglio di guardarlo. È un film un po’ datato, ma l’atmosfera che racconta non lo è per niente!

Ecco, questa è la mia idea di cenone… il cenone di Babette!

Allora buoni festeggiamenti, ci sentiamo il prossimo anno! 😉

2
Share
, ,

Ultima domenica prima di Natale! C’è qualcosa di più bello del profumo di biscotti appena sfornati che invade la casa…di sicuro mette di buon umore! 😊

Oggi prendetevi un po’ di tempo per preparare dei biscotti di Natale con qualcuno che amate. Sarà un modo diverso di passare un po’ di tempo insieme. Non preoccupatevi troppo del risultato, la cosa importante è che vi divertiate! Mentre l’impasto riposa avrete il tempo di chiacchierare e poi una volta pronti sarà impossibile non concedersi una pausa caffè per assaggiarli.

Se ci sono dei bambini in casa, questa è l’occasione ideale per coinvolgerli. Procuratevi degli stampini natalizi per rendere tutto ancora più divertente.

Ecco la ricetta per dei perfetti biscottini natalizi un po’ speziati:

  • 300g farina 00
  • 150g burro a pezzetti
  • 70g miele
  • 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di noce moscata in polvere
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 pizzico di sale

Mescolate bene la farina con le spezie e il sale, aggiungete il burro a temperatura ambiente e lavorate velocemente con la punta delle dita. Per ultimo aggiungete il tuorlo e il miele (potete scaldarlo leggermente per renderlo più fluido). Lasciate riposare in frigo per mezz’ora. Una volto tolto dal frigo l’impasto andrà lavorato velocemente con le mani per renderlo di nuovo plastico (*questo è un passaggio importante da ricordare nella preparazione della frolla che una volta uscita dal frigo non può essere subito stesa perché si briciola).

Stendete con il mattarello fino a uno spessore di mezzo centimetro e realizzate i biscotti con le forme che più vi piacciono. Infornata e 180 gradi per 5/6 minuti, quando cominciano a dorare sono pronti.

Potete anche scegliere di variare il tipo di spezie o le quantità secondo i vostri gusti, le dosi nella ricetta sono solo indicative.

 

Unica controindicazione: creano dipendenza!

1
Share
, ,

Ogni occasione è buona per un po’ di cooking therapy, meglio ancora se siamo ad Halloween!

Perché non approfittare della festa “dolcetto o scherzetto” per realizzare dei biscotti a tema insieme ai nostri bambini. Vi assicuro che ne saranno entusiasti e anche voi vi divertirete moltissimo 😉

Cucinare con i bambini è una parte fondamentale della cooking therapy. Possiamo coinvolgerli nella preparazione dei pasti, attirando l’attenzione sugli ingredienti o realizzare insieme a loro delle piccole ricette per stimolare la loro creatività.

Ecco la ricetta base per la pasta frolla:

  • 500 gr di farina 00
  • 300 gr di burro
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1 uovo e 2 tuorli
  • 1 bacca di vaniglia

Fatevi aiutare dai vostri piccoli chef a individuare gli ingredienti e a pesarli!

Tagliate il burro a cubetti e lasciatelo un po’ ammorbidire a temperatura ambiente. Aggiungete tutta la farina e lo zucchero e lavorate velocemente il composto. Poi quando sarà diventato granuloso passatelo tra le mani strofinando i palmi, fino a ottenere una consistenza  simile alla sabbia.

Tagliate per la lunghezza la bacca di vaniglia ed estraete i semini profumati raschiandola con il dorso del coltello. Aggiungeteli alle uova leggermente mescolate e unitele al composto. 

Ora lavorate l’impasto molto velocemente e formate un panetto (se non avete la planetaria, preparate il composto in una ciotola e poi lavoratelo velocemente sul tavolo per formare il panetto).

Schiacciatelo e copritelo con la pellicola. La frolla dovrà riposare in frigo per almeno 1/2 ora.

Una volta riposata, lavorate leggermente la pasta per renderla di nuovo elastica. Stendetela con il mattarello fino a uno spessore di 1/2 cm (non fateli troppo sottili perché dovranno resistere alle varie fasi di decorazione!) e tagliateli con delle formine a forma di zucca, pipistrello o fantasmino.

Se non avete gli stampini, potete utilizzare del cartoncino ricoperto di carta stagnola per realizzare delle sagome personalizzate home made da ricalcare. Date un’occhiata QUI!

A seconda dell’età, i bambini potranno stendere la pasta e tagliare i biscotti, ma se sono troppo piccoli, potete realizzare in anticipo i biscotti e farli raffreddare, in modo da avere tutto pronto per la decorazione.

Ecco alcune idee adatte a diverse età:

* spennellate i biscotti con del miele e poi cospargeteli con codette colorate, nocciole tritate, scaglie di cioccolato o cocco. Potete anche applicare dei confettini colorati tipo smarties per fare gli occhi oppure dei pinoli per i denti di uno spaventoso teschio.

* preparate una glassa con acqua e zucchero a velo o albume e zucchero a velo (mi raccomando usate l’albume pastorizzato in vendita in tutti i supermercati). Potete stenderla con un cucchiaino o metterla in un biberon di plastica (tipo quello del ketchup che si vede nei fast food) per fare dei disegni più particolari. Per esempio l’omino pan di zenzero che usate a Natale può diventare una simpatica mummia.

* Allo stesso modo potete preparare una glassa di cioccolato, sciogliendo una tavoletta con un po’ di burro o un goccio di panna e disegnare gli occhi e la bocca delle zucche.

* I più esperti possono sbizzarrirsi con la pasta di zucchero!

E mentre aspettate che la pasta riposi o che i biscotti si raffreddino, perché non realizzare qualche sagoma di cartoncino da applicare a cannucce o bicchieri e rendere così la merenda di Halloween ancora più speciale.

img_1063

 

 

0
Share
,

Oggi come tutti i mercoledì a casa Spigariol Minatel si cucina insieme. Si tratta di un laboratorio culinario molto speciale, a cui questa mattina ho il piacere di partecipare anche io.

Casa Spigariol Minatel è una struttura residenziale per disabili adulti che attraverso la Fondazione Onlus “Il nostro domani” opera da ben 10 anni a Breda di Piave, nel trevigiano.

Io ho conosciuto per la prima volta questa realtà nel 2015, visitando la mostra fotografica Gust’Arte, un percorso di 14 foto che avevano come soggetto la passione per il cibo curato dai residenti e dagli operatori della comunità. Mi spiega Mariano, uno dei coordinatori, come la mostra non volesse parlare di disabilità con la disabilità, ma invece mettere in risalto i piatti realizzati, per permettere di capire come il buono e il bello del cibo ci accomuni tutti.

Tra tutti i progetti educativi, il laboratorio di cucina è sicuramente quello che da anni riscuote maggiore successo, un percorso pedagogico che inizia già il lunedì con la scelta della ricetta e prosegue il giorno dopo con un passaggio fondamentale, l’uscita per la spesa.

Nel frattempo ci ha raggiunto anche Giulia, la referente del laboratorio, che mi conferma come la spesa sia un momento di grande coinvolgimento. Ad ognuno viene assegnato un ingrediente, che va cercato tra gli scaffali del supermercato, scelto e pagato alla cassa. Uscire significa incontrare gente diversa, talvolta qualche conoscente, fermarsi a dire qualcosa, farsi capire e interagire.

Giulia mi spiega come la gestione del laboratorio richieda una grande energia. Per molti non è semplice ricordarsi cosa si deve fare, che ingredienti usare, quindi piano piano si prende la ricetta in mano e si comincia. Qualcuno va cercato nel corridoio e qualcun altro spronato ad alzarsi, ma una volta che tutti sono al proprio posto con grembiule e guanti si può cominciare: oggi si preparano i biscotti!

Maria Pia si fa subito portavoce degli altri e con curiosità mi chiede come mi chiamo e da dove vengo e poi mi racconta che lei è nata nel giorno di San Valentino mentre sceglie la formina a forma di cuore per i suoi biscotti.

img_1050

Giulia è attenta a coinvolgere anche Maria Grazia che è più silenziosa e concentrata nel decorare le stelle che ha appena preparato.

img_1051

E poi c’è Luciano che con grande attenzione e delicatezza stende la pasta frolla e con cura confeziona i suoi dolcetti. Non parla molto, ma il suo sorriso vale più di mille parole.

img_1053img_1052

 

Rimango sempre sorpresa da come la cucina riesca ad avvicinare subito le persone e a creare un clima disteso e familiare. In questo caso poi si cerca di fare anche molto di più: portare le persone ad avere maggiore autonomia, a rimanere concentrati su un’attività e ad interagire in gruppo.

Ognuno porta avanti il suo percorso con fatica, ma anche con la grande soddisfazione di vedere un qualcosa che prende forma dal proprio lavoro e che può essere condiviso con tutti gli altri, proprio come i biscotti di oggi.

 

 

E proprio per condividere anche con chi è esterno a Casa Spigariol Minatel, sono stati realizzati degli splendidi vasetti con tisane, preparati per torte e biscotti e ancora con le erbe aromatiche dell’orto (assolutamente Km 0!!!) che vengono donati a fronte di un’offerta a chiunque voglia portarsi a casa un pezzetto di questo lavoro fatto con impegno, passione e coraggio. Sono perfetti per delle bomboniere originali o come pensierini di Natale.

img_1047 img_1048

Per conoscere meglio questa realtà e per tutti i contatti di Casa Spigariol Minatel, visitate il sito www.ilnostrodomani.org o la pagina Facebook Fondazione Il nostro domani.

 

 

 

 

 

2
Share
Condividere
,

Oggi voglio proporre uno spunto di riflessione su un aspetto che reputo molto importante:
La cucina come testimonianza della propria identità culturale, ma anche e soprattutto come strumento per l’integrazione.

Sembra una cosa banale, ma imparare a conoscere la cultura gastronomica di un altro popolo assaggiando piatti diversi, a volte anche molto lontani dalle nostre abitudini, ci aiuta ad aprirci all’altro e ci educa a rispettare le diversità.

Spesso infatti sedersi a tavola, in viaggio o semplicemente in un ristorante etnico, è il modo più semplice e diretto di immergersi in una nuova cultura. Anche preparare un piatto della nostra tradizione da condividere può aiutare a farci conoscere meglio da chi non ha le nostre stesse origini.

Sicuramente lo hanno capito bene il piccolo gruppo di professionisti televisivi che si sono riuniti nel 2008 per ideare un nuovo programma di cucina andato in onda su Channel 2 in Israele.

Una serie di 10 puntate con alla conduzione due cuoche che, ognuna nella rispettiva cucina, si confrontavano su ricette e ingredienti.

Fin qui direte, niente di strano… se non fosse che le due donne scelte per il programma erano Tamar Rosen e Amal Fauzi, una istraeliana e l’altra palestinese.

image

La serie Good Intentions estremamente coraggiosa e rivoluzionaria è stata diretta da Uri Barbash (film-maker israeliano formato alla London Film School con Mike Leigh negli anni settanta) e prodotta con la collaborazione di The Parents Circle families un’organizzazione che mette assieme famiglie israeliane e palestinesi vittime del conflitto.
Nel corso delle puntate le protagoniste si scambiano consigli culinari, ma soprattutto si confrontano sulla loro vita, sulla famiglia e sulla drammatica situazione politica.

Nonostante gli ostacoli, gradualmente le due donne iniziano a conoscersi, a ridere insieme, imparano l’una dall’altra e si supportano di fronte alle difficoltà e alle opposizioni che incontrano tra amici e parenti nazionalisti.
Il loro è un rapporto fragile messo a continua prova dai drammatici eventi che si susseguono, e che le colpiscono a volte anche molto da vicino, ma è anche la testimonianza della volontà di creare un piccolo ponte di pace.

 

Fonti:

Palestina-Israele: in cucina con il nemico – The Independent 4 luglio 2008 – Donald Macintyre

www.yezirah.com/english/good-intentions

Cucinoterapia – Roberta Schira – Ed. Salani

 

2
Share