“Che stress dover cucinare tutti i giorni”, “Non mi piace proprio cucinare”, “sono un disastro in cucina”, ” io odio cucinare”… quante volte mi sono sentita ripetere queste frasi.

Cucinare tutti i giorni, tre volte al giorno, magari per una famiglia numerosa, può diventare stressante, lo capisco. Anche io alcune volte non ho proprio voglia di mettermi ai fornelli e così finisco per smangiucchiare qualcosa qua e là.

Ma proviamo a cambiare prospettiva, stacchiamoci dall’idea del cucinare come dovere quotidiano e proviamo a pensare la cucina come una qualsiasi attività ricreativa con cui distrarsi per un paio d’ore, divertirsi ed esprimere se stessi.

Non è necessario dedicarsi a ricette complesse, scegliete qualcosa alla vostra portata che vi permetta di cucinare serenamente, avrete poi tutto il tempo per aumentare il livello di difficolta, se ne avrete voglia.

Anche questo è il bello della cucina, ci sono ricette adatte a tutti, dai principianti, a chi vuole cucinare con i bambini, fino a chi si sente uno chef provetto. Per chi vuole dedicare una giornata intera ai fornelli, ma anche per chi ha solo una mezz’oretta di tempo. E poi pensate un po’, nella nostra cucina possiamo permetterci di sbagliare 😉, ricominciare da capo se ne abbiamo voglia o aggiustare in modo creativo un errore, non deve essere tutto perfetto!

Tutti noi abbiamo bisogno di esprimerci, aggiungere qualcosa di creativo alla nostra routine quotidiana, se dipingere o suonare uno strumento sono idee molto belle, ma spesso non alla portata di tutti, la cucina invece è lì, una in ogni casa, sempre aperta, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

L’idea di mycookingtherapy è proprio questa, rendere la cucina un’attività alla portata di tutti, a cui possiamo ricorrere facilmente per scaricare lo stress accumulato durante la giornata o distrarci da qualche preoccupqzione.

Non sottovalutate la soddisfazione che può darvi partire da una serie di semplici ingredienti e alla fine ottenere un piatto finito, qualcosa che prima non c’era, che avete creato voi con le vostre mani.

E sono sicura che piano piano riuscirete a trasmettere questa positività anche nella cucina di tutti i giorni! 😉

 

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Può la cucina essere un importante strumento di riabilitazione e reinserimento sociale?

La risposta è si! E I Dolci di Giotto ne sono un concreto esempio con il loro laboratorio “non convenzionale” che unisce un importante progetto sociale con l’eccellenza nell’arte pasticcera.

La cooperativa Giotto gestisce infatti un laboratorio di pasticceria in una realtà molto particolare come quella della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova. Lì, ogni giorno si sfornano dolci freschi, brioches, biscotti e nel periodo natalizio anche un panettone che ha ricevuto importanti riconoscimenti di qualità da giurie di settore e che viene venduto con successo in Italia e in giro per il mondo. Pensate che può vantare tra i suoi estimatori dei “palati speciali” come Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Un mestiere come quello del pasticcere richiede grande attenzione, pazienza e rispetto per la materia, per questo ci sono sei maestri pasticceri che coordinano un gruppo di 25 allievi detenuti e a seconda delle inclinazioni e capacità di ognuno li indirizzano alle varie fasi di preparazione, facendo loro intraprendere un importante cammino lavorativo e di cambiamento. Un processo di crescita che tende a valorizzare l’impegno del singolo, ma sempre inserito nella dimensione del lavoro di squadra.

I detenuti hanno la possibilità di occupare il tempo in modo attivo, riappropiandosi o apprendendo per la prima volta la cultura del lavoro, usufruendo di un percorso formativo specifico che offrirà loro una possibilità di occupazione una volta usciti. Il lavoro restituisce loro dignità e senso del vivere.

Attraverso un regolare contratto di lavoro che permette loro di percepire un reddito, hanno la possibilità di sostenere la famiglia di origine e dare un contributo alla società.

Attraverso l’assunzione di responsabilità si innesca un percorso di cambiamento, una specie di allenamento verso la libertà.

Ma a livello di riabilitazione ci sono dei risultati tangibili? Direi che parlano i dati: secondo le statistiche, in Italia la recidiva dei detenuti che tornano in libertà si aggira intorno all’80%. Nel caso dei detenuti coinvolti nel laboratorio della cooperativa Giotto la percentuale scende incredibilmente sotto il 2%. Un risultato positivo che evidentemente riguarda tutta la società e che si basa sull’articolo 27 della nostra Costituzione, secondo cui chi sbaglia deve essere rieducato e reinserito nella società meglio di prima.

E se volete ancora un po’ di numeri, pensate che quest’anno con i panettoni della solidarietà, le praline e i dolci del Santo sono stati raccolti ben 15.752,10 € che, tramite l’Associazione Santa Lucia per la Cooperazione e lo sviluppo tra i popoli, vanno a sostenere vari progetti di solidarietà tra cui la ricostruzione di una scuola elementare nel Comune di Amatrice.

 

Ora però parliamo anche un po’ di dolci, perché per Pasqua I Dolci di Giotto stanno preparando moltissimi prodotti che vanno dalle colombe tradizionali a quelle più originali come quella al mandarino o alla pesca e albicocca, ma anche le Veneziane, tipiche focacce di antica tradizione veneta. Tutti i prodotti seguono una lunga lievitazione e vengono confezionati con un ciclo di lavorazione di 72 ore, utilizzando ingredienti naturali e di grande qualità. E poi ci sono immancabili le uova di cioccolato!

 

 

 

Sul sito idolcidigiotto.it potete trovare l’elenco dei punti vendita presenti in tutta Italia, ma potete anche acquistare direttamente on-line. Per assicurarsi la spedizione entro Pasqua è necessario inviare l’ordine entro il 10 aprile, quindi andate subito a dare un’occhiata!

 

 

 

 

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Iniziamo marzo con un post della serie “il libro nel piatto”, un piatto dal sapore orientale, come la sua autrice, Ito Ogawa, nota scrittrice giapponese che con questo romanzo ha esordito e ottenuto un grande successo sia della critica che del pubblico, vincendo il Premio Bancarella 2011.

“Il ristorante dell’amore ritrovato” è un ristorante molto particolare perché ha un solo tavolo e il menù che viene servito è studiato ogni volta su misura per gli ospiti. La cuoca, protagonista di questa storia, decide di preparare per i suoi clienti dei piatti costruiti sui loro gusti, ma non solo, quello che ha bisogno di sapere prima di mettersi ai fornelli riguarda soprattutto la loro vita, i loro desideri, i loro sogni per poter realizzare un menù veramente perfetto. Così capita che chi si siede al tavolo del Lumachino si innamori, si perdoni o ritrovi la voglia di godersi la vita. Ma il ristorante non è terapeutico solo per i suoi ospiti, ma soprattutto per la giovane cuoca Ringo che proprio attraverso il suo nuovo e piccolo ristorante riesce a tornare pienamente alla vita.

Confesso che lo sto ancora leggendo, ma ormai ho superato di un bel po’ la metà e quindi mi sento di consigliarlo con grande tranquillità. Per chi ama la cucina, ma non solo. Eccone un assaggio:

[…] io, lì al suo fianco, continuavo a mangiare le ciambelle. […] Ogniqualvolta ne mettevo una in bocca e cominciavo a masticare, mi tornavano in mente le giornate trascorse in compagnia della nonna, dalla consistenza soffice come schiuma e piacevoli come il crogiolarsi al sole.

[…] Cucinare mi dava una gioia incontenibile e le mie cellule erano un unico vortice di pura estasi. Ero felice come non mai, perché potevo cucinare per gli altri

[…] Cucinare quando si è arrabbiati, tristi e di cattivo umore, mi diceva sempre la nonna, è molto rischioso, perché il nostro stato d’animo infelice trasparirà di certo nel gusto e nella disposizione del cibo nei piatti. Quando si prepara da mangiare, bisogna pensare a qualcosa di bello e stare davanti  ai fornelli con gioia e serenità.

E se vi venisse voglia di provare l’emozione di un ristorante tutto per voi (o quasi), date un’occhiata QUI!

 

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Oggi voglio raccontarvi una storia dal #SaporeDiverso, il sapore dei prodotti di stagione, dei mercati e dei piccoli produttori agricoli, il sapore del pane fatto in casa… ma è anche il sapore di una bella e giovane avventura imprenditoriale nel mondo del food. The Farmers è un food truck che gira l’Italia tra Festival,  mercatini vintage ed eventi di street food, e sempre più spesso presente nelle feste private, negli eventi aziendali e nei matrimoni.

Il nostro obiettivo è tornare alla terra, alla vita semplice e contadina. Per questo motivo la maggior parte dei prodotti che utilizziamo provengono da cascine e piccole aziende agricole, nel pieno rispetto della stagionalità delle materie prime.
Crediamo nel cibo di qualità e di provenienza sicura.
Abbiamo visitato personalmente ogni azienda, cascina e mercato che collabora con noi stringendo le mani di agricoltori e giovani imprenditori che mettono grande passione nel proprio lavoro, riappropriandoci anche dell’importanza del rapporto umano.

Ho conosciuto Federica all’Università, in tempi non sospetti, quando la cucina era una passione che trovava spazio nel tempo libero e forse ancora non immaginavamo che sarebbe diventata il nostro lavoro. Cosi quando ho iniziato a seguire su Facebook l’avventura di The Farmers ho sentito subito che c’era un’affinità con l’idea alla base di mycookingtherapy.

 

Allora conosciamo un po’ meglio Federica e il suo progetto:

Cosa ti ha spinto a cambiare radicalmente lavoro e vita?
L’idea nasce un po’ per caso dopo lunghe chiacchierate a confrontarci sulle nostre vite e passioni, sui nostri problemi e sulle visioni di quei mondi lavorativi che ci avevano così affascinati, ma anche molto delusi sotto diversi punti di vista.

In un momento particolare delle nostre vite, dopo i 30 anni, in un Paese che attraversa una forte crisi, in un mondo dove a tratti ti senti un po’ estraneo, abbiamo iniziato a chiederci: come saremo tra qualche anno? E cosa vogliamo fare del nostro prossimo futuro?

Volevamo creare qualcosa di nostro, sporcandoci le mani (nel vero senso della parola :D), lavorando duro come sempre abbiamo fatto, ma con un ritorno alle cose semplici che abbiamo riscoperto quando ci siamo fermati a riflettere un attimo e ci siamo trovati, non ci vergogniamo a dirlo, anche in serie difficoltà.

 


Perché hai scelto un lavoro nell’ambito del food? E perché un food truck?
Perché il cibo è una passione che accomuna me e il mio socio, nonché marito ormai 😀 Perché crediamo di vivere in un Paese che, se non altro sotto il punto di vista della varietà e diversità delle materie prime, è semplicemente meraviglioso. Abbiamo profumi, sapori e colori da far invidia a mezzo mondo e spesso ce ne dimentichiamo o lo diamo per scontato.

Perché il food truck? Perché fondamentalmente amiamo viaggiare e spostarci in continuazione. Lo dico sempre, voglio fare la zingara 😀 

Qual è la cosa che preferisci del tuo nuovo lavoro?
Una delle parti più belle del nostro lavoro è proprio quella di girare, conoscere tante persone nuove, visitare nuovi posti e far star bene la gente con le nostre proposte

C’è un piatto o un ricordo della tua infanzia legato alla cucina a cui sei particolarmente affezionata?
Sicuramente la frittata. Per noi è un ricordo d’infanzia, della nostra merenda, della campagna ed è anche il piatto che abbiamo scelto per iniziare questa avventura.

Volendo riappropriarci di un rapporto più vicino con la terra e con gli agricoltori e della semplicità, questo ci sembrava il piatto giusto. Povero, ma estremamente versatile, che in ogni regione italiana (ma anche nel mondo) viene realizzato in maniera diversa con gli ingredienti più vari.

Quali sono i progetti futuri di The Farmers?
I progetti futuri sono tanti. La nostra testa non smette mai di sfornare idee :D.
Vogliamo concentrarci ancora di più sui matrimoni e gli eventi privati e poi continuare la produzione delle nostre Jar.

 

Le jar sono delle vere e proprie ricette in barattolo, “versa, aggiungi e cuoci”, preparate con ingredienti e farine selezionate da cascine e piccole aziende agricole. Le proposte, sia dolci che salate, spaziano dai biscotti alle zuppe, dal vin brûlé alla cioccolata calda. Possono diventare delle bomboniere originali, dei perfetti pensierini di Natale o un regalo che si adatta a tante occasioni. Ce ne sono per tutte le tasche, dai 6 ai 16 euro e si possono acquistare direttamente sulla nostra Ape Car o Cargo Bike.

 

 

www.thefarmers.it  //  Facebook @thefarmers  // info@thefarmers.it

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Eccoci qua, è arrivata anche la fine dell’anno… quindi stasera tutti pronti con cappellini glitterati e trombette per festeggiare l’arrivo del nuovo anno 😜

Ma non è capodanno senza il cenone: tradizionale, innovativo, vegetariano, vegano, calorico, light… ognuno ha i suoi gusti, l’importante è che sia festoso, ricco di sapore e colore, dopotutto è una tavola di festa!

Stavo pensando a come descrivere la mia idea di cenone e mi è venuta in mente la tavola del film “Il pranzo di Babette”. Per chi non lo conosce…

Ambientato in un piccolo villaggio della Norvegia alla fine dell’Ottocento, racconta la storia di due sorelle, figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto. Martina e Philippa vivono dedicandosi completamente al prossimo, seguendo i principi del padre e arrivando a rinunciare anche all’amore e alla realizzazione personale. Un giorno si presenta alla loro porta, stremata, la parigina Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, durante la quale ha perso il figlio e il marito. Babette viene accolta dalle due anziane donne e si guadagna l’ospitalità facendo da governante e contribuendo all’attività di beneficenza. Nessuno lo sa, ma Babette era la grande cuoca del Café Anglais di Parigi, una vera artista.

I giorni trascorrono sempre uguali e così passano gli anni, fino a quando da Parigi giunge la notizia che Babette ha vinto una grossa somma di denaro alla lotteria. Tutti credono che Babette li userà per tornare in Francia, ma lei decide di organizzare un grande pranzo, un vero pranzo di cucina francese. I dodici abitanti del villaggio, abituati a una vita priva di piaceri, sono terrorizzati che questo evento possa sconvolgere le loro esistenze tranquille.

Ma la bontà del cibo, l’atmosfera e l’amore con cui Babette ha cucinato, sedurrà tutti rendendoli allegri e felici. Proprio grazie alla convivialita’ della tavola troveranno la forza per superare le discordie che li dividevano.

Babette, senza dirlo a nessuno, ha speso tutto il denaro della vincita per procurarsi gli ingredienti, le bevande, i cristalli e le stoviglie, pur di esprimere nuovamente il suo talento. Rimarrà in Danimarca, perché a Parigi non c’è più nessuno che l’aspetta e ora è di nuovo povera, o forse no… perché come lei stessa dice «un artista non è mai povero».

La parte che preferisco è sicuramente quella in cui Babette decide di organizzare il grande pranzo. La protagonista sembra rinascere, quando vede arrivare tutti i meravigliosi ingredienti che le permetteranno di ricreare i piatti della sua grande cucina francese. Per lei i soldi non contano più, quello che più desidera è potersi esprimere di nuovo come un tempo faceva al Café Anglais.

È divertentissimo vedere come gli ospiti all’inizio cerchino di tener fede alla promessa di non proferire parola sul cibo, ma poi, boccone dopo boccone, si sciolgono davanti alla meraviglia di quello che gli è stato donato da Babette. Cominciano a capire che condividere il piacere della tavola non è un peccato che li condanna, ma un momento per stare insieme e condividere qualcosa di bello. L’amore che Babette ha messo nella cucina sembra arrivare al cuore dei suoi ospiti, i visi imbronciati lasciano spazio ai sorrisi e la diffidenza si trasforma nella gioia di assaporare qualcosa di nuovo, sconosciuto fino a quel momento.

Se vi capita, io vi consiglio di guardarlo. È un film un po’ datato, ma l’atmosfera che racconta non lo è per niente!

Ecco, questa è la mia idea di cenone… il cenone di Babette!

Allora buoni festeggiamenti, ci sentiamo il prossimo anno! 😉

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Oggi pubblico la prima intervista su mycookingtherapy e per questa occasione c’è un’ospite davvero speciale: si tratta di Alida Gotta, la giovane ed eclettica finalista dell’ultima edizione di Masterchef.

Durante Masterchef Alida mi aveva subito colpita per la sua storia e per il suo rapporto con la cucina, così intenso e complesso. Si capiva che quell’apparente fragilità nascondeva in realtà una grande forza e determinazione, qualità che sono poi emerse nel corso delle puntate.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla cucina? C’è una ricetta o un episodio, magari della tua infanzia, che ricordi con particolare affetto?

Sicuramente uno dei ricordi più belli che ho, legati alla cucina, è quello di quando preparavo la pasta choux insieme a mio nonno. Lui era un pasticcere ed io adoravo stare in cucina con lui.

A Masterchef hai raccontato come la cucina ti abbia aiutato a superare un cattivo rapporto con il cibo. Come ti sei avvicinata alla cucina e cosa ha rappresentato per te in quel momento?
Quali sensazioni ed emozioni ti dava lo stare ai fornelli?

Cucinare in realtà mi è sempre piaciuto, mettersi ai fornelli ti permette di liberare la mente e ti distrae per un po’ dai pensieri. La sensazione che preferisco è quella che si prova quando crei qualcosa di nuovo. È un momento che definirei intimo, scatta una scintilla che è solo tua e nessuno ti può togliere.

Condividere in TV questa parte così intima della tua vita non deve essere stato facile. Pensi che questa tua testimonianza possa in qualche modo aiutare chi sta vivendo quella stessa situazione?

Si, non è stato affatto facile. Avrei preferito che questo aspetto della mia vita privata non emergesse durante la trasmissione. Poi però molte persone hanno iniziato a contattarmi e a scrivermi per raccontarmi le loro esperienze, così ho capito che condividere con il pubblico questa parte di me aveva avuto un riscontro positivo e che la mia testimonianza poteva essere uno stimolo per chi stava affrontando questo problema.

Dopo Masterchef come è cambiato o come si è evoluto il tuo rapporto con la cucina?

Iniziando a lavorare il mio rapporto con la cucina è sicuramente cambiato. Questo è un lavoro che richiede molto impegno e tanta energia, ma ne vale la pena!

E ora quali progetti hai in mente per il futuro?

Da poco sono partiti due nuovi progetti:

Il primo è Alida TeenChef, una serie che va in onda sul mio canale you tube, dove si alternano dei tutorial sulle basi della cucina con altre puntate in cui aiuto dei giovanissimi ospiti a cucinare il loro “piatto perfetto”. 

Il secondo progetto, “Sogno da chef”, mi vede invece nelle vesti di conduttrice. È una gara tra giovani cuochi dilettanti che si sfidano cucinando il loro piatto forte, a giudicarli c’è giuria qualificata che cambia ad ogni puntata. Va in onda ogni domenica alle 12.30 su Life Channel (canale 810 di Sky)

Quale potrebbe essere il piatto che meglio rappresenta la tua personalità?

Non saprei dirti un piatto preciso… sicuramente sarebbe un piatto non tradizionale, ricco di contaminazioni. Una base di cucina classica con influenze giapponesi e i profumi delle spezie arabe. Buono, ma anche scenico, perché per me la cucina deve essere anche un po’ arte!

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Siamo arrivati all’ultima casellina del calendario mycookingtherapy! E dentro ci sono gli auguri di Buon Natale, ma in stile mycookingtherapy, quindi per ora vi salutò così…

Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che passa sotto il vostro tetto
(Anthelme Brillat-Savarin)

Cucinare suppone una testa leggera, uno spirito generoso e un cuore largo.
(Paul Gauguin)

Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia.
(Heinz Beck)

Però i post continuano, quindi mi raccomando continuate a seguirmi eh!!! Ci vediamo dopo Natale!

 

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Ci siamo quasi, manca davvero poco a Natale e ancora meno alla cena della vigilia… nella casella di oggi ho pensato di farvi trovare una raccolta di idee trovate su internet per decorare la tavola… perché i vostri piatti meritano una bella cornice per essere gustati al meglio!

*cliccando su ogni immagine potrete visitare direttamente il sito dove le ho trovate.

Basta veramente poco per creare l’atmosfera!

 

 

 

 

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Natale vuol dire famiglia, grandi pranzi, tavole imbandite, ricette tradizionali che spesso ci ricordano la nostra infanzia.

Oggi sforzatevi di ricordare un piatto della vostra tradizione natalizia, una ricetta tipica della vostra famiglia e magari provate a rifarlo, così com’era o personalizzato secondo i vostri nuovi gusti. Potreste approfittare e fare una telefonata alla mamma, alla zia o alla nonna per avere qualche dritta su come prepararla, saranno sicuramente felici di aiutarvi! E se siete lontani da casa sarà un modo per sentirsi più vicini 😊.

…il mio piatto sono sicuramente le lasagne… o forse le bistecchine di agnello panate… o forse… hmmm… meglio che faccio una telefonata va 😉

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Siamo già il 21 dicembre, e rimangono pochi giorni per comprare gli ultimi regali… se non avete ancora pensato a tutti e volete portare un po’ di cooking therapy nelle case dei vostri amici e parenti, perché non fare qualche regalo legato alla cucina.

Quando scegliete uno strumento per la cucina, che sia un regalo o per voi stessi, io vi consiglio di puntare sempre su qualità e praticità. Tra negozi e internet si trova di tutto e di più, spesso oggetti molto simpatici e originali, ma che poi finiscono inesorabilmente in qualche cassetto perché non hanno un pratico e reale utilizzo nella cucina di tutti i giorni.

Ecco qualche personale suggerimento (per tutte le tasche) da cui potete prendere spunto se vi va:

  • una buona confezione di pasta e un buon olio extra vergine di oliva (non esiste italiano…e forse anche straniero che non apprezzi 😉)
  • stampini per biscotti e un mattarello (così non ci saranno più scuse per non fare i biscotti!)
  • vasetti di spezie (attraverso le spezie potete regalare un mondo… un mondo di sapori e profumi)
  • termometro da cucina (è uno strumento sempre più indispensabile sia per chi è alle prime armi e vuole cuocere perfettamente una bistecca sia per chi vuole sperimentare ricette più elaborate)
  • un libro (perché un libro è per sempre 😉). Se conoscete i gusti della persona, puntate su temi specifici come per esempio “il cioccolato” o “il pane” oppure scegliete una raccolta di ricette di grandi chef (per chi cerca ispirazione sono perfetti). Per chi vuole rimanere in tema food, ma senza ricette, ci sono tutti i titoli di Massimo Montanari (per scoprire la cultura del cibo) o Anthony Bourdain (per delle avventure gastronomiche).

 

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