“Che stress dover cucinare tutti i giorni”, “Non mi piace proprio cucinare”, “sono un disastro in cucina”, ” io odio cucinare”… quante volte mi sono sentita ripetere queste frasi.

Cucinare tutti i giorni, tre volte al giorno, magari per una famiglia numerosa, può diventare stressante, lo capisco. Anche io alcune volte non ho proprio voglia di mettermi ai fornelli e così finisco per smangiucchiare qualcosa qua e là.

Ma proviamo a cambiare prospettiva, stacchiamoci dall’idea del cucinare come dovere quotidiano e proviamo a pensare la cucina come una qualsiasi attività ricreativa con cui distrarsi per un paio d’ore, divertirsi ed esprimere se stessi.

Non è necessario dedicarsi a ricette complesse, scegliete qualcosa alla vostra portata che vi permetta di cucinare serenamente, avrete poi tutto il tempo per aumentare il livello di difficolta, se ne avrete voglia.

Anche questo è il bello della cucina, ci sono ricette adatte a tutti, dai principianti, a chi vuole cucinare con i bambini, fino a chi si sente uno chef provetto. Per chi vuole dedicare una giornata intera ai fornelli, ma anche per chi ha solo una mezz’oretta di tempo. E poi pensate un po’, nella nostra cucina possiamo permetterci di sbagliare 😉, ricominciare da capo se ne abbiamo voglia o aggiustare in modo creativo un errore, non deve essere tutto perfetto!

Tutti noi abbiamo bisogno di esprimerci, aggiungere qualcosa di creativo alla nostra routine quotidiana, se dipingere o suonare uno strumento sono idee molto belle, ma spesso non alla portata di tutti, la cucina invece è lì, una in ogni casa, sempre aperta, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

L’idea di mycookingtherapy è proprio questa, rendere la cucina un’attività alla portata di tutti, a cui possiamo ricorrere facilmente per scaricare lo stress accumulato durante la giornata o distrarci da qualche preoccupqzione.

Non sottovalutate la soddisfazione che può darvi partire da una serie di semplici ingredienti e alla fine ottenere un piatto finito, qualcosa che prima non c’era, che avete creato voi con le vostre mani.

E sono sicura che piano piano riuscirete a trasmettere questa positività anche nella cucina di tutti i giorni! 😉

 

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Un paio di settimane fa ho deciso che era giunto il momento di rispolverare il mio inglese e mi sono iscritta a un corso. Ovviamente anche le mie sperimentazioni in cucina hanno iniziato ad orientarsi su un gusto più British… quindi via libera a pancakes, brownies, apple pie, cookies, fish&chips…e così ho pensato: perché non trovare un metodo per cucinare e allo stesso tempo studiare l’inglese…. o qualsiasi altra lingua straniera!

Ecco un po’ di idee che mi sono venute in mente:

Scaricate da internet una ricetta in inglese, meglio ancora se tipica (così sarà ancora più facile immergersi nell’atmosfera 😉) e prima di mettervi ai fornelli cercate di tradurre i vari passaggi e individuate le parole nuove che ancora non conoscevat (io utilizzo wordreference.com come dizionario online). Mentre cucinate cercate di ripetere a voce alta i nomi degli ingredienti man mano che li utilizzate e cercate di spiegare il procedimento, come se steste cucinando davanti a qualcuno. Un po’ come fanno gli Chef in TV! 😬 Mi raccomando partite con ricette semplici perché usando un’altra lingua lo sforzo sarà maggiore!

Il web è pieno zeppo di video ricette in inglese. Io adoro i video Food Tube di Jamie Oliver, danno degli ottimi spunti in cucina e allo stesso tempo vi permette di allenare la comprensione e migliorare la pronuncia.

Se invece volete fare pratica conversando con qualcuno, chiedete a un amico/a di aiutarvi a cucinare e sforzatevi di parlare solo in inglese. Poi godetevi la cena, magari davanti ad un bel film in lingua originale.

Nessuna idea per il week end?… Organizzate un brunch o un happy hour a casa vostra a tema. Unica regola: si parla solo inglese!

Se volete coinvolgere i vostri bambini, scegliete una ricetta semplice e prima di iniziare a cucinare preparate insieme a loro dei cartellini colorati con i nomi in inglese degli ingredienti che userete. Per esempio si presta molto bene a questo gioco una macedonia coloratissima con tanta frutta diversa. Sarà una merenda fresca, divertente e molto istruttiva!

 

Sul web ho trovato un paio di indirizzi davvero molto utili, provate a dare un’occhiata qui:

Mmmenglish è un video corso di inglese davvero molto carino, le video lezioni prendono spunto da temi food per approfondire argomenti di grammatica, espressioni, modi di dire e vocabolario.

Se siete dei tradizionalisti e non volete rinunciare al classico libro di ricette da poter sfogliare, sottolineare e riempire di post it QUI troverete di sicuro quello che fa per voi!

So let’s start your English Cooking Therapy!

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Avete mai sentito parlare di team building? Si tratta di tutte quelle attività extra-lavorative che vengono organizzate dalle aziende per aumentare lo spirito di gruppo tra i suoi dipendenti, favorendo la conoscenza e la collaborazione.

Sempre più spesso il luogo prescelto per organizzare questo tipo di attività è proprio la cucina! Vista come ottima metafora del lavoro in azienda, permette di sviluppare spirito collaborativo, competitivo e dirigenziale.

Se pensiamo alla brigata, il gruppo di lavoro di una cucina più o meno grande, possiamo individuare diverse figure, come lo Chef (il capo) che coordina il lavoro e affida i diversi compiti agli Chef di partita, che a loro volta con l’aiuto dei commis (aiutanti), portano a termine le varie preparazioni.

Ognuno ha un ruolo ben preciso all’interno del gruppo, con compiti e responsabilità, ma il tutto è sempre finalizzato a raggiungere un obiettivo comune che sarà portare a termine il servizio nel migliore dei modi o più semplicemente realizzare una ricetta.

Così anche nella preparazione di un semplice piatto ci sarà un progetto iniziale (ricetta), un budget da rispettare (con cui calcolare la lista della spesa), la divisione dei compiti e le rispettive responsabilità (chi prepara cosa), un timing da seguire (tutti devono essere ben coordinati tra loro) e soprattutto un obiettivo che tutti dovranno aver bene in mente (come dovrà essere il piatto finale?).

Ma non dimentichiamoci che parte integrante delle attività di team building è soprattutto il divertimento

Beh, la cucina permette senza dubbio di sperimentare anche questa parte, non solo nel corso della preparazione, ma anche con la degustazione finale dove ci si potranno scambiare pareri e nuove idee e condividere la soddisfazione per il risultato raggiunto.

Ormai praticamente tutte le scuole di cucina offrono un servizio di “corsi per aziende/gruppi”.

Ecco qui qualche nome in giro per l’Italia:

Accademia Barilla (Parma)

Sale & Pepe Group (Spinea – Ve)

Congusto (Milano)

Gambero Rosso (Roma)

Quindi se lavorate in un’azienda, grande o piccola che sia, perché non provare a proporre una bella serata in cucina per stimolare lo spirito di gruppo! Tutti ai fornelli!!!

 

 

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Può la cucina essere un importante strumento di riabilitazione e reinserimento sociale?

La risposta è si! E I Dolci di Giotto ne sono un concreto esempio con il loro laboratorio “non convenzionale” che unisce un importante progetto sociale con l’eccellenza nell’arte pasticcera.

La cooperativa Giotto gestisce infatti un laboratorio di pasticceria in una realtà molto particolare come quella della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova. Lì, ogni giorno si sfornano dolci freschi, brioches, biscotti e nel periodo natalizio anche un panettone che ha ricevuto importanti riconoscimenti di qualità da giurie di settore e che viene venduto con successo in Italia e in giro per il mondo. Pensate che può vantare tra i suoi estimatori dei “palati speciali” come Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Un mestiere come quello del pasticcere richiede grande attenzione, pazienza e rispetto per la materia, per questo ci sono sei maestri pasticceri che coordinano un gruppo di 25 allievi detenuti e a seconda delle inclinazioni e capacità di ognuno li indirizzano alle varie fasi di preparazione, facendo loro intraprendere un importante cammino lavorativo e di cambiamento. Un processo di crescita che tende a valorizzare l’impegno del singolo, ma sempre inserito nella dimensione del lavoro di squadra.

I detenuti hanno la possibilità di occupare il tempo in modo attivo, riappropiandosi o apprendendo per la prima volta la cultura del lavoro, usufruendo di un percorso formativo specifico che offrirà loro una possibilità di occupazione una volta usciti. Il lavoro restituisce loro dignità e senso del vivere.

Attraverso un regolare contratto di lavoro che permette loro di percepire un reddito, hanno la possibilità di sostenere la famiglia di origine e dare un contributo alla società.

Attraverso l’assunzione di responsabilità si innesca un percorso di cambiamento, una specie di allenamento verso la libertà.

Ma a livello di riabilitazione ci sono dei risultati tangibili? Direi che parlano i dati: secondo le statistiche, in Italia la recidiva dei detenuti che tornano in libertà si aggira intorno all’80%. Nel caso dei detenuti coinvolti nel laboratorio della cooperativa Giotto la percentuale scende incredibilmente sotto il 2%. Un risultato positivo che evidentemente riguarda tutta la società e che si basa sull’articolo 27 della nostra Costituzione, secondo cui chi sbaglia deve essere rieducato e reinserito nella società meglio di prima.

E se volete ancora un po’ di numeri, pensate che quest’anno con i panettoni della solidarietà, le praline e i dolci del Santo sono stati raccolti ben 15.752,10 € che, tramite l’Associazione Santa Lucia per la Cooperazione e lo sviluppo tra i popoli, vanno a sostenere vari progetti di solidarietà tra cui la ricostruzione di una scuola elementare nel Comune di Amatrice.

 

Ora però parliamo anche un po’ di dolci, perché per Pasqua I Dolci di Giotto stanno preparando moltissimi prodotti che vanno dalle colombe tradizionali a quelle più originali come quella al mandarino o alla pesca e albicocca, ma anche le Veneziane, tipiche focacce di antica tradizione veneta. Tutti i prodotti seguono una lunga lievitazione e vengono confezionati con un ciclo di lavorazione di 72 ore, utilizzando ingredienti naturali e di grande qualità. E poi ci sono immancabili le uova di cioccolato!

 

 

 

Sul sito idolcidigiotto.it potete trovare l’elenco dei punti vendita presenti in tutta Italia, ma potete anche acquistare direttamente on-line. Per assicurarsi la spedizione entro Pasqua è necessario inviare l’ordine entro il 10 aprile, quindi andate subito a dare un’occhiata!

 

 

 

 

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Iniziamo marzo con un post della serie “il libro nel piatto”, un piatto dal sapore orientale, come la sua autrice, Ito Ogawa, nota scrittrice giapponese che con questo romanzo ha esordito e ottenuto un grande successo sia della critica che del pubblico, vincendo il Premio Bancarella 2011.

“Il ristorante dell’amore ritrovato” è un ristorante molto particolare perché ha un solo tavolo e il menù che viene servito è studiato ogni volta su misura per gli ospiti. La cuoca, protagonista di questa storia, decide di preparare per i suoi clienti dei piatti costruiti sui loro gusti, ma non solo, quello che ha bisogno di sapere prima di mettersi ai fornelli riguarda soprattutto la loro vita, i loro desideri, i loro sogni per poter realizzare un menù veramente perfetto. Così capita che chi si siede al tavolo del Lumachino si innamori, si perdoni o ritrovi la voglia di godersi la vita. Ma il ristorante non è terapeutico solo per i suoi ospiti, ma soprattutto per la giovane cuoca Ringo che proprio attraverso il suo nuovo e piccolo ristorante riesce a tornare pienamente alla vita.

Confesso che lo sto ancora leggendo, ma ormai ho superato di un bel po’ la metà e quindi mi sento di consigliarlo con grande tranquillità. Per chi ama la cucina, ma non solo. Eccone un assaggio:

[…] io, lì al suo fianco, continuavo a mangiare le ciambelle. […] Ogniqualvolta ne mettevo una in bocca e cominciavo a masticare, mi tornavano in mente le giornate trascorse in compagnia della nonna, dalla consistenza soffice come schiuma e piacevoli come il crogiolarsi al sole.

[…] Cucinare mi dava una gioia incontenibile e le mie cellule erano un unico vortice di pura estasi. Ero felice come non mai, perché potevo cucinare per gli altri

[…] Cucinare quando si è arrabbiati, tristi e di cattivo umore, mi diceva sempre la nonna, è molto rischioso, perché il nostro stato d’animo infelice trasparirà di certo nel gusto e nella disposizione del cibo nei piatti. Quando si prepara da mangiare, bisogna pensare a qualcosa di bello e stare davanti  ai fornelli con gioia e serenità.

E se vi venisse voglia di provare l’emozione di un ristorante tutto per voi (o quasi), date un’occhiata QUI!

 

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Febbraio è il mese degli innamorati, San Valentino è ormai alle porte con le sue cenette a lume di candela, regali e regalini, cuori e cuoricini… ma per fortuna c’è lui! Il Signor CIOCCOLATO che viene in soccorso anche di noi poveri single, assillati da tutti quei piccoli cupido che sembrano guardarci un po’ storto dalle vetrine dei negozi e delle pasticcerie 😬

Questa settimana vi propongo quindi una piccola degustazione film+food (ve ne avevo parlato qualche post fa… se non vi ricordate leggete QUI!) perfetta per le coppiette innamorate, ma anche per i cuori infranti e i single convinti, insomma è adatta a tutti!

Il film è “Chocolat(un classico dei classici 😊) e il food? …cioccolato ovviamente!!!

l’idea è quella di sciegliere diversi tipi di cioccolato e in piccole dosi, mi raccomando, degustarli nel corso del film. Ecco qualche suggerimento:

  • Le fave di cacao sono perfette come primo assaggio, le trovate nei negozi specializzati, ma anche in molti supermercati e negozi bio. Si trovano sia crude che tostate, o ancora ricoperte di cioccolato
  • Io preferisco il cioccolato fondente, ma se non volete rinunciare al gusto più morbido del cioccolato al latte ricordatevi di partire sempre da quello con minor contenuto di cacao andando in crescendo (la gradazione vuole quindi bianco, al latte, fondente, etc.) in modo da non alterare l’analisi degli aromi.
  • Portate il cioccolato sotto al naso e cercate di individuare gli aromi primari del cacao e quelli secondari che variano di cacao in cacao (i profumi si sentono più intensamente nella parte dove la tavoletta viene spezzata) Cosa percepite? Vaniglia, caffè, tabacco? O ancora frutti, miele, caramello? Il profumo è un aspetto molto importante perché prepara la lingua al sapore che sta per arrivare.
  • Preferite la qualità alla quantità! Meglio scegliere una piccola tavoletta di grande qualità anche se ci costa un po’ di più.
  • Un assaggio di cioccolato di Modica non può mancare, con la sua consistenza granulosa regala un’esperienza molto particolare al palato (La particolare consistenza del cioccolato di Modica è data dall’assenza del concaggio, cioè una fase della produzione del cioccolato che consiste in un mescolamento intensivo degli ingredienti ad una temperatura controllata e che rende il cioccolato uniforme)
  • Via libera al cioccolato aromatizzato, ma senza esagerare. Partite dai gusti più tradizionali e poi concedetevi 1 o 2 assaggi più strani (es. peperoncino, pepe rosa, arancia…) Oppure provate il cioccolato abbinato con il sale, se non riuscite a trovarlo nei negozi, procuratevi del fleur de sal e mettetene 1 o 2 fiocchetti su un quadratino di cioccolato.

Ecco la mia personalissima degustazione ❤️:

Fave di cacao tostate della Repubblica Dominicana (Maglio)

Dark Chocolate 72% Domori (leggermente speziato)

Cioccolato fondente extra 70% Nero Perugina

Cioccolato fondente Vanini con rosmarino

Cioccolato fondente di Modica (Dolce Modica)

e per chiudere in bellezza… un Cuneese al rum della Domori

 

 

Alla dieta ci pensiamo da domani 😜

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Oggi vi scrivo direttamente… dal mio divano 😩

Ok, l’influenza mi ha costretta a prendere qualche giorno di pausa da pentole e padelle, anche se a dirla tutta non sembra riuscire a intaccare per niente la mia fame 😉 Quindi direi che per evitare di aggiunge un’indigestione al raffreddore meglio distrarsi dedicandosi a un po’ di ricerca sul web!

Partiamo da una notizia che arriva dal Regno Unito: impastare il pane aiuterebbe a combattere lo stress e la depressione. L’interesse dei media è cresciuto grazie alla storia di John Whaite, vincitore del reality televisivo Great British Bake Off. Whaite ha raccontato in un’intervista di aver sofferto di una depressione profonda, così paralizzante da non riuscire più a mettere un piede fuori di casa e ha rivelato come dedicarsi alla panificazione lo abbia aiutato a riaprirsi al mondo.

In Gran Bretagna sembra diventata una vera e propria “moda”, moltissime associazioni e panetterie offrono corsi per combattere lo stress e ritrovare il benessere imparando a fare il pane, ma anche per aiutare le persone ad uscire da un momento difficile come quello della depressione. O ancora per rientrare nella società e nel mondo del lavoro come i laboratori di panificazione per i detenuti.

A Londra esiste una Better Health Bakery, un forno “per sentirsi meglio” che aiuta i malati mentali o le persone depresse a riprendere i contatti col mondo proprio imparando a fare il pane, e in questo modo riprendere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente un libro che preso qualche tempo fa, il cui titolo mi aveva incuriosito: Il libro tibetano del pane di Edward Espe Brown che già nel 1970 sosteneva come impastare e cuocere una semplice pagnotta potesse avere un significato spirituale, mettendoci in contatto con il nostro io più profondo.

Il pane ha bisogno dei suoi tempi, non gli si può mettere fretta. Fare il pane rappresenta qualcosa di concreto in cui impegnarsi, rende tangibile l’amore che mettiamo in quello che facciamo e ci permette di condividerlo, nutrendo al tempo stesso il nostro spirito e lo stomaco degli altri.

[…] Fare il pane può rinnovare il nostro spirito, e in questo modo rinnovare il mondo, i nostri amici e i nostri vicini. Ci riconnettiamo alla terra, alla nostra origine condivisa, alla nostra vita e vitalità comune […] Dedicategli un po’ del vostro tempo: insieme al pane crescerete, maturerete, prospererete e sboccerete.

Al di là dell’aspetto più spirituale io ve lo consiglio perché è un ricettario ricco di spunti e idee non solo per il pane, ma anche per dolci, pancakes e muffin.

Non so voi, ma a me è venuta voglia di fare il pane in casa, non vedo l’ora di stare meglio per provarci! E voi cosa ne dite? 😉

 

 

 

 

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In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante di Brian Tracy su come sviluppare la fiducia in se stessi e raggiungere i propri obiettivi. Una cosa che accomuna le varie teorie sullo sviluppo della fiducia in se stessi e la realizzazione dei propri obiettivi e sogni è sicuramente l’importanza di uscire dalla propria “zona di comfort”.

Secondo gli psicologi infatti l’individuo ha la tendenza naturale ad adagiarsi in una situazione di comportamenti  e prestazioni in cui si sente a proprio agio, una zona in cui tutto è diventato semplice e poco impegnativo. Qui la persona si rilassa e smette di darsi da fare, l’impulso naturale è infatti quello di resistere al cambiamento.

All’inizio può farci sentire a nostro agio, ma piano piano cominciamo a sentirci annoiati, frustrati e infelici. La soluzione è cercare di uscire a poco a poco dalla nostra zona di comfort, attraverso piccole scelte quotidiane che ci portino a sperimentare esperienze nuove. I suggerimenti sono tanti e comprendono anche piccole cose molto semplici come provare per un giorno a fare una strada alternativa per andare a lavoro o ascoltare un genere di musica diversa dal solito. Ma se volessimo vedere la cosa dalla prospettiva della cooking therapy, ci sono tantissime cose che potremmo fare in tema cibo e cucina per rompere la routine e portare qualche piccola novità nella vita di tutti i giorni:

  • Una mattina proviamo a fare una colazione diversa dal solito: se siamo abituati al dolce proviamo una colazione salata come un toast o uova strapazzate e bacon. O più semplicemente cambiamo tazza per bere il caffè.
  • Decidiamo per un giorno di cambiare posto a tavola e godiamoci la nuova prospettiva.
  • Compriamo un nuovo ingrediente, magari che non abbiamo mai assaggiato, o ancora proviamo a cambiare supermercato o negozio per fare la spesa.
  • Sperimentiamo un nuovo ristorante o pizzeria o locale per l’aperitivo.
  • Proviamo una nuova ricetta, magari qualcosa che riteniamo difficile e che un po’ ci spaventa.
  • Assaggiamo qualcosa fuori dalle nostre abitudini: un piatto vegano potrebbe essere qualcosa di totalmente nuovo per un carnivoro convinto oppure un piatto di cucina etnica è perfetto per chi di solito è diffidente verso i sapori poco collaudati. Siate coraggiosi!
  • Un corso di cucina potrebbe essere un ottimo modo per uscire dalla comfort zone, sia che siate alle prime armi, sia che vogliate approfondire un nuovo ambito.

Metterci in gioco su un nuovo fronte ci aiuta ad aprirci a nuove idee, ci mantiene curiosi ed entusiasti come bambini e ci rende più felici. Quindi buttatevi! 

E perché non condividere nei commenti le idee e strategie che vi vengono in mente per uscire dalla vostra zona di food comfort 😉

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Oggi voglio raccontarvi una storia, la storia di una bambina che amava tanto guardare Alice nel Paese delle Meraviglie. Le piaceva da impazzire, lo guardava e riguardava, sembrava non stancarsi mai. E la scena che le piaceva di più era quella in cui il Cappellaio Matto invitava Alice a prendere il tè. Quella tavolata lunghissima, piena di tazze tutte diverse, di dolcetti colorati e biscotti di ogni tipo…

La bambina avrebbe voluto più di ogni altra cosa partecipare a quella festa e così si inventò un modo per condividere con i personaggi l’ora del tè. Prima di iniziare a vedere il film preparò tante tazzine diverse, una accanto all’altra sul tavolino del salotto con vicino dolcetti e biscottini e costrinse la mamma a preparale il tè (deteinato ovviamente, visto che era già abbastanza sveglia 😜). Ora che era tutto pronto per la fatidica scena, poteva finalmente vivere a pieno la sua fantasia e saltare da una tazza all’altra come Alice!

Questo ricordo della mia infanzia, oltre a darmi la conferma che ero un po’ strana già allora 😂, mi ha fatto venire una nuova idea di cooking therapy! Perché non provare a sfruttare il coinvolgimento che proviamo al cinema per gustare un piatto ispirato ad un film… mentre guardiamo proprio quel film!

Sarà capitato a tutti di assaggiare qualcosa di molto buono durante una vacanza, in un paese straniero o comunque in un’occasione speciale per poi riassaggiare la stessa cosa a casa e sentire che il sapore non è proprio lo stesso. Cosa è cambiato? Sarà l’aria diversa, o forse l’acqua…mah…

Sono tanti i fattori che entrano in gioco, ma un ruolo importante sicuramente è rivestito dall’atmosfera che ci circonda mentre mangiamo e da quanto questa ci coinvolge. Sicuramente un film non potrà mai ricreare le stesse sensazioni di una crêpe suzette a Parigi o di una tapas di jamón gustata al mercato di Barcellona, ma potrebbe essere un divertente esperimento da provare, magari per una cena con gli amici diversa dal solito.

Ancora scettici? Provate a bervi un tè guardando Alice nel Paese delle Meraviglie e poi mi saprete dire! Io intanto comincio a pensare a un po’ di abbinamenti cibo/vino…. ah no scusate, volevo dire cibo/film! 😁

… e se vi va potete condividere nei commenti le vostre ricette da abbinare ai vostri film preferiti oppure scrivetemi il titolo del film che vi piace, troveremo insieme il menù più adatto!

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In questi giorni il freddo non dà tregua e per quanto si stia attenti ogni tanto la gola comincia a pizzicare. E cosa c’entra con la cooking therapy direte? Beh ogni occasione è buona per cominciare a mettersi ai fornelli, anche per delle ricette veramente semplici… come quella di una tisana per rinfrancare corpo e spirito.

Gli ingredienti sono tre: zenzero fresco, limone (possibilmente non trattato) e miele (il vostro preferito!).

Mettete a bollire un pentolino d’acqua con le fettine di zenzero pelato (vi ricordate vero che si pela con un cucchiaino?!) e di limone. Non ci sono dosi precise, ma se non amate troppo il sapore un po’ piccante dello zenzero iniziate con 2/3 fettine per ogni persona.

Quando arriva a bollore spegnete e lasciate in infusione per alcuni minuti. Direttamente nella tazza aggiungete un cucchiaino di miele.

Lo zenzero è un antisettico naturale e sarà un toccasana per la vostra gola. Se poi siete ancora un po’ appesantiti dalle feste è ottimo anche per digerire 😉

In questi giorni poi sto leggendo un sacco di cose sul miele. Ne esistono veramente moltissime qualità diverse, perché non cogliere l’occasione di sperimentare un sapore diverso… un’idea per questa tisana potrebbe essere il miele d’arancio!

 

 

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