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In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante di Brian Tracy su come sviluppare la fiducia in se stessi e raggiungere i propri obiettivi. Una cosa che accomuna le varie teorie sullo sviluppo della fiducia in se stessi e la realizzazione dei propri obiettivi e sogni è sicuramente l’importanza di uscire dalla propria “zona di comfort”.

Secondo gli psicologi infatti l’individuo ha la tendenza naturale ad adagiarsi in una situazione di comportamenti  e prestazioni in cui si sente a proprio agio, una zona in cui tutto è diventato semplice e poco impegnativo. Qui la persona si rilassa e smette di darsi da fare, l’impulso naturale è infatti quello di resistere al cambiamento.

All’inizio può farci sentire a nostro agio, ma piano piano cominciamo a sentirci annoiati, frustrati e infelici. La soluzione è cercare di uscire a poco a poco dalla nostra zona di comfort, attraverso piccole scelte quotidiane che ci portino a sperimentare esperienze nuove. I suggerimenti sono tanti e comprendono anche piccole cose molto semplici come provare per un giorno a fare una strada alternativa per andare a lavoro o ascoltare un genere di musica diversa dal solito. Ma se volessimo vedere la cosa dalla prospettiva della cooking therapy, ci sono tantissime cose che potremmo fare in tema cibo e cucina per rompere la routine e portare qualche piccola novità nella vita di tutti i giorni:

  • Una mattina proviamo a fare una colazione diversa dal solito: se siamo abituati al dolce proviamo una colazione salata come un toast o uova strapazzate e bacon. O più semplicemente cambiamo tazza per bere il caffè.
  • Decidiamo per un giorno di cambiare posto a tavola e godiamoci la nuova prospettiva.
  • Compriamo un nuovo ingrediente, magari che non abbiamo mai assaggiato, o ancora proviamo a cambiare supermercato o negozio per fare la spesa.
  • Sperimentiamo un nuovo ristorante o pizzeria o locale per l’aperitivo.
  • Proviamo una nuova ricetta, magari qualcosa che riteniamo difficile e che un po’ ci spaventa.
  • Assaggiamo qualcosa fuori dalle nostre abitudini: un piatto vegano potrebbe essere qualcosa di totalmente nuovo per un carnivoro convinto oppure un piatto di cucina etnica è perfetto per chi di solito è diffidente verso i sapori poco collaudati. Siate coraggiosi!
  • Un corso di cucina potrebbe essere un ottimo modo per uscire dalla comfort zone, sia che siate alle prime armi, sia che vogliate approfondire un nuovo ambito.

Metterci in gioco su un nuovo fronte ci aiuta ad aprirci a nuove idee, ci mantiene curiosi ed entusiasti come bambini e ci rende più felici. Quindi buttatevi! 

E perché non condividere nei commenti le idee e strategie che vi vengono in mente per uscire dalla vostra zona di food comfort 😉

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Oggi voglio raccontarvi una storia, la storia di una bambina che amava tanto guardare Alice nel Paese delle Meraviglie. Le piaceva da impazzire, lo guardava e riguardava, sembrava non stancarsi mai. E la scena che le piaceva di più era quella in cui il Cappellaio Matto invitava Alice a prendere il tè. Quella tavolata lunghissima, piena di tazze tutte diverse, di dolcetti colorati e biscotti di ogni tipo…

La bambina avrebbe voluto più di ogni altra cosa partecipare a quella festa e così si inventò un modo per condividere con i personaggi l’ora del tè. Prima di iniziare a vedere il film preparò tante tazzine diverse, una accanto all’altra sul tavolino del salotto con vicino dolcetti e biscottini e costrinse la mamma a preparale il tè (deteinato ovviamente, visto che era già abbastanza sveglia 😜). Ora che era tutto pronto per la fatidica scena, poteva finalmente vivere a pieno la sua fantasia e saltare da una tazza all’altra come Alice!

Questo ricordo della mia infanzia, oltre a darmi la conferma che ero un po’ strana già allora 😂, mi ha fatto venire una nuova idea di cooking therapy! Perché non provare a sfruttare il coinvolgimento che proviamo al cinema per gustare un piatto ispirato ad un film… mentre guardiamo proprio quel film!

Sarà capitato a tutti di assaggiare qualcosa di molto buono durante una vacanza, in un paese straniero o comunque in un’occasione speciale per poi riassaggiare la stessa cosa a casa e sentire che il sapore non è proprio lo stesso. Cosa è cambiato? Sarà l’aria diversa, o forse l’acqua…mah…

Sono tanti i fattori che entrano in gioco, ma un ruolo importante sicuramente è rivestito dall’atmosfera che ci circonda mentre mangiamo e da quanto questa ci coinvolge. Sicuramente un film non potrà mai ricreare le stesse sensazioni di una crêpe suzette a Parigi o di una tapas di jamón gustata al mercato di Barcellona, ma potrebbe essere un divertente esperimento da provare, magari per una cena con gli amici diversa dal solito.

Ancora scettici? Provate a bervi un tè guardando Alice nel Paese delle Meraviglie e poi mi saprete dire! Io intanto comincio a pensare a un po’ di abbinamenti cibo/vino…. ah no scusate, volevo dire cibo/film! 😁

… e se vi va potete condividere nei commenti le vostre ricette da abbinare ai vostri film preferiti oppure scrivetemi il titolo del film che vi piace, troveremo insieme il menù più adatto!

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In questi giorni il freddo non dà tregua e per quanto si stia attenti ogni tanto la gola comincia a pizzicare. E cosa c’entra con la cooking therapy direte? Beh ogni occasione è buona per cominciare a mettersi ai fornelli, anche per delle ricette veramente semplici… come quella di una tisana per rinfrancare corpo e spirito.

Gli ingredienti sono tre: zenzero fresco, limone (possibilmente non trattato) e miele (il vostro preferito!).

Mettete a bollire un pentolino d’acqua con le fettine di zenzero pelato (vi ricordate vero che si pela con un cucchiaino?!) e di limone. Non ci sono dosi precise, ma se non amate troppo il sapore un po’ piccante dello zenzero iniziate con 2/3 fettine per ogni persona.

Quando arriva a bollore spegnete e lasciate in infusione per alcuni minuti. Direttamente nella tazza aggiungete un cucchiaino di miele.

Lo zenzero è un antisettico naturale e sarà un toccasana per la vostra gola. Se poi siete ancora un po’ appesantiti dalle feste è ottimo anche per digerire 😉

In questi giorni poi sto leggendo un sacco di cose sul miele. Ne esistono veramente moltissime qualità diverse, perché non cogliere l’occasione di sperimentare un sapore diverso… un’idea per questa tisana potrebbe essere il miele d’arancio!

 

 

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Oggi voglio raccontarvi una storia dal #SaporeDiverso, il sapore dei prodotti di stagione, dei mercati e dei piccoli produttori agricoli, il sapore del pane fatto in casa… ma è anche il sapore di una bella e giovane avventura imprenditoriale nel mondo del food. The Farmers è un food truck che gira l’Italia tra Festival,  mercatini vintage ed eventi di street food, e sempre più spesso presente nelle feste private, negli eventi aziendali e nei matrimoni.

Il nostro obiettivo è tornare alla terra, alla vita semplice e contadina. Per questo motivo la maggior parte dei prodotti che utilizziamo provengono da cascine e piccole aziende agricole, nel pieno rispetto della stagionalità delle materie prime.
Crediamo nel cibo di qualità e di provenienza sicura.
Abbiamo visitato personalmente ogni azienda, cascina e mercato che collabora con noi stringendo le mani di agricoltori e giovani imprenditori che mettono grande passione nel proprio lavoro, riappropriandoci anche dell’importanza del rapporto umano.

Ho conosciuto Federica all’Università, in tempi non sospetti, quando la cucina era una passione che trovava spazio nel tempo libero e forse ancora non immaginavamo che sarebbe diventata il nostro lavoro. Cosi quando ho iniziato a seguire su Facebook l’avventura di The Farmers ho sentito subito che c’era un’affinità con l’idea alla base di mycookingtherapy.

 

Allora conosciamo un po’ meglio Federica e il suo progetto:

Cosa ti ha spinto a cambiare radicalmente lavoro e vita?
L’idea nasce un po’ per caso dopo lunghe chiacchierate a confrontarci sulle nostre vite e passioni, sui nostri problemi e sulle visioni di quei mondi lavorativi che ci avevano così affascinati, ma anche molto delusi sotto diversi punti di vista.

In un momento particolare delle nostre vite, dopo i 30 anni, in un Paese che attraversa una forte crisi, in un mondo dove a tratti ti senti un po’ estraneo, abbiamo iniziato a chiederci: come saremo tra qualche anno? E cosa vogliamo fare del nostro prossimo futuro?

Volevamo creare qualcosa di nostro, sporcandoci le mani (nel vero senso della parola :D), lavorando duro come sempre abbiamo fatto, ma con un ritorno alle cose semplici che abbiamo riscoperto quando ci siamo fermati a riflettere un attimo e ci siamo trovati, non ci vergogniamo a dirlo, anche in serie difficoltà.

 


Perché hai scelto un lavoro nell’ambito del food? E perché un food truck?
Perché il cibo è una passione che accomuna me e il mio socio, nonché marito ormai 😀 Perché crediamo di vivere in un Paese che, se non altro sotto il punto di vista della varietà e diversità delle materie prime, è semplicemente meraviglioso. Abbiamo profumi, sapori e colori da far invidia a mezzo mondo e spesso ce ne dimentichiamo o lo diamo per scontato.

Perché il food truck? Perché fondamentalmente amiamo viaggiare e spostarci in continuazione. Lo dico sempre, voglio fare la zingara 😀 

Qual è la cosa che preferisci del tuo nuovo lavoro?
Una delle parti più belle del nostro lavoro è proprio quella di girare, conoscere tante persone nuove, visitare nuovi posti e far star bene la gente con le nostre proposte

C’è un piatto o un ricordo della tua infanzia legato alla cucina a cui sei particolarmente affezionata?
Sicuramente la frittata. Per noi è un ricordo d’infanzia, della nostra merenda, della campagna ed è anche il piatto che abbiamo scelto per iniziare questa avventura.

Volendo riappropriarci di un rapporto più vicino con la terra e con gli agricoltori e della semplicità, questo ci sembrava il piatto giusto. Povero, ma estremamente versatile, che in ogni regione italiana (ma anche nel mondo) viene realizzato in maniera diversa con gli ingredienti più vari.

Quali sono i progetti futuri di The Farmers?
I progetti futuri sono tanti. La nostra testa non smette mai di sfornare idee :D.
Vogliamo concentrarci ancora di più sui matrimoni e gli eventi privati e poi continuare la produzione delle nostre Jar.

 

Le jar sono delle vere e proprie ricette in barattolo, “versa, aggiungi e cuoci”, preparate con ingredienti e farine selezionate da cascine e piccole aziende agricole. Le proposte, sia dolci che salate, spaziano dai biscotti alle zuppe, dal vin brûlé alla cioccolata calda. Possono diventare delle bomboniere originali, dei perfetti pensierini di Natale o un regalo che si adatta a tante occasioni. Ce ne sono per tutte le tasche, dai 6 ai 16 euro e si possono acquistare direttamente sulla nostra Ape Car o Cargo Bike.

 

 

www.thefarmers.it  //  Facebook @thefarmers  // info@thefarmers.it

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Primo post del 2017! L’arrivo del nuovo anno è sempre un momento carico di buoni propositi e tra questi spesso c’è la voglia di rimettere in ordine tra le nostre cose e buttare via il vecchio per lasciare spazio al nuovo.

In uno dei post di dicembre avevo dedicato una piccola pillola di cooking therapy al “magico potere del riordino e come promesso ecco qui un intero articolo sulle tecniche proposte da Marie Kondo per organizzare una cucina piena di felicità!

Ma facciamo un passo indietro per quelli che non conoscono il metodo giapponese del riordino che Marie Kondo ha trasformato in una professione e a cui ha dedicato due libri, diventati ormai un caso editoriale a livello internazionale: “Il magico poetere del riordino” e “96 lezioni di felicità”.

Secondo Marie Kondo riordinare significa molto di più che fare pulizia in casa, significa fare i conti con noi stessi, sistemando gli oggetti riordiniamo anche la nostra mente.

[…] Lo scopo non è eliminare cose, ma conservare quelle che vi rendono felici. […] Il nostro scopo quando riordiniamo sta nel creare un ambiente pieno delle cose che amiamo.

Ma ritorniamo alla nostra cucina e vediamo come applicare tutto questo a piatti, pentole e padelle!

La cucina non deve essere per forza sempre ordinata e perfetta! Non c’è bisogno di puntare al minimalismo. L’importante è creare un ambiente in cui cucinare sia piacevole. Ma perché sia così non è necessario avere tutto a portata di mano, come spesso si crede. L’importante sarà poter vedere dove si trova ogni cosa e organizzare gli spazi in modo che siano facili da pulire.

1- E importante identificare il nostro ideale di stile di vita.

Cercate un’immagine che rappresenti il più possibile la vostra casa (o nel nostro caso cucina 😉) ideale. Date libero sfogo alla fantasia e non ponetevi limiti. Per non farvi sopraffare dall’indecisione, stabilite un tempo preciso da dedicare alla ricerca, e se avete più riviste sfogliatele tutte insieme, osservare tutte le immagini insieme vi aiuterà a capire cosa vi piace di più.

2- Non tenete nulla sui piani di lavoro e attorno al lavello e ai fornelli.

Mettete il detersivo per i piatti e la spugna nell’armadietto sotto il lavello. Se gli spazi non vi permettono di tenere completamente libero il piano di lavoro cercate almeno di tenere gli oggetti abbastanza distanti da schizzi di acqua e olio. Quando iniziate a cucinare preparatevi tutti gli attrezzi e gli ingredienti di cui avrete bisogno, come una vera mise en place da ristorante. Eviterete movimenti superflui e soprattutto non sporcherete in giro cercando quello che vi serve.

3- I tre KOMONO della cucina: stoviglie e posate, utensili da cucina e cibo

[…] Riunite in un unico punto tutto ciò che appartiene alla stessa categoria, e conservate solo ciò che vi emoziona.

Siete anche voi di quelli che non usano il servizio buono perché lo tengono per un’occasione speciale? Se volete una cucina felice, dovete cambiare abitudine! Provateci! Usate ogni giorno le stoviglie che amate, vedrete che le cose non si rompono tanto spesso come credete. Il discorso vale anche per le tovaglie e gli altri piccoli oggetti che decorano la tavola, come candele, vasetti, sottobicchieri, portatovaglioli… trasformate i pasti in momenti felici!

Infilate gli oggetti simili uno nell’altro.

Sistemate gli oggetti negli scaffali a seconda della frequenza d’uso. Quelli che usate di rado potranno andare in fondo all’armadietto o sullo scaffale più alto.

Se avete più oggetti dello stesso tipo, eliminate i più vecchi e usate i nuovi, sentitevi liberi però di conservare gli oggetti che vi procurano gioia.

Se avete scatole vuote o piccoli contenitori che non usate, utilizzateli come divisori nei casetti per riordinare i piccoli oggetti da cucina come cucchiaini, apribottiglie, stuzzicadenti…

Se siete sommersi dai sacchetti di plastica, riducetene il volume e conservateli in un contenitore rigido non molto grande, così eviterete di accumularne troppi.

Quando riempite il frigo, lasciatene sempre libero un 30% circa per riporre gli avanzi.

Le posate sono il re del komono, perché oltre al cibo e allo spazzolino da denti sono gli unici oggetti che entrano nella vostra bocca. La sistemazione ideale è nel portaposate a scomparti, ma se non avete un cassetto libero, andrà benissimo anche infilarle in una tazza dai bordi alti da tenere nella credenza.

4- Decorare la cucina può aumentare notevolmente il “fattore felicità”.

Non dimenticate di decorare la cucina con qualcosa che vi piace: un vaso di fiori, un quadretto o un soprammobile.

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Allora siete pronti per una cucina piena di felicità? Chissà che poi non decidiate di applicare il metodo Konmari anche al resto della vostra casa, per scoprire il lato luminoso delle cose!

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Eccoci qua, è arrivata anche la fine dell’anno… quindi stasera tutti pronti con cappellini glitterati e trombette per festeggiare l’arrivo del nuovo anno 😜

Ma non è capodanno senza il cenone: tradizionale, innovativo, vegetariano, vegano, calorico, light… ognuno ha i suoi gusti, l’importante è che sia festoso, ricco di sapore e colore, dopotutto è una tavola di festa!

Stavo pensando a come descrivere la mia idea di cenone e mi è venuta in mente la tavola del film “Il pranzo di Babette”. Per chi non lo conosce…

Ambientato in un piccolo villaggio della Norvegia alla fine dell’Ottocento, racconta la storia di due sorelle, figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto. Martina e Philippa vivono dedicandosi completamente al prossimo, seguendo i principi del padre e arrivando a rinunciare anche all’amore e alla realizzazione personale. Un giorno si presenta alla loro porta, stremata, la parigina Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, durante la quale ha perso il figlio e il marito. Babette viene accolta dalle due anziane donne e si guadagna l’ospitalità facendo da governante e contribuendo all’attività di beneficenza. Nessuno lo sa, ma Babette era la grande cuoca del Café Anglais di Parigi, una vera artista.

I giorni trascorrono sempre uguali e così passano gli anni, fino a quando da Parigi giunge la notizia che Babette ha vinto una grossa somma di denaro alla lotteria. Tutti credono che Babette li userà per tornare in Francia, ma lei decide di organizzare un grande pranzo, un vero pranzo di cucina francese. I dodici abitanti del villaggio, abituati a una vita priva di piaceri, sono terrorizzati che questo evento possa sconvolgere le loro esistenze tranquille.

Ma la bontà del cibo, l’atmosfera e l’amore con cui Babette ha cucinato, sedurrà tutti rendendoli allegri e felici. Proprio grazie alla convivialita’ della tavola troveranno la forza per superare le discordie che li dividevano.

Babette, senza dirlo a nessuno, ha speso tutto il denaro della vincita per procurarsi gli ingredienti, le bevande, i cristalli e le stoviglie, pur di esprimere nuovamente il suo talento. Rimarrà in Danimarca, perché a Parigi non c’è più nessuno che l’aspetta e ora è di nuovo povera, o forse no… perché come lei stessa dice «un artista non è mai povero».

La parte che preferisco è sicuramente quella in cui Babette decide di organizzare il grande pranzo. La protagonista sembra rinascere, quando vede arrivare tutti i meravigliosi ingredienti che le permetteranno di ricreare i piatti della sua grande cucina francese. Per lei i soldi non contano più, quello che più desidera è potersi esprimere di nuovo come un tempo faceva al Café Anglais.

È divertentissimo vedere come gli ospiti all’inizio cerchino di tener fede alla promessa di non proferire parola sul cibo, ma poi, boccone dopo boccone, si sciolgono davanti alla meraviglia di quello che gli è stato donato da Babette. Cominciano a capire che condividere il piacere della tavola non è un peccato che li condanna, ma un momento per stare insieme e condividere qualcosa di bello. L’amore che Babette ha messo nella cucina sembra arrivare al cuore dei suoi ospiti, i visi imbronciati lasciano spazio ai sorrisi e la diffidenza si trasforma nella gioia di assaporare qualcosa di nuovo, sconosciuto fino a quel momento.

Se vi capita, io vi consiglio di guardarlo. È un film un po’ datato, ma l’atmosfera che racconta non lo è per niente!

Ecco, questa è la mia idea di cenone… il cenone di Babette!

Allora buoni festeggiamenti, ci sentiamo il prossimo anno! 😉

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Oggi pubblico la prima intervista su mycookingtherapy e per questa occasione c’è un’ospite davvero speciale: si tratta di Alida Gotta, la giovane ed eclettica finalista dell’ultima edizione di Masterchef.

Durante Masterchef Alida mi aveva subito colpita per la sua storia e per il suo rapporto con la cucina, così intenso e complesso. Si capiva che quell’apparente fragilità nascondeva in realtà una grande forza e determinazione, qualità che sono poi emerse nel corso delle puntate.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla cucina? C’è una ricetta o un episodio, magari della tua infanzia, che ricordi con particolare affetto?

Sicuramente uno dei ricordi più belli che ho, legati alla cucina, è quello di quando preparavo la pasta choux insieme a mio nonno. Lui era un pasticcere ed io adoravo stare in cucina con lui.

A Masterchef hai raccontato come la cucina ti abbia aiutato a superare un cattivo rapporto con il cibo. Come ti sei avvicinata alla cucina e cosa ha rappresentato per te in quel momento?
Quali sensazioni ed emozioni ti dava lo stare ai fornelli?

Cucinare in realtà mi è sempre piaciuto, mettersi ai fornelli ti permette di liberare la mente e ti distrae per un po’ dai pensieri. La sensazione che preferisco è quella che si prova quando crei qualcosa di nuovo. È un momento che definirei intimo, scatta una scintilla che è solo tua e nessuno ti può togliere.

Condividere in TV questa parte così intima della tua vita non deve essere stato facile. Pensi che questa tua testimonianza possa in qualche modo aiutare chi sta vivendo quella stessa situazione?

Si, non è stato affatto facile. Avrei preferito che questo aspetto della mia vita privata non emergesse durante la trasmissione. Poi però molte persone hanno iniziato a contattarmi e a scrivermi per raccontarmi le loro esperienze, così ho capito che condividere con il pubblico questa parte di me aveva avuto un riscontro positivo e che la mia testimonianza poteva essere uno stimolo per chi stava affrontando questo problema.

Dopo Masterchef come è cambiato o come si è evoluto il tuo rapporto con la cucina?

Iniziando a lavorare il mio rapporto con la cucina è sicuramente cambiato. Questo è un lavoro che richiede molto impegno e tanta energia, ma ne vale la pena!

E ora quali progetti hai in mente per il futuro?

Da poco sono partiti due nuovi progetti:

Il primo è Alida TeenChef, una serie che va in onda sul mio canale you tube, dove si alternano dei tutorial sulle basi della cucina con altre puntate in cui aiuto dei giovanissimi ospiti a cucinare il loro “piatto perfetto”. 

Il secondo progetto, “Sogno da chef”, mi vede invece nelle vesti di conduttrice. È una gara tra giovani cuochi dilettanti che si sfidano cucinando il loro piatto forte, a giudicarli c’è giuria qualificata che cambia ad ogni puntata. Va in onda ogni domenica alle 12.30 su Life Channel (canale 810 di Sky)

Quale potrebbe essere il piatto che meglio rappresenta la tua personalità?

Non saprei dirti un piatto preciso… sicuramente sarebbe un piatto non tradizionale, ricco di contaminazioni. Una base di cucina classica con influenze giapponesi e i profumi delle spezie arabe. Buono, ma anche scenico, perché per me la cucina deve essere anche un po’ arte!

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Siamo arrivati all’ultima casellina del calendario mycookingtherapy! E dentro ci sono gli auguri di Buon Natale, ma in stile mycookingtherapy, quindi per ora vi salutò così…

Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che passa sotto il vostro tetto
(Anthelme Brillat-Savarin)

Cucinare suppone una testa leggera, uno spirito generoso e un cuore largo.
(Paul Gauguin)

Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia.
(Heinz Beck)

Però i post continuano, quindi mi raccomando continuate a seguirmi eh!!! Ci vediamo dopo Natale!

 

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Ci siamo quasi, manca davvero poco a Natale e ancora meno alla cena della vigilia… nella casella di oggi ho pensato di farvi trovare una raccolta di idee trovate su internet per decorare la tavola… perché i vostri piatti meritano una bella cornice per essere gustati al meglio!

*cliccando su ogni immagine potrete visitare direttamente il sito dove le ho trovate.

Basta veramente poco per creare l’atmosfera!

 

 

 

 

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Natale vuol dire famiglia, grandi pranzi, tavole imbandite, ricette tradizionali che spesso ci ricordano la nostra infanzia.

Oggi sforzatevi di ricordare un piatto della vostra tradizione natalizia, una ricetta tipica della vostra famiglia e magari provate a rifarlo, così com’era o personalizzato secondo i vostri nuovi gusti. Potreste approfittare e fare una telefonata alla mamma, alla zia o alla nonna per avere qualche dritta su come prepararla, saranno sicuramente felici di aiutarvi! E se siete lontani da casa sarà un modo per sentirsi più vicini 😊.

…il mio piatto sono sicuramente le lasagne… o forse le bistecchine di agnello panate… o forse… hmmm… meglio che faccio una telefonata va 😉

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