img_1116
,

Oggi come mini esercizio di cookingtherapy trasformiamoci in bambini curiosi (in cucina è spesso un’ottima soluzione ;)) e come fanno loro cominciamo a farci un po’ di domande sui cibi che spesso troviamo in tavola…

Ma come si produce il burro? … E che differenza c’è tra l’olio extra vergine di oliva e quello di oliva? … E il vino, come si fa? …. questi sono solo alcuni esempi, ma ci sono milioni di domande sul cibo che possono stuzzicare la nostra curiosità.

Sceglietene una e cominciate a cercare! Potete prendere un libro o cercare sul web, qui ci sono tante risorse anche video per scoprire in modo veloce e divertente molti processi produttivi.

Ecco alcuni interessanti punti di partenza:

BURRO

OLIO (un video moooolto carino!)

VINO

Conoscere vi aiuterà a capire meglio la qualità dei prodotti, ad acquistare e gustare più consapevolmente.

0
Share
img_1118
,

Oggi apriamo la prima casellina del nostro specialissimo calendario! Ecco 10 minuti di relax da prendersi tutti per se’ gustando la nostra bevanda calda preferita.

Una pausa dai ritmi frenetici della giornata, che siate a casa, in ufficio o al bar, cercate di assaporare questo momento fino in fondo.

Per 10 minuti scollegatevi dal mondo esterno, pensate a un luogo rilassante in cui vi sentite a vostro agio e concentratevi sul vostro respiro. Fate attenzione a tutte le sensazioni: la superficie della tazza, il calore che vi trasmette, l’aroma che si sprigiona, il gusto e la sensazione di calore che si espande, sorso dopo sorso.

Questo vi permetterà di rilassarvi, ma anche di allenare i vostri sensi ad una sensibilità e attenzione maggiori, indispensabili quando trattiamo i cibi in cucina.

 

0
Share
img_1100
,

Vi ricordate il calendario dell’avvento? Quello con le caselline numerate dall’1 al 24 dicembre che nascondevano ognuna un cioccolatino o una piccola sorpresa da gustare giorno dopo giorno, aspettando il Natale…

Beh, da domani, anche mycookingtherapy avrà il suo specialissimo calendario dell’avvento che, se vorrete, vi accompagnerà fino al 25 dicembre, regalandovi ogni giorno una piccola idea di cooking therapy!

In perfetto stile mycookingtherapy, ci sarà da cucinare, da leggere, da assaggiare, da condividere e tranquilli, anche qualche golosa coccola da dedicare a se stessi 😉

Allora pronti per cominciare! Ci vediamo domani per aprire la prima finestrella!

 

1
Share
img_1083
, ,

“A Road to Mental Health Through the Kitchen” (“una strada per la salute e il benessere mentale attraverso la cucina“), questo il titolo di un servizio pubblicato sul Wall Street Journal già nel 2014 che parla di come la cucina stia diventando sempre più uno strumento utilizzato da centri e cliniche per ricercare il benessere mentale.

Un significativo esempio è la Newport Academy di Bethlehem, un centro di cura per adolescenti nel Connecticut, che utilizza le lezioni di cucina come sostegno nel trattamento dei disturbi mentali e delle dipendenze da sostanze.

Come spiega Patricia D’Alessio, lo chef responsabile delle lezioni, durante le due ore di corso i ragazzi si esercitano nel taglio delle verdure e la seguono nella preparazione di varie ricette, come per esempio la versione sana e casalinga dei loro cibi preferiti. Ma cosa ancora più importante focalizzano la loro mente su qualcosa di positivo. Cucinando, i ragazzi si divertono e distolgono la loro attenzione dai pensieri negativi dettati dalla loro situazione, fanno terapia senza sentirne il peso.

Concentrare la mente in qualcosa di concreto che coinvolge le nostre mani e i sensi, permette di smettere di rimuginare su pensieri negativi, ottenendo una “riattivazione comportamentale“. In cucina le ricette da realizzare sono obiettivi che, una volta raggiunti, possono essere anche condivisi con gli altri, aiutando ad accrescere la fiducia in se stessi e allo stesso tempo la socializzazione. Le persone che soffrono di depressione spesso si sentono socialmente isolate, racconta Helen Tafoya, clinical manager del programma di riabilitazione psicosociale del University of New Mexico Psychiatric Center di Albuquerque, quindi avere un’occasione per stare in cucina o intorno a un tavolo con altre persone può aiutarle ad accrescere la loro sicurezza e le abilità sociali.

Nel trattamento della depressione la cucina può aiutare a superare le fasi di stasi e inattività attraverso comportamenti orientati, con obiettivi da raggiungere, che contrastano la tendenza a procrastinare e l’inattività. Inoltre come sottolinea Catana Brown, occupational therapist a Glendale, in Arizona, imparare a realizzare pasti sani e nutrienti, facendo attenzione anche alle giuste porzioni, può aiutare a contrastare e gestire l’aumento di peso che spesso si associa all’assunzione di farmaci per il trattamento della depressione.

 

 

0
Share
img_1076
,

Ci sono vite e storie che attendono la loro occasione, il loro ingrediente segreto. Salvo scoprire di essere loro stessi l’ingrediente segreto e trovare nella cucina ciò che manca nella loro vita.

Ci eravamo lasciati con la promessa di raccontare la storia dello chef Niko Romito e di spiegarvi perché mycookingtherapy è così affezionata a questo personaggio.

La storia di Niko Romito, non è semplicemente quella dello chef di un ristorante di grande successo, ma una storia sulla forza della convinzione nel perseguire un sogno e un progetto.

Nel 1998 Niko Romito è uno studente ventiquattrenne di economia e commercio a cui mancano solo 5 esami per laurearsi, vive a Roma e progetta di diventare broker finanziario.

Ma la vita stravolge i suoi piani. Quando il padre si ammala improvvisamente Niko decide di tornare a Rivisondoli, tra i monti dell’Abruzzo, per farsi carico del ristorante di famiglia in attesa che il padre si riprenda. Questo purtroppo non accade e così la scomparsa del padre cambia definitivamente la sua vita. All’inizio pensa di vendere il ristorante e tornare ai suoi studi, ma poi capisce che i progetti di suo padre ora sono diventati i suoi e decide di portarli avanti.

[…] Mio zio quando lo venne a sapere, cercò di dissuadermi […] Sul momento non seppi spiegargli cosa mi spingesse in quella direzione. Sentivo solo che era quella giusta per me. […] Un po’ come mio padre, decisi di inventarmi cuoco e di cominciare a fare qualche esperienza dietro i fornelli. Volevo provare, testare, sperimentare. Uno strano entusiasmo si era impossessato di me e proprio non mi riusciva di contenerlo. […] Sentivo che quel mondo mi apparteneva, e forse il ritorno alle radici, il rispetto per i progetti di mio padre non erano che una scusa inconscia per gettarmi anima e corpo in un percorso nel quale mi riconoscevo sempre di più. […]

L’ingresso in cucina sarà rivelatore per Niko che scoprirà la sua vera strada. La cucina lo ha trovarlo e gli ha rivelato la sua occasione. E lui non esita a coglierla, si butta a capofitto in questa nuova e travolgente passione. Si rimette a studiare, frequenta alcuni corsi incastrandoli nei giorni di chiusura del locale, e poi sperimenta e fa tante prove ai fornelli del locale.

E così il ragazzo che, come racconta lui stesso mangiava mozzarella e ketchup, oggi ha raggiunto i vertici della gastronomia mondiale dimostrando che la passione e la tenacia possono fare la differenza, anche se si percorre un sentiero non collaudato.

Io la trovo una storia incredibile e di grande ispirazione per chi vuole intraprendere il mestiere del cuoco, ma anche per chiunque voglia portare avanti un progetto, un’impresa. Sapere che qualcuno ce l’ha fatta e alla grande, può dare una carica di energia molto forte, perché è un esempio reale che vale più di mille teorie.

E poi è un’ulteriore testimonianza di come la cucina sia in grado di appassionare, unire, far superare momenti difficili e a volte risvegliare qualcosa dentro di noi che non pensavamo di avere.

Nell’Alchimista di Paulo Choelo ho letto una frase che mi ha colpito molto: “Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla”. […] Finora, quando ho voluto fortemente qualcosa, si sono create le condizioni perché si realizzasse […] Perfino le situazioni meno promettenti, quelle in cui tutto sembrava andare storto, si sono rivelate davvero favorevoli, come se il destino avesse voluto guidarmi, mentre io gli permettevo di farlo. […]

Io vi consiglio di leggere tutta la storia di Romito nel libro “Apparentemente semplice. La mia cucina ritrovata” edito da Sperling & Kupfer e spero che vi appassioni come ha fatto con me.

 

 

0
Share
10 lezioni di cucina
,

Buon martedì! È quasi ora di pranzo… e allora eccovi servito un nuovo libro nel piatto perché per avvicinarsi alla cucina e quindi alla cooking therapy si può iniziare anche dalla lettura di un buon libro!

E chissà che “il libro nel piatto” non diventi un appuntamento fisso, visto che (lo confesso 😉) sono un’accumulatrice seriale di libri di cucina. Intendiamoci bene, non intendo solo le classiche raccolte di ricette, ma libri che parlano di cucina, storie legate alla cucina, nuove idee di cucina, magari di grandi chef.

Ed è proprio quest’ultimo il caso di oggi: “10 lezioni di cucina” di Niko Romito un libro solo apparentemente semplice, proprio come la cucina di cui parla.

Niko Romito è lo chef abruzzese del ristorante Reale di Castel di Sangro, che in soli 7 anni ha conquistato ben 3 stelle Michelin e che ho iniziato a conoscere proprio attraverso questa lettura.

Come dice il titolo, si tratta di 10 capitoli, ognuno incentrato su un concetto base di cucina, che ci guida passo passo nella filosofia dello chef: semplicità, stratificazione, evoluzione, equilibrio, archetipo, salute, vegetale, dolce, pane e degustazione.

[…] Ho imparato a essere grato dei limiti – geografici ed economici – con cui mi misuro tutti i giorni: se da un lato mi fanno dormire poco e mi impongono sacrifici immensi, dall’altro mi hanno aiutato ad emergere. Se il mare fosse stato calmo forse mi sarei limitato a fare il morto. […]

[…] Il punto di partenza è la materia prima […] Lavoro sull’ingrediente, cercando di risvegliare una forza centripeta, non centrifuga. Non voglio che l’ingrediente si disperda, ma che esploda in bocca in tutta la sua vitalità. […]

[…] Occorre avete grandissimo rispetto per la materia prima […] Per rispettarla bisogna innanzi tutto conoscerla, vale a dire sapere di cosa ha bisogno per esprimere il meglio di se, ma soprattutto occorre eliminare il proprio ego dall’equazione gastronomica per raggiungere uno stato in cui è la materia prima stessa a comunicare ciò di cui ha bisogno, come vuole essere gestita e preparata. […]

È sicuramente un testo molto utile per gli aspiranti cuochi (come me 😬), ma anche per tutti coloro che sono appassionati di cucina e cercano nuovi spunti di riflessione.

Si può leggere tranquillamente in una serata, infatti è un libricino alto poco più di un centimetro, ma è talmente denso di informazioni che sicuramente sarete tentati di riprenderlo in mano e rileggerlo, per assaporarlo fino in fondo e per coglierne tutte le sfumature, anzi tutti i sapori!

Niko Romito è uno dei protagonisti a cui mycookingtherapy è più affezionata e non solo per la sua visione così personale e innovativa di cucina, ma anche per la sua storia di chef e per il suo non convenzionale ingresso nel mondo della cucina. Ma questa è tutta un’altra storia, quindi… appuntamento al prossimo articolo!

 

 

0
Share
img_1062
, ,

Ogni occasione è buona per un po’ di cooking therapy, meglio ancora se siamo ad Halloween!

Perché non approfittare della festa “dolcetto o scherzetto” per realizzare dei biscotti a tema insieme ai nostri bambini. Vi assicuro che ne saranno entusiasti e anche voi vi divertirete moltissimo 😉

Cucinare con i bambini è una parte fondamentale della cooking therapy. Possiamo coinvolgerli nella preparazione dei pasti, attirando l’attenzione sugli ingredienti o realizzare insieme a loro delle piccole ricette per stimolare la loro creatività.

Ecco la ricetta base per la pasta frolla:

  • 500 gr di farina 00
  • 300 gr di burro
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1 uovo e 2 tuorli
  • 1 bacca di vaniglia

Fatevi aiutare dai vostri piccoli chef a individuare gli ingredienti e a pesarli!

Tagliate il burro a cubetti e lasciatelo un po’ ammorbidire a temperatura ambiente. Aggiungete tutta la farina e lo zucchero e lavorate velocemente il composto. Poi quando sarà diventato granuloso passatelo tra le mani strofinando i palmi, fino a ottenere una consistenza  simile alla sabbia.

Tagliate per la lunghezza la bacca di vaniglia ed estraete i semini profumati raschiandola con il dorso del coltello. Aggiungeteli alle uova leggermente mescolate e unitele al composto. 

Ora lavorate l’impasto molto velocemente e formate un panetto (se non avete la planetaria, preparate il composto in una ciotola e poi lavoratelo velocemente sul tavolo per formare il panetto).

Schiacciatelo e copritelo con la pellicola. La frolla dovrà riposare in frigo per almeno 1/2 ora.

Una volta riposata, lavorate leggermente la pasta per renderla di nuovo elastica. Stendetela con il mattarello fino a uno spessore di 1/2 cm (non fateli troppo sottili perché dovranno resistere alle varie fasi di decorazione!) e tagliateli con delle formine a forma di zucca, pipistrello o fantasmino.

Se non avete gli stampini, potete utilizzare del cartoncino ricoperto di carta stagnola per realizzare delle sagome personalizzate home made da ricalcare. Date un’occhiata QUI!

A seconda dell’età, i bambini potranno stendere la pasta e tagliare i biscotti, ma se sono troppo piccoli, potete realizzare in anticipo i biscotti e farli raffreddare, in modo da avere tutto pronto per la decorazione.

Ecco alcune idee adatte a diverse età:

* spennellate i biscotti con del miele e poi cospargeteli con codette colorate, nocciole tritate, scaglie di cioccolato o cocco. Potete anche applicare dei confettini colorati tipo smarties per fare gli occhi oppure dei pinoli per i denti di uno spaventoso teschio.

* preparate una glassa con acqua e zucchero a velo o albume e zucchero a velo (mi raccomando usate l’albume pastorizzato in vendita in tutti i supermercati). Potete stenderla con un cucchiaino o metterla in un biberon di plastica (tipo quello del ketchup che si vede nei fast food) per fare dei disegni più particolari. Per esempio l’omino pan di zenzero che usate a Natale può diventare una simpatica mummia.

* Allo stesso modo potete preparare una glassa di cioccolato, sciogliendo una tavoletta con un po’ di burro o un goccio di panna e disegnare gli occhi e la bocca delle zucche.

* I più esperti possono sbizzarrirsi con la pasta di zucchero!

E mentre aspettate che la pasta riposi o che i biscotti si raffreddino, perché non realizzare qualche sagoma di cartoncino da applicare a cannucce o bicchieri e rendere così la merenda di Halloween ancora più speciale.

img_1063

 

 

0
Share
img_1046
,

Ormai avrete capito che la mia cooking therapy inizia molto prima di entrare in cucina e cioè quando si va a fare la spesa per scegliere gli ingredienti da mettere nel piatto!

Nei supermercati siamo immersi da messaggi e informazioni, nomi accattivanti, colori e immagini spesso fuorvianti e scegliere tra tante alternative diventa a volte difficile. Ricordiamoci che l’immagine sulle confezioni ha una funzione puramente indicativa, ogni prodotto ha però una carta d’identità molto importante che non può trarre in inganno e che ci dice esattamente cosa contiene … è la sua ETICHETTA.

Quindi la cosa da fare è fingere che tutte le confezioni esposte siano completamente bianche e che per scegliere sia necesario girarle perché tutto quello che ci interessa è sul retro.

Fate una prova, dirigetevi allo scaffale del prodotto che vi serve, prendete la confezione che acquistate di solito o quella più semplice e giratela. All’inizio farete fatica e ci vorrà un po’ più di tempo, ma vi assicuro che ne vale la pena. Scoprirete tante cose su quello che mangiate di solito e potrete fare una scelta più consapevole.

Ecco quindi 5 semplici suggerimenti per imparare a leggere le etichette e scegliere al meglio cosa portare a casa:

* 1 Gli ingredienti sono sempre scritti in ordine decrescente, quindi da quello presente in maggiore quantità a diminuire via via. Preferite prodotti con un elenco ingredienti breve perché less is more!

* 2 Occhio alle sigle! È importante imparare a riconoscere le principali sigle presenti sulle confezioni o in etichetta perché ci permettono di evitare prodotti con ingredienti geneticamente modificati (OGM) o con troppi additivi (date un’occhiata alla tabella formulata da Fondazione Veronesi per un approfondimento). Dall’altro lato esistono sigle e simboli a garanzia della qualità dei prodotti (DOC, BIO…). Per esempio quando comprate le uova scegliete quelle di galline allevate all’aperto o biologiche, perche se gli animali vivono bene producono sicuramente uova più buone e più sane. Per capire quali sono, controllate il codice alfanumerico presente sul guscio, il primo numero dovrà essere 0 (per biologico) o 1 (per l’allevamento all’aperto).

* 3 Attenzione al tipo di grassi! Dopo lo scoppio della polemica sull’olio di palma molte confezioni hanno iniziato a riportare la scritta “senza olio di palma”, ma voi leggete sempre sul retro quali grassi sono stati utilizzati per sostituirlo. Meglio preferire prodotti con olio extra vergine di oliva, olio di semi di girasole o burro.

* 4 Diamo un taglio agli zuccheri! Sarete sorpresi di vedere quanti prodotti che si proclamano senza zucchero in realtà contengano dolcificanti di ogni tipo. Un esempio pratico: quando comprate i succhi di frutta, preferite quelli con la scritta “100% succo di…”, controllate in etichetta e vedrete che non ci sono zuccheri aggiunti. Solitamente sono quelli di arancia o ananas, ma ora si cominciano a trovare anche di pera e albicocca. Una spesa di pochi centesimi in più che vale la pena per la vostra salute e quella dei vostri bambini!

* 5 E infine un suggerimento valido soprattutto per i prodotti freschi come frutta e verdura, ma anche per il pesce e la carne: leggete la provenienza e preferite prodotti coltivati o allevati in Italia (meglio ancora se nel vostro territorio). Prima di tutto perché l’Italia è tra i paesi con i più alti standard di controllo qualità (una garanzia non da poco) e poi perché il prodotto sopporta minori stress di trasporto. Questo spesso si traduce in maggiore qualità e prezzi inferiori.

Allora buona lettura e buona spesa… sempre più consapevole!

0
Share
img_1049
,

Oggi come tutti i mercoledì a casa Spigariol Minatel si cucina insieme. Si tratta di un laboratorio culinario molto speciale, a cui questa mattina ho il piacere di partecipare anche io.

Casa Spigariol Minatel è una struttura residenziale per disabili adulti che attraverso la Fondazione Onlus “Il nostro domani” opera da ben 10 anni a Breda di Piave, nel trevigiano.

Io ho conosciuto per la prima volta questa realtà nel 2015, visitando la mostra fotografica Gust’Arte, un percorso di 14 foto che avevano come soggetto la passione per il cibo curato dai residenti e dagli operatori della comunità. Mi spiega Mariano, uno dei coordinatori, come la mostra non volesse parlare di disabilità con la disabilità, ma invece mettere in risalto i piatti realizzati, per permettere di capire come il buono e il bello del cibo ci accomuni tutti.

Tra tutti i progetti educativi, il laboratorio di cucina è sicuramente quello che da anni riscuote maggiore successo, un percorso pedagogico che inizia già il lunedì con la scelta della ricetta e prosegue il giorno dopo con un passaggio fondamentale, l’uscita per la spesa.

Nel frattempo ci ha raggiunto anche Giulia, la referente del laboratorio, che mi conferma come la spesa sia un momento di grande coinvolgimento. Ad ognuno viene assegnato un ingrediente, che va cercato tra gli scaffali del supermercato, scelto e pagato alla cassa. Uscire significa incontrare gente diversa, talvolta qualche conoscente, fermarsi a dire qualcosa, farsi capire e interagire.

Giulia mi spiega come la gestione del laboratorio richieda una grande energia. Per molti non è semplice ricordarsi cosa si deve fare, che ingredienti usare, quindi piano piano si prende la ricetta in mano e si comincia. Qualcuno va cercato nel corridoio e qualcun altro spronato ad alzarsi, ma una volta che tutti sono al proprio posto con grembiule e guanti si può cominciare: oggi si preparano i biscotti!

Maria Pia si fa subito portavoce degli altri e con curiosità mi chiede come mi chiamo e da dove vengo e poi mi racconta che lei è nata nel giorno di San Valentino mentre sceglie la formina a forma di cuore per i suoi biscotti.

img_1050

Giulia è attenta a coinvolgere anche Maria Grazia che è più silenziosa e concentrata nel decorare le stelle che ha appena preparato.

img_1051

E poi c’è Luciano che con grande attenzione e delicatezza stende la pasta frolla e con cura confeziona i suoi dolcetti. Non parla molto, ma il suo sorriso vale più di mille parole.

img_1053img_1052

 

Rimango sempre sorpresa da come la cucina riesca ad avvicinare subito le persone e a creare un clima disteso e familiare. In questo caso poi si cerca di fare anche molto di più: portare le persone ad avere maggiore autonomia, a rimanere concentrati su un’attività e ad interagire in gruppo.

Ognuno porta avanti il suo percorso con fatica, ma anche con la grande soddisfazione di vedere un qualcosa che prende forma dal proprio lavoro e che può essere condiviso con tutti gli altri, proprio come i biscotti di oggi.

 

 

E proprio per condividere anche con chi è esterno a Casa Spigariol Minatel, sono stati realizzati degli splendidi vasetti con tisane, preparati per torte e biscotti e ancora con le erbe aromatiche dell’orto (assolutamente Km 0!!!) che vengono donati a fronte di un’offerta a chiunque voglia portarsi a casa un pezzetto di questo lavoro fatto con impegno, passione e coraggio. Sono perfetti per delle bomboniere originali o come pensierini di Natale.

img_1047 img_1048

Per conoscere meglio questa realtà e per tutti i contatti di Casa Spigariol Minatel, visitate il sito www.ilnostrodomani.org o la pagina Facebook Fondazione Il nostro domani.

 

 

 

 

 

2
Share
Tocco finale

Come si fa a portare un po’ di Cooking Therapy nella cucina di tutti i giorni? Quando il tempo è poco e spesso si opta per piatti pronti o confezionati?

Ecco 5 semplici suggerimenti per personalizzare i piatti senza troppi sforzi, ma che vi aiuteranno ad avvicinarvi sempre di più alla cucina e ai suoi benefici.

1- Usate le erbe aromatiche fresche!

Con un semplice gesto aggiungerete colore, profumo e soprattutto sapore ai vostri piatti.

Dovremmo tutti avere delle piantine di erbe fresche in cucina, perché sono una risorsa incredibile, spesso sottovalutata e invece molte volte sono parte fondamentale dei piatti di grandi chef.

Aggiungete qualche fogliolina di maggiorana ai pomodori della bruschetta, oppure del rosmarino o della salvia su una piadina da scaldare in forno con un filo d’olio. Il timo è ottimo con il pesce e l’erba cipollina praticamente con tutto. Divertitevi a cercare diverse varietà come il “timo limone” o la “salvia ananas” per arricchire il vostro balcone.

2- Giocate con le spezie per creare nuovi sapori

Utilizzarle e combinarle è quasi un rito magico, ogni spezia è in grado di esaltare o stravolgere un piatto. Sperimentate con cautela, partendo da quelle più conosciute, ma poi osate e divertitevi!

3- Date importanza ai condimenti

Utilizzate un olio extra vergine di oliva di grande qualità e se avete la possibilità abbinate diversi olii a diverse tipologie di piatti, magari un olio ligure a pietanze delicate e uno più intenso del sud Italia a sapori più strutturati. L’olio di sesamo può essere usato per dare un tocco esotico. Anche di aceti ne esistono molti, c’è quello classico di vino bianco, di mele, di miele e aromatizzati, ognuno può portare una sfumatura diversa alle vostre ricette.

4- Aggiungete la frutta fresca

Spesso basta aggiungere delle fettine di mela verde per vivacizzare un’insalata, o dell’uva per esaltare un formaggio. La buccia di limone (mi raccomando NON trattato!) può essere usata in mille modi: ad esempio su dei crostini con il salmone affumicato, su un semplice filetto di merluzzo o ancora per aromatizzare una ricottina, magari insieme a delle fragole fresche ed ecco fatto il dessert!

5- Date importanza alla tavola

Non dimenticate mai la tavola, cercate di apparecchiare sempre con un po’ di cura, anche se in modo semplice. Il rito dei pasti e’ spesso associato e riconoscito proprio attraverso la tavola apparecchiata. Questo è fondamentale soprattutto per i piccoli della famiglia che possono essere coinvolti facilmente proprio in questa fase di preparazione.

 

0
Share